venerdì, Maggio 20

La politica morente nella società dello spettacolo Viviamo la difficoltà di una rappresentanza e partecipazione in una fase storica di postdemocrazia in cui esperienze, realtà e persone vivono in una scena sociale vieppiù frammentata, plurale, disarticolata nelle sue prerogative e domande

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“Rimane il fatto che capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando”

(P. Roth, Pastorale americana)

Hai voglia a dire che sbagliando s’impara. Impara solo chi non è avviluppato nel proprio Io psichico nelle spire di un egocentrico assolutizzato. Che prescinde dal contesto, attitudini, competenze, privi di qualsivoglia riservatezza modestia umiltà. Che agisce fortemente nell’impervio palcoscenico dello spettacolo accattivante quanto difficiledietro paiettes e lustrini, canoro filmico teatrale, giù giùfino al mondo tronistico e di costosissimi scenari teatrali in arcipelaghi ex esotici, oggi tristemente fittati per set di isole di fumosi vari. Raggruppando decine di vippetti, vippazzi, vippotti, insomma tanta forza lavoro con incerte competenze quale manodopera estetica a basso costo su cui si proliferano giornali tv social gossip pettegolezzi finte storie finte verità. O con ribollite di anziane starlettesrifattucce, le Ilone, Lory, Carmen, Flavie, a rimestar brodo primordiale di cui tanti privi di perché si lanciano nell’affollato mondo dell’intrattenimento. Questo argomento parrà frivolo, ma non basta disinteressarsene affermando che sono programmi non visti. Perché esistonoed incidono sulla scena sociale. Questa apparente frivolezza è tema al contrario molto serio, perché coincide con prossime candidature di estranei alla politica. Sapendo che qualcuno dirà, va bene, ma ogni cittadino oltre il proprio ruolo ha il diritto/dovere di non pensare solo ai fatti propri ma spendersi per la comunità. Concordo, però il punto è il come, per chi e con quali competenze.

Dunque mentre la geopolitica del mondo cambierà con la guerra in Ucraina, in Italia a giugno vi saranno elezioni amministrative con l’incognita sui vincitori ma con una certezza. Quella dell’esaurirsi dell’agire politico di quella che Max Weber, tra i padri della sociologia, indicava quale direzione interrogandosi su che cosa sia e che cosa possa significare la “politica come professione”, nel senso ampio e specifico della doppia accezione tedesca della parola Be-ruf, tra “professione” e “vocazione”. Di cui qui se ne vede ben poca. Con un tratto comune: scarse qualità e competenza di un personale non politico dalle competenze ignote. Mentre spuntano scuole di pseudo formazione politica. La purtroppo perfetta sintesi di quell’Io narcisistico ed egocentrico extra politico è sintetizzato nello slogan di un candidato a Sindaco, sindaco! in quel di Riccione, l’argomentazione forte “La stagione non ha stagione” (!?). Ho traballato consultando nervosamente la mia biblioteca di filosofia e scomodando i padri della sociologia, ma non ho spiegazioni plausibili. In aggiunta, il sullodato candidato ha pure aggiunto, questa pure è estrema, che “un sindaco ed un dj hanno una cosa in comune: ascoltano la gente” (!!). Questa era la politica? A saperlo prima… Trattasi di Claudio Cecchetto, dj classe 1952 quello che spaccò con il Gioca Jouer, talent scout di diversi volti dello spettacolo, conduttore radio e tv, che inventò il format dell’Acquafan negli anni ’80. E penso alla mia amata madre che dinanzi a tanto mio studio, Lei cólta viennese del Primo Novecento, mi consigliava di darmi al calcio, mega business sempre più avvelenato ed indebitato. Ma io testardo volevo cambiare il mondo studiando mutamenti e trasformazioni sociali. Ma sì buttiamoci in politica da (avan)spettacolo. Siamo oltre l’Andy Warhol dei 15 minuti di celebrità per chiunque. Qui si parla addirittura di 5 anni. Su questa post-politica si fionda una pletora di tizi tra cui il recente Pippo Franco, che aveva raccattato con la lista del Michetti, chi?, a Roma ben 81 voti. Beccandosi pure una denuncia per certificato verde falso pur di non vaccinarsi, un no vax tra tanti incanagliti in combutta con l’estrema destra nelle piazze econtro la Cgil. Poi arriverà forse persino Marco Castoldi, chi? Ma sì, il Morgan finto trasgressivo che infatti si accaserebbe con la lista del futurista dannunziano estremista d’Italia, il violento Sgarbi. Un opportunista,recente telefonista della finta sceneggiata agghiacciante del padrone nonno arcorensis quale presidente della Repubblica. Chiamato ovunque per far casino e risollevare gli ascolti di morenti televisioni, compresi programmi pseudo progressisti. Poi lo sgarbato vorrebbe ingaggiare un bulletto, che è il Corona. Certo ci sarebbe la legge Severino e lui conciona che “ci ho parlato (con Corona), dice che è disponibile e candidabile (?). Meglio lui di un grillino”. Cogliete il livello? Un campione dell’oscena tv commerciale per un popolame incolto che si abbevera delle gesta del ribelle finto Robin Hood. Arricchitosi anche a suon di remunerate comparsate senza far nulla, nuda vita eccitante gli sguardi di persone prive di ogni alfabeto ma pronti con pettorali e tettone a lanciarsi nel medesimo percorso di “gloria e successo”.

Sceneggiature di narrazioni tv da estetica del kitsch, volesse il cielo!, qui al massimo pacchiano, un volgare squadernante impertinente gioco dove la finzione d’una vera realtà rapprende tutto un mondo di gossip, giornaletti popolari, rivistine, tresche finte ed amorazzi plastificati. Da riversare poi nelle reti commerciali, uno degli abbruttimenti della società delle masse. Con corredo di intrattenitori, opinionisti, cazzari fashion parrucchieri orripilanti, con barbette azzurre boa e strass dalle Barbare D’Urso a mimare un universo tele-culturale di uno stile fecondato dal mitico Drive-in che oggi pare un trattato di semiologia e filosofia dell’immagine. Donne, donnine, tante, troppe per “toccarle” tutte con uno sguardo dal battito convulso, nude, semi nude, scosciate, formose, ché le forme alludono ad un materno rassicurante. Inframmezzate dallo Zalonismo, nuova estetica politica dicunt di una sinistra raffinata dietro un rovescio da medaglia volgare, Giano bifronte di una pornografia di pensiero ed immagini finto “glamour” ormai finto democratizzato nella società dell’immagine, del cazzeggio social, della violenza nascosta in Rete. Dell’analfabetismo, dell’ignoranza di scrittura e pensiero. Lì dove populismi vari si nutrono, neo vampiri succhianti più che sangue, vite del pressappoco. Oltre a quelli citati, si presenteranno altri alfieri (mazzieri) di una polis spoliticizzata. Come i giocatori, i cui fasti calciofili trasmutano in tristi evocazioni. Come Giannini, ex capitano della Roma che nel 2005 fallì nel Lazio, con FI e 2300 voti, almeno quattro volte meno del dovuto. Oppure Damiano Tommasi, già più serio, sindacalista dei giocatori che si presenta, candidato sindaco ovviamente, a Verona con il campetto della, come denominarla?, sinistra? E poi una sconosciuta, per me, Miss Italia, altro concorsone…, tal Nadia Bengala già rodata in politica perché ha avuto ben, mantenetevi, 20 voti, sì avete letto bene, alle comunali del 2021 con la forse no vax forse no green pass, sicura ignorante, l’eterea virginea a cinque Raggi. Morale un poco u-morale più che immorale, ossia con un agire a seconda dell’umore, in un superamento di una politica che quando assolveva il suo dettato diveniva governo del mondo dei rappresentanti del popolo che rispondeva alle domande dei cives, magari dopo quelle dei potenti e ricchi. Insomma la polis, la città era argomento serio di una politica che vagliava e formava statuti morali personali, conoscenze, capacità. Mentre oggi dopo il governo illuministico della ragione, divenuto un po’ troppo altezzoso, son venuti decenni bui, cui si alternarono ere di sviluppo e fantasticherie sul mondo governato. E si giunse ad una modernità che trascolorò tradizioni arretratezze bui loculi del mondo per aprirlo alle novità all’ignoto, al diverso, all’innovativo, forse con ottimismo ritenendola universale.

Così la politica si fece mondo sociale governando tra soprusi riconoscimenti disuguaglianze di ricchezze distribuzione di benefici disprezzo per i lontanivicinanza ai vicini con identità rassicuranti. Poi esauritesi le ideologie mortali del Novecento, la vita sociale si è divaricata per due ordini di fenomeni. Il primo per un’economia di mercato di supporto ad una globalizzazione dei mercati delle merci e del denaro ma non delle persone, rinchiuse in confini nazionali della politica. In un’affermazione di una modernità liquida fattasi globale con élite lontane sconosciute che governano il mondo da cda e con azionisti eterei, privi di volto e corpi. Il secondo fenomeno che ha accelerato la disgregazione è stato la diffusione delle informazioni e transazioni attraverso la Rete, l’età del trattamento elettronico dei dati e degli scambi e relazioni sociali, fino al ruolo di misteriosi algoritmi di intelligenza artificiale amplificata oltre misura. Dopo di che la vita si è scissa tra una faticosa vita offline, un’esistenza reale affaticata, snervante, difficile da gestire e governare. Preferendosi una ritirata sociale in un mondo friendly, asettico, lindo, privo di olezzi umani, sconfinato, anonimo, in cui vomitare il peggio di sé. Ed oggi viviamo la difficoltà di una rappresentanza e partecipazione in una fase storica di postdemocrazia in cui esperienze, realtà e persone vivono in una scena sociale vieppiù frammentata, plurale, disarticolata nelle sue prerogative e domande. Dinanzi a queste dinamiche l’organizzazione dei partiti, in passato rappresentanti di spinte e domande diversificate, con la loro credibilità hanno lasciato il passo a fenomeni di personalismo. Finiti gli apparati, le scuole di partito, le capacità e la soluzione ai problemi complessi si assiste ad un panorama post-ideologico radicalizzato in polarizzazioni di ideologici particolarismi privi di unità d’intenti che lasciano a sé comparti significativi di ceti e classi sociali atomizzatesi. Con l’ulteriore aggravio di un panorama economico e sociale competitivo e privo di regole (i fattorini della Rete, gli stagionali nei campi, gli operai di aziende cancellate con una mail), che la politica in precedenza aveva rappresentato nei suoi interessi diffusi. Realtà progressivamente occupata da populismi radicalizzati impegnati in una critica violenta delle élite, associate poi alle forze di sinistra, che poi ha voluto dire un attacco ai portatori di competenze e di conoscenze. Al grido di “abbasso gli esperti!” ognuno in Rete si è venduto il proprio prodotto mistificato ed ideologico. Virato quasi sempre a destra, guarda caso. Il virus e diversi attacchi alla scienza ne sono stati un valido esempio. E poi si sono consolidate forze e movimenti “per” il popolo ma rappresentati da ricchi miliardari o tecnocrati. Con una sinistra dispersa nelle nebbie della globalizzazione abbracciata con entusiasmo.

A mo’ di smarrita conclusione, vale la nuova forma della politica per cui il musicista Morgan viene rassicurato dal suo mentore sgarbato che se rifiutato a Verona, dove il blocco di destra è già appaltato, sarà candidato “a Parma, altra città in cui la musica conta”, perché una città vale l’altra. E poi senza programmi di recupero e valorizzazione di una città puoi usare slogan multiterritoriali. Con sprezzo del pericolo il sullodato Morgan ha poi alzato l’asticella della satira affermando “Per me la candidatura a consigliere sarebbe solo un pretesto per mirare alla presidenza del consiglio”!!Avendocela fatta Reagan ed oggi Zelensky una speranzella, forse…. La politica come fuga dalla realtà.Mala tempora currunt.

 

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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