giovedì, Aprile 22

La politica spaziale di Renzi field_506ffbaa4a8d4

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Sarebbe ben pretestuoso sintetizzare un anno di politica estera in sole 150 pagine di stampa e se non fosse la fonte autorevole dello IAI – la prestigiosa associazione culturale fondata l’11 ottobre del 1965 su iniziativa di Altiero Spinelli – difficilmente ne sarebbe stata opportuna un’osservazione adeguata. E invece l’ultimo numero del Quaderno di quello che nel 1980 è stato dichiarato ente morale con decreto del Presidente della Repubblica, ha rappresentato un momento di confronto assai importante, in special modo perché il contesto politico in cui si sta muovendo l’Italia e l’Europa è talmente complesso da dover costringere la politica ad un esercizio rigoroso nella sua analisi nella pretesa di ricevere la credibilità e l’attenzione più che mai necessarie per le affermazioni al riguardo.

Le questioni in ballo sono facilmente elencabili: la crescente instabilità del vicinato meridionale, la crisi migratoria, l’acuirsi della minaccia terroristica e le riemergenti turbolenze finanziarie rappresentano le pareti più impegnative di politica estera con cui si sta misurando il governo Renzi ma anche l’intera Italia con le sue lobby e un conservatorismo che si oppone con le frange più estreme all’opportunità di una crescita europea: un ottuso nazionalismo fuori tempo. Quale possa essere una risposta efficace a livello continentale può trovarsi in una capacità rinnovata di agire in modo collettivo e solidale. Ma quando si parla genericamente di diplomazia non si può sicuramente far capo solo ai comportamenti e le funzioni ideologiche del capo di un dicastero; più di tutto insistono sulla politica estera di un Paese gli orientamenti della Difesa e dei comparti industriali che sia pur a titolo diverso, rappresentano l’asse portante di un sistema complesso e articolato in cui il ruolo di attore ed esecutore si sovrappone in modo non sempre lineare e definito.

L’Unione europea è rimasta il principale campo di azione della diplomazia italiana, anche se il documento presentato dallo IAI afferma nelle sue righe che i progetti di riforma delle politiche sostenuti dal governo in carica hanno fatto progressi nel rafforzare i meccanismi e gli strumenti di integrazione e la solidarietà fra i Paesi membri in settori chiave. Limitati però anche dalle periodiche tensioni che hanno fatto riemergere una disputa mai sopita sulla ripartizione dei compiti e delle responsabilità tra livelli europei e nazionali, esaltando delle debolezze strutturali che continuano a limitare la proiezione internazionale. Come pure va riconosciuto che il nostro Paese è presente in numerose missioni internazionali di natura civile o militare, in alcuni casi anche con responsabilità di comando: lo ha detto compiaciuto il gen. Vincenzo Camporini che nell’ultimo incarico ha ricoperto il ruolo militare di Capo di Stato Maggiore della Difesa e ora è vice presidente dello IAI. Ma la riforma dello strumento militare ha segnato il passo e comunque il Libro Bianco della Difesa ha riposizionato l’Italia sull’area mediterranea, in coerenza di quelle che sono state le scelte energetiche nazionali. E del resto, secondo Marta Dassù che nella sua veste di studiosa di politica internazionale e direttore generale delle attività internazionali di Aspen Institute –oltre alle cariche di governo- ha autorevolezza sulla materia, l’onda di geopolitica che investe l’Italia è talmente composita da far comprendere tutte le difficoltà descritte, anche perché i conti vanno fatti con risorse sempre più inadeguate.

Ha concluso la presentazione Pier Ferdinando Casini, inossidabile rappresentante di una politica che – ha detto – è stata alquanto coerente in campo estero pur nella diversità delle guide politiche, anche se più volte è stata colorata da pennellate di grossi sbaffi di autoreferenzialità.

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