giovedì, Settembre 23

La ‘politica di demistificazione’ di Narendra Modi Il volto rivelazione della politica indiana continua a ricevere consensi

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modi economia

Anni fa, quando lavoravo per il principale quotidiano del Paese, il ‘Proprietario’, in uno dei suoi incontri con i membri dello staff editoriale, ci sottolineò l’importanza della ‘demistificazione’. Il proprietario, che è verosimilmente un raro genio tra i magnate dei media di tutto il mondo, era dell’opinione che più un paese diventa democratico e la sua crescita demografica è dipendente dalla popolazione al di sotto dei trent’anni, più lettori metteranno inevitabilmente in dubbio le credenze comuni e i modelli da idolatrare. Questi demistificheranno con piacere l’aura creata intorno a una persona o a un’istituzione. Applicando questa teoria all’odierno sistema governativo indiano, penso che il Primo Ministro Narendra Modi sia il miglior professionista della politica di demistificazione’, a maggior ragione se consideriamo i risultati delle elezioni appena concluse in Haryana e Maharashtra.

Prendiamo il caso di Haryana (Stato settentrionale dell’Unione Indiana, che conta oltre 21 milioni di abitanti), dove lo stesso Modi ha condotto la campagna elettorale.
Le politiche messe in campo in questo caso sono state totalmente gestite dalla popolazione Jat, come una classe sociale o una comunità. Infatti, se non si tiene conto del periodo di Governo di Bhajan Lal, che è stato il Primo Ministro per undici anni in tre periodi differenti, il territorio di Haryana, che si è dichiarato stato a sé nel 1967, ha avuto come Primi Ministri sempre esponenti del popolo Jat- escluso qualche breve governo di Banarsi Das Gupta qua e là. La politica di Haryana è stata seriamente influenzata dalle famiglie di Bansi Lal, Devi Lal e Bhupinder Singh Hooda, tutti appartenenti al popolo Jat. Ciò assodato, bisogna tenere conto del fatto che il BJP, Partito Popolare Indiano (formazione che è a maggioranza conservatrice, ndr.), sotto la guida di Modi ha fatto una cosa notevole. Dopo essere stato il partito perdente nelle precedenti elezioni, nonostante l’alleanza sia con il partito di Devi Lal che con quello di Bhajan Lal, il BJP questa volta ha lottato da solo e ha raggiunto la maggioranza con le sue forze. Secondo quanto riporta il quotidiano ‘Indian Express’, il BJP ha ricevuto la percentuale minore di voti espressa dal popolo Jat: solo il 17% se paragonato al 42% che è andato al Lok Dal di Om Prakash Chautala (figlio di Devi Lal), al 24% andato al Congress (partito che ha dominato il movimento indiano d’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1885 e che ha formato la maggior parte dei governi dell’India, dal tempo dell’indipendenza a oggi, ndr.), e al 27% andato agli altri. In una corsa a quattro, il BJP, con 47 seggi su 90 membri dell’assemblea, si è assicurato in tutto il 33,2% dei voti.

Osserviamo adesso quanto avvenuto nel territorio di Maharashtra (Stato dell’India centro-occidentale, terzo per estensione dell’Unione e il secondo per popolazione, ndr.), la cui capitale è Mumbai, la città più cosmopolita dell’India e capitale finanziaria del Paese.
Come risultato delle scorse elezioni, nessun singolo partito era riuscito a raggiungere la maggioranza, in un Parlamento composto da 288 seggi. Ma in seguito il BJP con a capo Modi è diventato il partito singolo con il maggior numero di seggi (in totale 123), a soli 22 seggi di distanza dall’opportunità di costituire anche qui un Governo. Ciò che è importante notare è che il BJP è l’unico partito, ad esclusione del Congress, ad aver superato i 100 voti nella storia del Maharashtra come Stato indipendente dal 1960. In realtà, dal 1995 nessun partito, incluso il Congress, ha mai superato i 100 voti, facendo sì che le la formazione di coalizioni di Governo diventassero la normalità per il Paese. Inoltre, il BJP è sempre stato il quarto partito nel Paese – dopo il Congress, lo Shiv Sena (partito di ultra destra, ndr.) e il Partito del Congresso Nazionalista NCP (partito giovanile di centro sinistra, formatosi nel 1999, ndr.). Le alleanze erano da un lato tra Congress e NCP, al potere dal 1999, e dall’altro lato tra Shiv Sena e BJP. In altre parole, il BJP sotto Modi è passato dall’essere la quarta forza nella politica del Maharashtra a diventarne la prima. Il BJP ha ricevuto il 29,1% dei voti, seguito dallo Shiv Sena con il 19,4%. Ed è proprio questa suddivisione dei voti ciò che impressiona di più, considerato che tutti e quattro i maggiori partiti dello Stato concorrono singolarmente in quasi tutte le circoscrizioni elettorali. In questo senso, i voti ottenuti da un partito dovrebbero essere valutati in termini di sostegno ricevuto e non in termini di voto a sfavore. Ad esempio, una persona che vota per il Congress non dovrebbe essere necessariamente vista come una persona che vota contro il BJP; questo, per me, è un modo semplicistico di vedere le cose, in particolar modo quando i partiti maggiori concorrono singolarmente.

Secondo la mia modesta opinione, la politica di demistificazione di Modi ha danneggiato principalmente lo Shiv Sena e il suo leader supremo Uddhav Thackeray. In un certo senso, è stata una ripetizione delle elezioni generali di maggio. In quel caso, la politica di demistificazione ha completamente distrutto l’ex Primo Ministro Nitish Kumar e il suo Janata Dal, il quale era stato l’alleato maggiore del BJP in Bihar per anni. L’alleanza tra Shiv Sena e BJP è durata 25 anni. Il BJP, così come in Bihar, era l’alleato minore. L’alleanza ha fatto particolarmente bene nelle elezioni nazionali di maggio. Ma alla vigilia delle elezioni dell’assemblea si è sciolta.

In Bihar, l’alleanza tra Janata Dal e BJP si è sciolta quando Modi si è candidato come Primo Ministro. Nitish, il partner maggiore dell’alleanza in Bihar, ha imposto virtualmente al BJP di presentare qualsiasi altro leader che non fosse Modi come Primo Ministro dell’Alleanza Democratica Nazionale (NDA) alle sedicesime elezioni generali dell’India. Il governo di Nitish era competente e relativamente meno corrotto degli altri in Bihar, uno degli stati indiani politicamente più importanti. La sua minaccia di lasciare l’NDA è stata di cattivo auspicio perché il BJP non solo avrebbe perso un partito alleato da tanti anni guidato da un Primo Ministro molto ‘popolare’, ma avrebbe anche scoraggiato qualsiasi altro potenziale alleato ad unirsi con l’NDA nella lotta alla ben radicata Alleanza Progressista Unita (UPA), guidata dal Congress al potere dal 2004. Ma Modi ha osato demistificare il fenomeno Nitish: l’alleanza si è spezzata. Fosse rimasta intatta, al BJP sarebbero stati assicurati non più di 15 seggi dal Janata Dal di Nitish, lasciando per sé stesso gli altri 25 (il Bihar manda 40 membri al Lok Saba, la camera bassa del parlamento Indiano). Ma adesso il BJP detiene il maggior numero di seggi, lasciandone giusto qualcuno per i nuovi alleati. I risultati sono stati spettacolari. Nitish, l’uomo potente è stato messo da parte, nonostante le sue bravate. Come prevedibile, egli ha rassegnato le sue dimissioni e adesso il suo partito è fortemente soggetto al sostegno di un’altra formazione politica, guidata dal suo ex principale rivale politico Lalu Yadav. Ma questa è un’altra storia.

Analogamente, in questa tornata elettorale, Uddahv Thackeray è stato demistificato. Si è sopravvalutato quando si è perfino rifiutato di dare al BJP i 127 seggi per concorrere come alleato minoritario. Anche Uddhav voleva essere Primo Ministro. Ma ciò poteva essere possibile solo se l’alleanza con il BJP fosse rimasta intatta. Ma adesso il BJP, concorrendo da solo, ha quasi il doppio dei seggi del Sena. Ovviamente, quest’alleanza, a differenza di quella tra Janata Dal e BJP in Bihar, non è del tutto finita ed è questione di tempo prima che il Sena provi a ricucire i rapporti con il BJP al fine di governare Maharashtra in coalizione (dopotutto il rappresentante del Sena è nel gabinetto di Modi a Delhi, e i due partiti rimangono alleati a livello municipale in tutto lo stato governanandone molti, incluso il comune di Mumbai, il cui budget annuale, tra l’altro, è più alto rispetto a quello di molti Stati indiani). Ma la cosa importante è che demistificando Uddhav Thackeray, Modi ha fatto si che ci fosse un cambio di ruoli: ora il BJP è il partito di maggioranza a Maharashtra e per almeno un decennio o giù di lì Uddhav deve abbandonare l’idea di poter diventare Primo Ministro a Maharashtra.

Ad ogni modo, la politica di demistificazione di Modi non si limita a personalità come Nitish, Uddhav o a persone del suo stesso partito, come Lal Krishna Advani e Murli Manohar Joshi. Modi ha demistificato anche alcune teorie standard che fino a quel momento descrivevano la situazione politica indiana. Egli ha messo in evidenza, ancora una volta, i limiti delle tanto lodate (perverse, in realtà) identità politiche delle classi sociali, delle religioni e delle regioni. I risultati delle elezioni ad Haryana e Maharashtra hanno confermato, senza ogni ombra di dubbio, che il popolo non ha votato necessariamente seguendo una linea classista o regionale. Il popolo, come nelle elezioni nazionali di maggio, da un lato ha continuato a riporre fiducia in Modi che promette salvezza, sicurezza e sviluppo per tutti gli indiani. Il popolo vede Modi come una persona ambiziosa e ha rifiutato l’attuale politica, che distribuisce soldi e beni in nome dell’aiuto ai poveri. Dall’altro lato, i poveri, sia delle aree urbane, sia di quelle rurali sembra abbiano riposto fiducia in Modi, con la precisa volontà di ‘scaricare’ la politica dell’esaltazione della povertà. Modi, dal canto suo, ha fatto loro comprendere la necessità di avere maggiore autorità per poter dominare la povertà, per non rimanere perennemente poveri e dipendenti dagli aiuti del Governo, vivendo solo per essere delle ‘banche di voti’ per i partiti al comando.

Riassumendo, Modi sta vincendo le elezioni grazie alle sue promesse di maggiori poteri o aspirazioni politiche al popolo. Un processo che sta demistificando la politica e gli stessi politici indiani.

 

Traduzione di Sara Merlino

 

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