sabato, Aprile 17

La politica a servizio dei disabili

0

Cosa sarà dei nostri cari “dopo di noi”? E’ questo il pensiero fisso dei genitori e delle famiglie di persone disabili. E in occasione della giornata mondiale della disabilità, il Parlamento prova a dare una risposta a questo interrogativo. La commissione Affari sociali della Camera è, infatti, impegnata nell’esame di un testo unico che accolga le misure contenute in quattro proposte di legge per l’assistenza alle persone affette da disabilità grave prive del sostegno familiare, presentate alla Camera dal Partito democratico e da Scelta civica. Il tema, come ha ricordato la dem Elena Carnevali, “è stato già affrontato nelle passate legislature senza trovare soluzione in ragione del mancato reperimento delle necessarie risorse.

In base ad un’indagine Istat (Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari per l’anno di riferimento 2005 del 31 gennaio 2008) circa il 12 per cento della popolazione ha «difficoltà nella sfera di comunicazione (incapacità di sentire, vedere, parlare) o non è autonoma per almeno una funzione essenziale della vita». La stima non comprende tuttavia le persone che hanno manifestato una «apprezzabile difficoltà nello svolgimento delle funzioni essenziali, i soggetti che soffrono di disabilità mentale e i bambini fino ai cinque anni, privi di sostegno familiare».

I provvedimenti su cui lavora la commissione prevedono in particolare delle misure di assistenza alle persone affette da disabilità grave prive del sostegno familiare, vale a dire prive del nucleo familiare o con famiglie sprovviste di mezzi economici e sociali “tali da renderne impossibile la cura e l’assistenza”. Nei testi firmati da Pd e Sc si chiarisce chi sono i soggetti beneficiari delle norme ossia quelle persone con disabilità grave, “con ridotta autonomia personale, tale da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione”. Le tutele messe in campo sarebbero direttamente operative per i maggiorenni oppure indirettamente, tramite le agevolazioni previste a favore dei genitori, degli affidatari e dei familiari di tali soggetti.

Uno dei punti più importanti portati avanti dai gruppi parlamentari è l’istituzione di un Fondo ad hoc presso il ministero del Lavoro, che fornisca risorse in grado di sostenere il sistema di protezione sociale e di cura, con dotazioni diverse, ancora in fase di discussione. Il Fondo punterebbe in particolar modo al finanziamento di programmi di intervento per la cura e l’assistenza dei disabili gravi, svolti da associazioni di volontariato e da altri organismi senza scopo di lucro; allo sviluppo di piani di apprendimento o di recupero di capacità di gestione della vita quotidiana, in grado di rendere il disabile autosufficiente in mancanza di sostegno familiare; al finanziamento di progetti per la creazione di famiglie-comunità e di case- famiglia in cui inserire progressivamente le persone affette da disabilità grave, in vista della graduale sollevazione della famiglia dall’impegno dell’assistenza, con particolare riferimento agli oneri di acquisto, locazione e ristrutturazione degli immobili necessari per l’apertura di queste strutture nonché agli oneri di acquisto e messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessari per il funzionamento delle strutture stesse. Le risorse previste sarebbero ripartite tra le regioni in base a criteri e modalità di verifica dell’attuazione delle attività svolte e disciplinando le ipotesi di revoca dei finanziamenti concessi.

Nelle proposte di legge viene trattato anche il tema degli accertamenti relativi alla «minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell’intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva individuale residua», effettuate dalle ASL tramite delle commissioni mediche (composte da un medico specialista in medicina legale che assume le funzioni di presidente e da due medici di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro, di volta in volta il gruppo sarà integrato da un sanitario in rappresentanza, rispettivamente, dell’Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili, dell’Unione italiana ciechi, dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza ai sordomuti e dell’Associazione nazionale delle famiglie dei fanciulli ed adulti subnormali).

Il testo firmato da Gero Grassi (Pd) prevede inoltre che siano definiti i livelli essenziali delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi in favore delle persone affette da disabilità grave prive del sostegno familiare e che venga avviata una campagna informativa nelle aziende sanitarie locali, negli ospedali, nei consultori, tra i medici di medicina generale e nelle farmacie per divulgare la conoscenza delle norme ora in discussione a Montecitorio.

Un altro aspetto interessante della proposta del Partito democratico è la previsione di agevolazioni fiscali per chi decide di effettuare erogazioni liberali per il finanziamento di programmi di intervento per la tutela e l’assistenza delle persone affette da disabilità grave e prive di un’adeguata assistenza. Si parla di detrazione IRPEF pari al 19 per cento delle somme versate. Un’altra via potrebbe essere la deduzione dall’imponibile in favore dei soggetti che, nell’ambito dell’esercizio di attività di impresa, finanziano programmi a favore di disabili. In questo caso il beneficio spetterebbe per un importo non superiore a 2.500 euro annui ovvero al 3 per cento del reddito d’impresa dichiarato. In totale questa manovra comporterebbe un onore di 150 milioni di euro.

Di contenuto simile, anche se non perfettamente coincidente, le altre proposte presentate dal Pd. In particolare si segnala che Anna Margherita Miotto con il suo provvedimento mira a definire anche i requisiti strutturali e gli standard qualitativi delle strutture residenziali, delle case-famiglia e famiglie-comunità in cui inserire progressivamente i disabili gravi o privi del sostegno familiare in vista della graduale sollevazione della famiglia dall’impegno della loro assistenza, o di consentire comunque ai disabili condizioni di vita maggiormente autonome. Pierpaolo Vargiu (Sc) dal canto insiste sulla definizione dei livelli essenziali di assistenza delle prestazioni sociali in favore delle persone disabili.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->