martedì, Gennaio 25

La ‘politica-tarlo’, il Quirinale, e Draghi l’europeo Il Trattato del Quirinale cambia la prospettiva del futuro dell’Europa. La pressione della classe media è fortissima, va fermata 'a sinistra', se si cerca di farlo 'a destra', la Francia, come l’Italia, può esplodere. Draghi lo ha capito, per questo è centrale in Europa, dal Quirinale non ci riuscirebbe

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Non sembri una fissazione, ma devo tornare su ‘Draghi l’europeo’. Ne scrissi mesi fa, e in svariate altre occasioni, ma, di mano in mano che si avvicina l’elezione del successore di Sergio Mattarella, il tema è sempre più pressante.

Qualcuno, di recente, mi faceva notare che discutere e trattare della politichetta nostrana, abbassa notevolmente il livello di ogni discussione. È vero. La nostra ‘politica’ è una cosa avvilente, tutta piena e solo tesa alla difesa di piccoli interessi di bottega e tutta presa dalle battaglie complicatissime e fatte di trucchi e agguati e, specialmente, tradimenti, che sono il pane quotidiano della nostra ‘politica’ … e come vuoi scriverla se non tra virgolette!
Quel mio amico ha ragione, ma non tiene conto di un fatto fondamentale che a me ricorda i tarli. Si, a me la nostrapolitica ricorda i tarli.
Sapete come funziona no? Avete un bel comò‘, che ha bisogno di una bella lucidata. E voi la fate, la lucidata, perché così è più bello, fa bella figura in salotto, ma non tenete conto che nel legno ci sono i tarli: combatterli richiederebbe un grande lavoro, richiederebbe di privarvi per lungo tempo di quel mobile, spendere anche dei soldi, fare dei sacrifici, e lasciate perdere, date una spruzzatina di insetticida e via. E un bel giorno il mobile lucidissimo e di bell’aspetto, vi cade a terra, ridotto in briciole, rovinato: irrimediabilmente.
La nostrapolitica sono i tarli. Sono i tarli che impediscono di occuparsi solo di temi ‘alti’ perché, facendo così, si rischia che il lavorio dei tarli distrugga l’oggetto ‘alto’ al quale si cerca di lavorare.
Mi spiego, se no mi prendete per matto.

La nostrapolitica è attualmente tutta presa a discutere su come risolvere il problema del Presidente della Repubblica. Non in sé, ma perché, secondo loro, a seconda delle scelte fatte ne può conseguire che, eletto il Presidente, si corra alle elezioni, anzi, ci si arrivi anche senza volerlo. La nostra ‘politichetta’ da un lato vuole le elezioni per consolidare i rispettivi elettorati in un momento molto fluido (a dire poco), dall’altro le teme, perché manderebbe a casa molti parlamentari, scardinerebbe una parte dell’establishment dei partiti, ecc…
Direte, ma come e non dici che se le elezioni andassero in un certo modo si rischierebbe di non riuscire a realizzare il piano di rinascita e quindi di perdere i denari del piano?
Ma, tra di voi c’è qualcuno che crede realmente che i nostri politicanti si preoccupino del piano di rinascita? Suvvia, sulla possibilità di metterci le mani su, certo che si preoccupano, ma, notate bene: per assurdo, quel piano è troppo grande, è troppo ricco e, in realtà, le forze politiche sanno perfettamente che non sarebbero in grado di gestirlo a modo loro, cioè spartendosi denari e progetti, che comunque non sanno immaginare, e quindi -per assurdo?-, meglio perderne una parte, che trovarsi nelle peste. Se, poi, se ne perde una parte, si può sempre ricominciare a frignare che l’Europa è cattiva, non ci ama, e così via: politica provinciale, accattona e via col vento. Questa è la nostra politica, purtroppo.
Anche un po’ penosa. Quando si sente il Ministro Luigi Di Maio affermare seriamente che se fosse in Francia voterebbe per Emmanuel Macron, ci si rende conto che la distanza tra costoro e la realtà non è siderale, è secolare. Del resto non sono soli. Proprio ieri, leggendo qua e là, leggevo a proposito dello scempio osceno della strage nella Manica, che sembra strano che entrino in conflitto le due Nazioni di più antica civiltà in Europa! Poi uno si lamenta che il Cingolani di turno odi le guerre puniche! La storia, per costoro, non supera le tre settimane, e li annoia!
Ma, comunque, torniamo a noi.

Ho scritto, e ripeto, che probabilmente (sottolineo il probabilmente) il Trattato del Quirinale, sottoscritto l’altro giorno tra l’amico di Di Maio e il nemico di Conte (così si ragiona da noi!), può essere qualcosa di molto, ma molto importante. Perché cambia completamente la prospettiva del futuro dell’Europa. E quindi ci pone, da un lato, di fronte alla difficile scelta di essere parte di quel progetto, anzi, parte propulsiva, e dall’altro ci obbliga a cambiare completamente mentalità, e cioè a guardare allasovranità europea‘, come ha detto ben tre volte Mario Draghi. Secondo i nostri politicanti, non parlare di una cosa, la fa scomparire: così, del resto, ragionano anche i bambini, finché non crescono. I nostri politicanti non crescono, ma le cose vanno avanti anche senza il loro contributo.
Però,
la scelta la dobbiamo fare, ora e subito. E ripeto: ora e subito. E la scelta è: siamo parti dell’Europa disegnata da Draghi (seguito, senza offesa, seguito da Macron, mentre Di Maio applaudiva chi sa a che), o ne siamo fuori o peggio siamo una gomma sgonfia? È una scelta decisiva.


Ho scritto ‘seguito da Macron’, preciso: oggi Macron è bloccato, imprigionato, anche lui come i nostri politicanti, dal problema della elezione. E probabilmente, saputo che abbia dell’appoggio di Di Maio, sta facendo gli scongiuri. Ma il punto è che l’avversario di Macron, non è la signora Marine Le Pen, ma (azzardo che nemmeno al Casino di Montecarlo) la signora Anne Hidalgo, o da chi prenderà quel timone. Non escluderei che Macron possa trovarsi davanti ad una scelta che a suo tempo non fece, vincendo a mani basse le elezioni nel deserto politico francese post-Hollande e pre-Le Pen: allearsi con lasinistra‘, perché il suo gaullismo moderato (per carità, uso l’espressione molto grossolanamente, solo per intenderci) è eroso notevolmente sia da Le Pen, sia dalla realtà: la grandeur richiede … l’Italia (e la Germania); l’economia idem. I francesi ‘rosicano’, ma è così. La pressione, però, di chi nei due anni di epidemia ha perso tantissimo è fortissima, ma va fermata a sinistra‘, perché se si cerca di farloa destra‘, la Francia, come l’Italia, può esplodere. La classe media in Francia come in Italia è frustrata e arrabbiata e si deve aiutarla subito, ma la classe inferiore va soccorsa nell’unico modo in cui si può: con interventi strutturali, non con qualche mancia come propone Maurizio Landini, l’altra faccia di Matteo Salvini ormai.
Mi sbaglierò, ma Draghi lo ha capito. Però ha bisogno di un po’ di tempo e di molta calma. Perciò, penso, ha preso tempo accettando un reddito di cittadinanza assurdo e un mezzo pre-pensionamento delinquenziale. Però ha tranquillizzato i cani.
Ma la partita vera si gioca in Europa e dall’Europa: è lì che ci sono i soldi, ed è lì che si deve lavorare perché se l’economia, e non solo, non si internazionalizza a livello europeo e subito, non ha prospettive, e, in questo senso, non avrebbe prospettive il ceto medio-basso: la ‘fabbrichetta’ mezzo in nero e con clientela al massimo della provincia non funziona più. L’industria turistica, ad esempio, deve uscire (specie al Meridione) dal provincialismo arraffone e del ‘io apro’, ma l’Italia non può vivere solo di turismo … in nero.
Dall’Europa possono venire soldi, ma non idee. Chi ha ascoltato l’intervista dell’ottimo Fabio Fazio alla signora Christine Lagarde, cosa ha sentito? Nulla. Lagarde, non lo ha detto così, ma quasi, aspetta che Draghi le dica che fare. E anche Macron, che ha ripetuto tre volte che il prossimo semestre di presidenza francese dell’Europa, vuole farlo d’accordo con … Draghi.
Ecco il punto. Può fare piacere o meno, ma in questo momento Draghi è centrale sia in Italia che fuori.


Il giochetto irresponsabile dei nostri politicanti è tanto semplice quanto stupido e miope: mandiamo, dicono, Draghi al Quirinale, poi alcuni dicono andiamo subito alle elezioni (Meloni e Salvini), altri dicono di durare fino al 2023 … non si capisce con chi al Governo, ma vi rendete conto? Poi, sotto sotto, c’è la balla di Giancarlo Giorgetti: Draghi comanda, ma non governa. Castronerie, lo sappiamo tutti: può durare tre mesi, massimo sei, poi le primedonne prenderanno il sopravvento, tanto più che ‘poteri’ il Presidente della Repubblica non ne ha. E anche un Governo di salute pubblica bis, presieduto, come si dice da Daniele Franco, durerebbe lo spazio di un mattino, anche se forse ci priverebbe di Cingolani e Bianchi: ma non basterebbe questo a farci respirare.
Inoltre,
un Draghi al Quirinale, per bravo e autorevole che sia, non riuscirebbe mai ad esseregarante‘, ma specialmenteartefice‘. Beninteso, la premessa logica è che oggi, come oggi, a me sembra che Draghi sia non solo l’unico che, in Italia, può farci uscire dalla melma in maniera vincente, ma anche il solo che possa giocare un ruolo primario in Europa, sia pure con l’incognita di una modifica della struttura organizzativa dell’Europa, che certo non potrebbe avvenire entro Febbraio!

E inoltre, non è un caso del resto, ed è allarmante, che venga proposto, ormai senza nessun pudore, diridurre la democrazia‘, per evitare problemi, cominciando magari a zittire Andrea Crisanti. Ma l’obiettivo è ben altro. Era prevedibile che qualcuno prima o poi lanciasse il ‘ballon d’essai’ per vedere che succede, e di terreno fertile ce ne è quanto se ne vuole: Renzi, Salvini, Meloni (e forse Letta) sono lì, pronti. Anche su questo l’Italia è a un bivio pericolosissimo: l’establishment, credendo, o peggio, cercando di interpretare il pensiero di Draghi, punta ormai dritto allo stato autoritario, basta sentire Carlo Bonomi o le incredibili affermazioni circa il fatto che la comunicazione di guerra è odiosa in caso di guerra vera, ma molto meno in caso di una epidemia (ormai la ‘cultura’ è questo: tanto al chilo!), cerca di spingere Draghi su quella strada: attenti, perché è un pericolo reale e terribile. Sono decenni che ci si prova e ora si comincia a pensare da qualcuno dell’establishment, o che si crede tale, che sia la volta buona. Non credo sinceramente che Draghi sia di quella pasta, ma al Quirinale sarebbe inoffensivo e altri ci sono, elegantemente, pronti a provarci, anzi, che si propongono spudoratamente di farlo … per il bene di tutti, ovviamente.
D’altra parte e per concludere con il più brutale realismo: Draghi al Quirinale, potrebbe essere il fiore all’occhiello di un Paese di seconda fila in Europa, trasformato, ma con tutti gli onori formali, nel giardino, bene ordinato e disciplinato, delle vacanze europee, con gli italiani a fare i giardinieri e i came
rieri. L’ho già scritto, e varie volte. È il sogno di Salvini, Meloni e Letta, certo anche della Cirinnà; l’incubo per ogni italiano pensante.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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