mercoledì, Dicembre 1

La politica è morta. Tutti si occupano di Covid-19 Mattarella e Conte, due diversi ‘sangue ghiaccio’, alle prese con l’economia, l’inverno del nostro scontento, mentre leader e leaderini litigano e pensano ad altro

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Il segno dei tempi? Più che nelle parole dei tanti che spesso emettono solo suoni, è piuttosto nei silenzi dei pochi che per vivacità di pensiero, cultura, esperienza, avrebbero molto da consigliare, ricordare, suggerire. Silenzioso da qualche giorno, un personaggio da sempre a cavallo tra politica e giornalismo, praticati l’uno e l’altro con la maiuscola: Emanuele Macaluso. Una proficua consuetudine, quella di aprire la sua pagina Facebook con il quotidiano commento affidato all’amico Sergio Sergi che provvede a metterlo in pagina.
Da qualche giorno Macaluso ha sospeso, non scrive. Sempre a Sergi, che cura la newsletter ‘Strisciarossa’, spiega perché; un lapidario: “La politica è morta. A chi parli di politica? Tutti si occupano di Covid, del contagio. Accenni una discussione e subito si tocca lo stesso tasto: la diffusione della malattia. Sai cosa è successo, hai sentito gli ultimi dati…Lo capisco. Ma la politica, purtroppo, viaggia in terza classe”.
Analisi spietata, ma lucida: “
Parliamoci chiaro, non c’è più, in verità, scontro e passione politica. Tutto scomparso. Ogni tanto qualcuno si agita ma nulla di più. Fuori dai denti: si dicono tante stupidaggini, queste sì”.
Con questo, si può chiudere il discorso; che invece conviene avviare proprio da qui.

Il 2020 comincia con la pandemia che in breve tempo raggiunge i livelli attuali, ma in tutti i balconi unfioriredi lenzuoli con la scrittaAndrà tutto bene’; ‘Presto tornerà come prima. C’era chi cantava suonava, e s’inventava una quantità di riti benauguranti.
Un tempo che sembra sideralmente lontano.
Poi un brusco ritorno a terra. Dopo la breve parentesi estiva, dove una quantità di scervellati si illudono che la pandemia sia finita, e si abbandona a comportamenti irresponsabili uniti all’insipienza di chi deve adottare misure che non sa o non vuole prendere (basti citare il caso di migliaia di inutili banchi a rotelle, o i monopattini a motore). Eccoci all’oggi, ai palpabili e quotidiani disastri. Ancora Macaluso: “L’economia, via via, andrà a rotoli. Stampano soldi. Il pur bravo Ministro Roberto Gualtieri stampa soldi. Cresce il debito pubblico e quella che si chiamava economia reale è in grave difficoltà. Siccome anche Mario Draghi ci ha detto che in questa fase bisogna indebitarsi, si è colta la palla al balzo. Quando e se tutto finirà non usciremo in ginocchio, ma neppure tanto in piedi”.

Si torna alla politica. La ‘fotografia’ mostra una realtà amara: “I partiti non esistono. Matteo Salvini raglia ogni tanto, Giorgia Meloni cinguetta e Nicola Zingaretti ripete sempre le stesse coseLuigi Di Maio purtroppo è Ministro degli Esteri. I grillini nessuno li prende più sul serio”.
In questo contesto, palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte tira a campare: “Non ha strategia…Non mostra una capacità di guida del Paese. Brava persona, ma non ha grinta politica. Non un leader, semmai un amministratore”.
Forse la strategia è proprio non averla.
Paolo Armaroli, politologo di esperienza, giurista finissimo e alle spalle un’esperienza di parlamentare (autore di un saporito ‘Conte e Mattarella. Sul palcoscenico e dietro le quinte del Quirinale’, La Vela editore), parla del Presidente del Consiglio come di personaa sangue ghiaccio’, al pari del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; entrambi giuristi, ma il primo di diritto civile, l’altro costituzionale e parlamentare. In politica (e soprattutto se si rivestono incarichi delicati, è una differenza che pesa). Dopo iniziali goffaggini ‘istituzionali’, Conte ha fatto tesoro dellelezionidi Mattarella, e i due, infine, si intendono. Da una parte ha certamente giovato l’affrancamento di Conte da Salvini e Di Maio (al tempo del governo Lega-M5S lo trattavano da ‘pupo’); dall’altra il presidente della Repubblica, con il realismo di chi ne ha viste tante, fa di necessità virtù.
Escluso che di questi tempi si voglia (e si possa) andare a una crisi di governo (a malapena può essere ipotizzabile un mini-rimpasto, ma ad anno nuovo), Mattarella e Conte lasciano leader e leaderini litigare a volontà; e pensano al sodo: il primo, rigoroso nel tracciato costituzionale, esercita mattina a sera una moral suasion simile al lavorio di un pugile che metodico lavora sui fianchi; l’altro ha fatto sua la politica che Alessandro Manzoni espone nel celebre dialogo tra il Conte Zio e il padre provinciale dei Cappuccini: “…A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire”.

Quella che però non si può né sopire, è troncare è la situazione dell’economia. Tutti gli indicatori sono concordi: il PIL del quarto trimestre sarà negativo: male per l’industria, per i servizi; peggio per i consumi e il lavoro.
Gli analisti di Confindustria avvertono che “
la produzione già a settembre-ottobre ha visto interrompersi il suo rapido recupero, sui livelli pre-Covid: ciò potrebbe preludere a una nuova, moderata, caduta nel quarto trimestre”. Per quanto riguarda la domanda interna, il calo è confermato: gli ordini sono a -28,3 (-34,4 nel terzo trimestre); tra i produttori di beni strumentali a -31,4 (da -42,8). Calata sensibilmente la fiducia delle famiglie: l’Indice dei consumi di Confcommercio “segnala in ottobre un -8,1 per cento sul 2019; i dati peggiori sono per turismo, servizi per il tempo libero, trasporti”. Per quanto riguarda l’occupazione, dopo una mini-ripresa estiva grazie ai lavori stagionali, la curva si è già appiattita. Deludenti anche i dati dell’export: “Le indicazioni a inizio quarto trimestre erano positive: in risalita gli ordini manifatturieri esteri. Tuttavia, le probabilità di una nuova caduta a fine anno sono alte, a causa della pandemia”.
Non bastasse,
incide anche un contesto internazionale, e innanzitutto le elezioni negli Stati Uniti; “Le future politiche economiche statunitensi restano incerte, frenando le decisioni di investimento e gli scambi produttivi e commerciali”, si legge nello studio di Confindustria. Inutile dire che quello che accade negli USA non riguarda solo gli americani: “Gli Stati Uniti sono il terzo mercato di sbocco per il nostro export, con un peso in forte crescita negli ultimi anni, sia attraverso l’elevata partecipazione del manifatturiero italiano alle catene globali del valore”.
Dovrebbero essere queste le questioni che assorbono e tengono svegli la notte quanti ricoprono delicati e importanti cariche istituzionali. E’ altro, invece, che occupa e preoccupa.

Per dire: a ore è prevista una sorta di resa dei conti tra Davide Casaleggio e i maggiorenti del Movimento 5 Stelle.
E
ntro Natale i grillini si doteranno di una nuova/vecchia leadership, ‘collegiale’: l’attuale capo politico Vito Crimi, finiti degli Stati Generali, accelera il percorso programmato prima delcongresso’ vero e proprio. Con i cosiddetti ‘facilitatori’ del M5S delegati a stilare il documento finale emerso dagli Stati Generali, organizza le votazioni che dal 5 dicembre porteranno un nuovo programma, il cambio dello statuto e la nuova leadership. Casaleggio non sta con le mani in mano: è pronto, ormai, a presentare un piano di autofinanziamento che costituisce l’ultima (per ora) mossa della guerra in corso contro gran parte degli eletti; i quali non hanno per nulla gradito, e annunciano altre barricate.
Questa la situazione, questi i fatti.

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