mercoledì, Settembre 22

La politica italiana e la crisi della democrazia personale

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In che misura questa crisi riguarda anche la destra?

La destra non esiste più in termini organizzativi se per destra intendiamo Berlusconi. Perché c’è stato un autentico scivolamento del berlusconismo nel Partito democratico che è la realizzazione compiuta del disegno berlusconiano. Tutte le grandi fratture, tutto l’immaginario del ventennio è traslocato da Berlusconi a Renzi con una continuità sostanziale. L’immaginario della Seconda repubblica è il Ponte dello Stretto di Messina. E adesso rilanciano di nuovo questa grande fervida immaginazione. Tutto lo scontro di quella fase verteva sul ruolo del sindacato, sull’articolo 18 e questo è stato ampiamente realizzato. Tutta la forzatura che il Cavaliere ha inteso fare con le riforme costituzionali, sulle leggi elettorali nel 2006 oggi è realizzato attraverso il governo di Renzi. Quindi il berlusconismo è finito. O meglio è finita la leadership di Berlusconi ma il berlusconismo come cultura politica estranea ai cardini del costituzionalismo democratico della Repubblica è trionfante.

I due avversari di questo quadro sono da un lato una sinistra in via di ricomposizione ma che sconta errori e sconfitte del passato. E dall’altro un M5S che pur ripercorrendo anch’esso la strada della personalizzazione della politica, vedi Grillo e Casaleggio che però non sono in Parlamento, su alcuni temi sembra contrapporsi in pieno a questa deriva. Che cosa pensa di queste due alternative?

La sinistra deve lanciare un messaggio. Non potendo essere competitiva da subito deve precedere l’autodistruzione del Pd sotto la guida di Renzi. Quindi prima che i democratici si schiantino definitivamente è opportuno che una parte che ha ancora riferimenti di sinistra si aggreghi con altre formazioni di sinistra per lanciare un segnale di possibile riaggregazione dopo il disastro annunciato. Grillo ha dato vita invece ad un partito personale e patrimoniale però non dello stesso livello di controllo del partito azienda di Berlusconi. E’ un partito che mobilita diverse soggettività, si dichiara oltre lo schema destra-sinistra. Ed è probabile che in questo scenario dove questa polarità appunto è saltata e non c’è più una sinistra visibile e non c’è nello stesso tempo una destra competitiva, alla prossima campagna elettorale e al prossimo appuntamento alle urne ci sia una grande contrapposizione tra un movimento di cittadinanza che può riconoscersi in Grillo al ballottaggio e le roccaforti del potere finanziario e mediatico che appoggiano Renzi.

Potremmo dunque assistere ad uno scontro inedito…

Certo, che fuoriesce dagli schemi europei destra-sinistra, dove, e penso alla Grecia, alla Spagna e al Portogallo, c’è stata una radicalizzazione di questo scontro con Tsipras e anche con Podemos. Anche a Lisbona è affiorata appunto una sinistra più forte dove i socialisti intendono resistere e si alleano con i comunisti perché altrimenti verrebbero spazzati via dalla grande onda che si è aperta con la grande crisi del 2007.

In Italia non c’è nulla di tutto questo…

Per questa ragioni c’è l’eventualità di questa competizione anomala, come dicevo un movimento di cittadinanza che non accetta una chiara identificazione con la sinistra, ma che raccoglie anche sensibilità di sinistra, almeno su singole tematiche. Contro una gestione arrogante del potere che fa ricorso a strumenti di manipolazione, a meccanismi demagogici e populistici con tutta questa insopportabile retorica che la crisi è finita, che tutti i redditi sono migliorati, che c’è una ripresa-immaginazione all’insegna dell’ottimismo a buon mercato. Tutto questo si scontrerà con le condizioni di criticità che persistono nella società italiana. E quindi non è da escludere che ci sia una ennesima sorpresa alle elezioni con un catastrofico risultato da parte di formazioni politiche che hanno approfittato soltanto di questa legge elettorale per usufruire di un plusvalore politico che altrimenti non avrebbero mai raggiunto.

Per la sinistra dunque tempi lunghi per ritornare ad essere una protagonista della politica italiana…

La sinistra deve pensare a tempi più lunghi. Non può pensare al successo immediato perché questo non rientra nelle condizioni possibili. Deve però dare la sensazione visibile che non è coinvolta nella slavina del renzismo. E quindi deve già ora mostrare una propria presenza che per il momento non sarà maggioritaria ma sarà comunque il punto di partenza dopo la catastrofe di questo sistema politico.

 

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