lunedì, Ottobre 18

Italia prigioniera del ‘pregiudizio di conferma’? Il sondaggio del LAPS raccontato da Pierangelo Isernia, Professore di Relazioni Internazionali e Metodologia della Scienza Politica dell’Università di Siena

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Parlando dei possibili fattori di cospirazionismo, visto che nell’indagine c’è una voce propriamente dedicata al fenomeno, è possibile individuare un ‘riparto di responsabilità’ tra modi di recepire il discorso politico, azione politica e informazione mediatica? La loro interazione sembra legata alla crisi del concetto di funzione pubblica, che nel recente clima politico europeo interviene con forza nei contesti nazionali, talvolta oscurando la responsabilità connessa a quel concetto con aspetti personalistici del potere. Cosa pensa di questo processo?

Il fatto che, nella nostra indagine, ci fosse una sezione dedicata a questi temi, riflette la temperie del momento: prima la Brexit, poi le elezioni americane; aggiungiamo anche il nostro Referendum costituzionale… In generale, vi è un clima nel quale si ha la percezione di vivere una doppia realtà; diciamo, un po’ ‘alla matrix’: c’è una realtà reale, che molti ritengono non sia effettivamente quella vera. Quindi, ciò che noi percepiamo non sarebbe la realtà vera, che è fatta di forze e poteri che operano nell’ombra, in maniera non trasparente, producendo risultati dei quali tali poteri non dovranno rispondere a nessuno.

Cosa ha contribuito allo sviluppo di questi atteggiamenti (è una domanda ovviamente difficile perché gli studi sull’argomento sono stati avviati soltanto in tempi recenti)? Sotto un certo profilo – ma non è l’unica possibile risposta – , la loro diffusione può essere una conseguenza di strategie di tipo populistico messe in campo da alcuni partiti per attrarre un certo tipo di elettorato. Voglio dire che ci sono temi – e l’immigrazione è stato ed è tuttora uno di questi – nei quali è possibile facilmente agitare l’allarmismo sociale. A sua volta, questo allarmismo si nutre, sì, di ignoranza, ma anche di sentimenti realissimi, assolutamente concreti, di insicurezza, incertezza, e così via. Questo clima politico si protrae per un lungo periodo di tempo. I messaggi si diffondono e sono anche legittimati dai partiti meno anti-establishement e più mainstream: nel caso dell’immigrazione, è stato il caso di molti partiti di destra e centrodestra rispetto a quelli di destra estrema (non solo in Italia, ma anche in altri Paesi). Logicamente, tale processo creerà anche una base favorevole alla diffusione di atteggiamenti di tipo cospiratorio.

La nostra indagine è abbastanza emblematica di questo fenomeno. Noi sappiamo (questa volta non abbiamo riproposto una domanda già fatta in indagini precedenti) che gli italiani, alla domanda ‘quanti immigrati ci sono su 100 persone che vivono in Italia?’, tendono a fornire numeri molto superiori alla realtà. Il 50 % del nostro campione di italiani ritiene che ci siano più del 25% di persone che in Italia sono migranti: 1 su 4 – che è un numero ovviamente molto superiore alla realtà. Quando a ciò si sposa la convinzione, emergente dal nostro sondaggio, che il 60% degli intervistati ritiene che i dati provenienti dal Governo o dall’UE sul numero di migranti siano in realtà falsi perché occultati, è chiaro che si crea una situazione in cui i messaggi che hanno contribuito a creare un simile atteggiamento si nutrono di questo clima, e spezzare il loop non è facile. È un po’ come scatenare una bestia feroce senza avere un guinzaglio molto forte.

È un processo che si può bloccare?

Se avessi la soluzione non sarei qui: probabilmente, sarei il prossimo candidato per il Nobel, anche se alcuni economisti stanno studiando proprio questi problemi. Dirò che una grossa parte di responsabilità va attribuita alla classe politica, perché è quella che crea il discorso politico. Probabilmente, nel momento in cui la classe politica che ha alimentato questo clima dovrà misurarsi con i problemi reali, è possibile che, con un ‘effetto soufflé’, il tutto si sgonfi – fino a un certo punto.

Abbiamo avuto questo esempio con la Brexit, alimentata da un gruppo di politici i quali, quando la Brexit si è realizzata, hanno abbandonato il campo lasciando ad altri il compito adruo di recuperare le macerie. L’Inghilterra, infatti, in questo momento si dibatte in questa situazione. Con l’immigrazione si potrebbe verificare la stessa cosa: quando, all’atto pratico, i problemi dovranno essere affrontati, quelli che li hanno creati si fanno indietro e gli altri dovranno riparare i cocci. Prima o poi, un incontro con la realtà, su questi come su altri temi, dovrà esserci in quanto, alla fine, viviamo in un mondo fatto di processi reali che hanno impatto reale sulle persone.

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