martedì, Settembre 21

La prima volta al Festival di Venezia Agosto 1932. Visita alla Prima Rassegna di Arte Cinematografica

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Torno nel magnifico albergo.
Seconda delusione. Non sono prenotato lì.
La mia destinazione è la più dimessa ‘Pensione Fedora’, villetta a due piani con uso di affittacamere.
La delusione è attutita dallo smagliante sorriso della proprietaria, Fedora Tombolato. Quarantenne rossa.
Tutto conosce del Cinema, appassionata ammiratrice di Vittorio De Sica,  Isa Miranda, Alida Valli, Assia Noris, Maria Denis, Amedeo Nazzari, Massimo Girotti
Mi racconta storie, retroscena, pettegolezzi… cose che mai potrò scrivere.
M’informa che il Conte Volpi è un uomo potentissimo, la mostra si svolge nell’Hotel Excelsior perché il Conte lo gestisce da tanti anni.
Ma che la sua pensioncina, anche se non può competere in magnificenza con il grande albergo, ha ospitato artisti famosi.
Mi nostra le foto di illustri sconosciuti ai quali riservo un garbato sorriso fingendo sorpresa e ammirazione.
Sopra un caminetto troneggia una foto di Mussolini in visita a Venezia e una più piccola con un fante scolorito. “È Gustavo…”.
Il volto le si rattrista.
Caduto?” Mi permetto.
No, scomparso… Dalla mia vita. Mi ha lasciato. Vive con una, in Eritrea…”.
Comunque la ‘Fedora’ ha una sua dignità, una sua storia, e soprattutto ambisce alla cosa a cui tiene di più: il premio ‘Pulizia’. Per lei una specie di mania. Mi prega, proprio per questo, di togliermi le scarpe prima di entrare nella camera di cui mi consegna con ritualità la chiave: la numero 7.
Annuisco sorridendo ebete e impacciato.
Riesco, dopo tre ore di sonno profondo e rivitalizzante. Indosso lo smoking, sono tiratissimo e ‘laccato’. Imbrillantinato a dovere, profumato con il dopobarba che va per la maggiore, il ‘Floyd Vigoroso’.
Alla scia che lascio si accoda la Fedora che mi fa gli occhi dolci e mi augura un buon divertimento.

Arrivo all’Excelsior che sono le 19, un tavolo da buffet più che invitante, non mi avvicino per paura di non essere accreditato anche lì…

La manifestazione, seppur non competitiva, diffonde un’atmosfera fervida di attesa, di passione, di aspettative.
Gerarchi in uniforme di gala, divise di ogni tipo, starlettes provocanti e platinate.
Mi accomodo in un posto nella seconda fila.
Arriva subito un alto prelato con ‘accompagno’… mi alzo scusandomi.

Mi specchio in una vetrata laterale per rassicurarmi sul mio aspetto… ‘à la page’ con la manifestazione, quasi belloccio.
Mi rassicuro.
Indietreggio e mi apposto stavolta in quarta fila.
Pare che stavolta vada tutto bene, le luci di sala si attenuano fino a spegnersi, il grande proiettore inizia il suo lavoro.
Sullo schermo l’enorme telo quadrato ci regala le immagini di un documentario LUCE che presenta la serata e la manifestazione.
Alla fine, dopo gli applausi, inizia ufficialmente la proiezione del primo film della italica rassegna.
Di nuovo buio in sala. Parte la musica della pellicola (‘Toccata e fuga’ di Bach, che ben si abbina a ciò che mi sta per accadere…).
«La Paramount Picture presenta Frederic March, Miriam Hopkins in Dottor Jeckill e Mister Hide, un film di Rouben Mamoulian…».
Faccio appena in tempo a leggere il primo cartello che una famiglia di blasonati in ‘pompa magna’ (madre contessa a tre cognomi, padre contrammiraglio e cinque figli) s’infilano scalzandomi dal posto a loro ‘riservato’…
Ho capito. Rimango in piedi.
Mi appoggio ad una pianta della grande terrazza. A destra il mare mi regala un tramonto incantevole.
Accendo una ‘Macedonia Extra’. Mi guardo il film da quella inconsueta e scomoda posizione che, però, mi offre una panoramica di tutti gli spettatori… saranno settecento o giù di lì.

Mussolini ha definito la cinematografial’arma più potente’ e grande è stato il richiamo della folla.
Mi bussano alla spalla. Mi giro. È la segretaria: ‘Italia’.
Carina, con l’abito da sera.
Mi sorride. Mi indica le prime file. Sussurra, sempre più logorroica: “Che ci fate voi qui, in piedi? Non dovete scrivere articoli? Non siete un giornalista? Ci sono registi di fama mondiale: Frank Capra, King Vidor, René Clair, Ernst Lubitsch!”.
Cerco di abbozzare una risposta ma di nuovo una sfilza di notizie: “Dopo la proiezione ci sarà una gran festa danzante, si toglieranno le sedie e sul palcoscenico, sotto lo schermo, si accomoderà un’orchestra!”.
Poi sparisce, mentre nel film il Dottor Jeckill si trasforma nel bieco Mister Hide per l’ennesima volta… Scrivo qualche appunto.

Nonostante il riposino, il viaggio, il sole d’agosto, la cena saltata mi provocano di nuovo uno strano torpore. Trovo una specie di rifugio naturale nel buio dell’albero che mi avvolge con le sue fresche foglie, mi appoggio alla pianta. Mi siedo. Mi addormento.

Uno scroscio d’applausi decreta la fine del film e del mio sonno. Le luci illuminano la terrazza, le sedie scompaiono in un battibaleno e un’orchestra intona ‘La Rumba delle Rose’.
Appena in piedi mi sento afferrare e trascinare nella mischia danzante.
È la ‘Fedora’, la mia albergatrice! Di slancio m’afferra e fatico a starle dietro… lo stress e l’ipoglicemia mi tagliano le gambe, afferro al volo un paio di polpettine e un arancino dal tavolo del buffet. Divoro tutto in un secondo.
La pressione risale. Mi sento meglio, di nuovo in forze.
Finalmente arriva un lento che ‘tranquillizza’ l’aorta.
Allora che ne pensa del Festival?
Devo ancora ambientarmi
Domani verrà Vittorio De Sica. A fine rassegna, l’11 agosto, presenterà il film ‘Gli uomini, che mascalzoni’ di Mario Camerini”.
Non so se potrò permettermi di rimanere tutto questo tempo, non ho accrediti…”.
Vi accrediterò io… da me… se gradite”.
Non rispondo. Le labbra della ‘rossa’ sono pericolosamente vicine… emana un buon profumo…
Incalza… “Sembra che pranzerà al ristorante di mia cugina Adele, adora la polenta alla veneziana con le seppie. A voi piacciono?”.
Non rispondo. Odio le seppie.
Mah! Sarà l’atmosfera, l’euforia del ballo, l’illusione della mondanità… ma in quel momento di King Vidor, di René Clair, di Frank Capra e di Ernst Lubitsch… non me ne sbatte più un beneamato fico secco.
Mi sento allegro. Frizzante.
E sorrido, la stringo, la bacio con passione, lei ride, io rido e volteggio… volteggio… abbracciato alla Fedora.

 

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