sabato, Settembre 25

La prima pietra (ma anche l'ultima) field_506ffb1d3dbe2

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suora 

 

Grazie a Facebook, ho sott’occhio una cacofonica piazza con circa 4mila voci, a cui vanno ad aggiungersi 520 followers, oltre ad un sacco di altra gente che io, tardivo-digitale, non mi rendo conto che s’impippi a fare dei fatti miei, ma intanto lo fa.

Ebbene, in questi giorni, i sussurri e le grida dell’agorà avevano prevalentemente due focus: in primis, c’era l’incontro di sabato scorso fra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, in un accapigliamento generale fra chi sosteneva che fosse un regolare confronto fra due leader di partito e chi, invece, mitragliava vituperi per la combutta fra un pregiudicato ed uno spregiudicato o canzonava la definizione perfetta sintonia‘.

Altrettanti commenti aveva suscitato la notizia della suora salvadoregna che, all’Ospedale di Rieti ‘San Camillo de’ Lellis’ aveva partorito un florido pargoletto di 3 chili e mezzo, il che fra presupporre una gravidanza a termine.

Anche in questo caso, nell’eterno perpetuarsi di fazioni, con Guelfi e Ghibellini 2.0, c’erano i portabandiera dell’anatema assoluto, che lapidavano la povera 33enne, Roxana Rodriguez con parole di fuoco e quelli che riflettevano in maniera meno superficiale e tranchant. Il tutto immerso in un brodo primordiale di facili battute che sbeffeggiavano i dogmi della religione cattolica.

Ora, mi piacerebbe, da donna, che ha partorito e non certo in una situazione di tenerezza e gioia  -ognuno ha i suoi dolori-, poter richiamare l’attenzione di tutti questi sepolcri imbiancati, compresi quelli che, apparentemente, si schierano a sostegno della neomadre, usando le più disparate argomentazioni, su una serie di considerazioni che mi sono venute, quando ho provato a pensare a questa situazione, angosciosa soprattutto per una donna in fondo sola e spaventata.

Se è vero che al Convento delle Piccole Discepole di Gesù di Campomoro (Rieti) c’è una generale intolleranza contro la consorella che ha ‘errato’, questo è veramente qualcosa di molto brutto e in contrasto con il perdono che costituisce il baricentro della religione cattolica. Meno male che, invece, la società civile si è stretta intorno a Roxana, almeno per il momento: speriamo che sia coerente con l’attuale solidarietà, aiutando la nuova mamma negli anni.

Invece, nessuno, lì su FB, però, al di là del clamore che ha richiamato la vicenda, ha pensato a lei come essere umano e non come protagonista di una vicenda ‘piccante’ o, comunque, scandalosa.

E ciò è prettamente indicativo di che specie di persone siamo: superficiali e incuranti del dolore altrui. Capaci di spremere anche una lacrimuccia e magari di mandare una tutina al bebé, ma non di offrire qualcosa di rarissimo, prezioso più d’ogni altra: il calore umano per questa donna proiettata nella vergogna.

Eppure, un film recente avrebbe potuto aprire i cuori e le menti. Si tratta di ‘Philomena’, del regista Stephen Frears, tratto dal libro omonimo di un giornalista inglese, Martin Sixsmith, che tanta commozione ha suscitato, grazie anche alla splendida interpretazione della protagonista Judi Dench (valsale la candidatute all’Oscar che verrà assegnato il prossimo marzo).

Anche qui c’è una donna ingenua, che, adolescente nell’Irlanda del 1952, ha una fugace e casuale esperienza sessuale. Non abbastanza fugace e superficiale da non avere conseguenze.

La famiglia, secondo la morale dei tempi, lava l’onta scacciandola e lei trova rifugio in un convento che, in cambio del mantenimento suo e della sua creatura, la condanna ad una sorta di lavori forzati.

Così è per Philomena; così è per tanta altre adolescenti che vengono accolte (si fa per dire) nel convento. In più, per sottrarsi a questa pena senza reato, le giovani ragazze madri sono costrette a firmare un assenso all’adozione dei loro figlioletti, destinati (con un pagamento a favore delle suore, non certo a quello delle povere madri) all’adozione da parte di americani benestanti.

Tanti bambini subiscono questa sorte, rendendoli irraggiungibili ad ogni ricerca. Ma Philomena non s’arrende …

In realtà, il clamore della vicenda avvenuta alcuni giorni fa, e, probabilmente, il fattore sorpresa (volontario o involontario che fosse, secondo le intenzioni della suora-madre), ha impedito che la nascita di Francesco Alessandro potesse diventare un fatto rinnegato, persino coperto con una legittimazione del piccolo da parte di ricchi sconosciuti.

Ci si augura soltanto che -e qui sarebbe provvidenziale l’intervento di Papa Francesco, così attento al vero messaggio cristiano-, trascorso il momento del buonismo (susciterebbe ancora più clamore, infatti, una ritorsione verso la puerpera o un atteggiamento troppo intransigente), non si ritrovi sola, abbandonata a sé stessa, col grave fardello di questo figlio che avrà, come ogni madre, amato al primo sguardo. Parola di mamma! 

L’articolo comparso su ‘Il Corriere della Sera‘ di ieri va proprio in questa direzione. Secondo l’articolo di Fabrizio Caccia, la donna dice di sentirsi ormai innanzitutto mamma. Una dichiarazione che fa risuonare nel cuore il legame fortissimo di Maria con Gesù, l’istinto di protezione reciproco che emerge anche dai Vangeli. Una sorta di cordone ombelicale virtuale che solo raramente si recide.

 

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