sabato, Maggio 15

La politica estera personalizzata di Modi fa interrogare le nazioni field_506ffb1d3dbe2

0

Narendra Modi

La politica estera indiana, in questi ultimi 100 giorni di Narendra Modi come Primo Ministro, appare come una serie di tentativi per rinfrescare l’impegno diplomatico con i paesi della regione, assicurando nel contempo un rapporto equilibrato che serva agli interessi nazionali e alla risoluzione dei problemi rimasti a lungo in sospeso.

La recente visita di Narendra Modi in Giappone è stata lodata come una pietra miliare nella politica estera indiana del governo della National Democratic Alliance (NDA), anche se non è riuscita a mettere per iscritto un accordo per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi nel campo del nucleare civile. Modi, tuttavia, ha facilitato la conclusione dell’accordo per lo sviluppo della città-tempio indiana di Varanasi, proteggendone intanto i monumenti e la cultura tradizionali, come era stato fatto a Kyoto – la città monumentale del Giappone.

Oltre ad un impegno da parte del governo giapponese per aumentare gli investimenti pubblici e privati in India superando i 33,5 miliardi dollari nei prossimi cinque anni, la visita di Modi ha compiuto progressi nei colloqui per l’acquisizione dell’aereo anfigio US-2 dal Giappone, che Modi vorrebbe veder prodotto in India.

Criticato dalle lobbies internazionali per la sua ferma posizione sul disegno di legge per l’agevolazione degli scambi in seno all’OMC, l’impegno diplomatico dell’India con il Giappone ha ricevuto un apprezzamento globale.

Secondo le parole del portavoce Jen Psaki del Dipartimento di Stato, «gli Stati Uniti appoggiano fermamente la collaborazione e la cooperazione dell’India con i suoi vicini della regione Asia-Pacifico. Sosteniamo attivamente tale collaborazione attraverso il dialogo trilaterale e altre attività con India e Giappone, e siamo ansiosi di rafforzare ulteriormente la cooperazione trilaterale».

D’altra parte, la visita di Modi in Giappone è stata anche vista come uno sforzo dell’India per conseguire un rapporto equilibrato con le maggiori potenze del continente asiatico. Durante la sua visita in Giappone, Modi ha sottolineato i «progressi contro l’espansionismo» e ha deplorato l’atteggiamento «espansionista» delle nazioni che tendono a usurpare terre e mari di altri paesi. Mentre gli esperti ritengono che l’osservazione sia rivolta alla Cina, con la quale l’India e il Giappone hanno dispute relative ai confini e agli sconfinamenti via mare, le parole di Modi suggeriscono la possibilità che i rapporti migliorino e si facciano più sani riducendo le controversie tra i partner.

Tuttavia, l’India è molto consapevole dell’importanza di una politica efficace tra Cina e India in tema di crescita economica e pace regionale. Quindi nel definire la Cina come “partner strategico importante”, l’India di Modi assicura che lavorerà per una più forte relazione tra India e Cina attraverso la rivitalizzazione degli impegni diplomatici rivitalizzati e la cooperazione economica. Ma, allo stesso tempo, anche l’India ha sollevato questioni di lunga data sulle dispute ai confini, gli squilibri commerciali e le politiche speciali della Cina nei riguardi dell’Arunachal Pradesh, parte della federazione indiana, in ogni occasione di incontro diplomatico.

Modi ha evocato questi problemi durante il suo incontro con il presidente cinese Xi Jinping, al vertice BRICS, per lavorare alla risoluzione delle controversie, pur sottolineando l’importanza di «rafforzare la fiducia reciproca, e mantenere la pace e la tranquillità al confine». Dato che Xi è atteso in India in visita questo stesso mese, ci si attende che i negoziati relativi a squilibri commerciali e controversie di confine prendano una direzione efficace.

Già che una serie di eventi sono previsti nel mese di settembre, tra cui la visita americana di Modi, la visita del primo ministro australiano Tony Abbott in India porterà anche con sé un ulteriore successo degli sforzi diplomatici di Modi in quanto entrambi i paesi hanno raggiunto un accordo sulla cooperazione nucleare civile, che aprirebbe le porte allo scambio di uranio destinato a risolvere la crisi energetica. «Accolgo con favore la conclusione di un accordo bilaterale sul nucleare civile, che sosterrà il fabbisogno energetico dell’India», ha scritto il primo ministro australiano Tony Abbott per il quotidiano indiano ‘The Hindu’, aggiungendo che le «risorse australiane come il carbone, il GNL e l’uranio contribuiranno a garantire la sicurezza energetica dell’India per decenni a venire».

Questo accordo apre anche possibilità di un accordo analogo tra l’India e il Giappone, che non poteva ancora essere firmato durante l’ultima visita di Modi. «L’innovazione diplomatica è già visibile nelle mosse di Modi. L’invito ai leader SAARC a partecipare al giuramento di Modi è stato un’innovazione e la loro partecipazione effettiva è stato un trionfo», dice TP Sreenivasan, ex ambasciatore indiano.

La cooperazione regionale sembra essere la priorità del governo Modi come si deduce dai primi due tour diplomatici in Bhutan e Nepal. Mentre la rivitalizzazione dei rapporti con le due nazioni ha fatto crescere le speranze circa la possibilità di soddisfare il fabbisogno energetico dell’India, comporta anche un messaggio positivo relativo al significato che entrambe le piccole nazioni rivestono nella politica estera indiana. Ma non si trattava soltanto di politiche per rafforzare le relazioni, bensì anche di fare politiche e relazioni nel migliore interesse del Paese e della sua gente.

«Dopo aver accettato di riprendere i colloqui con il Pakistan, che segna un punto di partenza nella posizione dell’India – i colloqui sono collegati con le azioni antiterrorismo – Modi non ha esitato a richiedere ancora i colloqui anche quando il Pakistan è tornato al vecchio stile, intrattenendo rapporti con i dissidenti del Kashmir» osserva Sreenivasan.

Quindi, a quanto pare, la politica estera di Modi sta assumendo una forma personalizzata e non prosegue semplicemente sulla scorta delle strategie degli ultimi anni. E questa personalizzazione, strutturata da Modi, probabilmente farà interrogare molte nazioni su “quali saranno le prossime mosse?”.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->