martedì, Settembre 28

La politica del Kazakistan nello spazio La presenza russa ritarda lo sviluppo del programma spaziale

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Almaty – Il Kazakistan ha lanciato in rapida successione due satelliti nell’orbita terrestre, confermando i propri piani di espansione della politica spaziale. Il tutto nel mese del 53esimo anniversario del primo lancio di un uomo nello spazio, avvenuto il 12 aprile del 1961 proprio dalla stazione spaziale di Baikonur in Kazakistan. Niente di particolare a confronto con l’avventura di Yuri Gagarin, ma un passo importante nella nuova strategia spaziale kazaka.

Il primo di questi lanci è avvenuto il 28 aprile, sempre da Baikonur, la seconda stazione spaziale al mondo per numero di campagne spaziali e la più antica. Il satellite KazSat-3 è giunto nello spazio grazie al vettore Proton-M, già oggetto di critiche la scorsa estate dopo un lancio fallimentare che ha causato seri danni ambientali. Il secondo lancio è avvenuto solo due giorni dopo dalla stazione spaziale della Guyana francese, portando in orbita il KazEOSat-1, accompagnato dal vettore francese Vega, che sarà responsabile per il telerilevamento ad alta definizione nel territorio kazako. Il lancio era stato rinviato di un giorno, creando un piccolo scandalo sull’effettiva riuscita della missione, poi rientrato.

Talgat Musabayev, presidente dell’Agenzia Spaziale kazaka (KazKosmos), ha rassicurato che tutto va secondo i piani del governo. La ‘Strategia 2011-2015’ ha infatti l’ambizioso obiettivo di creare in Kazakistan un settore spaziale sostenibile. Il piano è stato adottato nel febbraio del 2011 e finora ha riscontrato un limitato successo, visto lo strapotere russo in questo campo, anche nel territorio kazako. La base di Baikonur è da sempre sotto la giurisdizione di Mosca, grazie a un contratto di affitto che prevede un compenso di 115 milioni di dollari ogni anno, più un impegno a investire almeno 50 milioni per manutenzione e ammodernamenti.

Baikonur, un po’ come la base militare di Sebastopoli in Crimea e la Quattordicesima Armata Sovietica in Transinistria, è un lascito dell’eredità sovietica nei territori delle ex-repubbliche sovietiche. Per la loro importanza strategica per la politica di sicurezza russa, Mosca ha deciso di rinnovare il supporto a queste ‘ambasciate’ sui generis. Il territorio di Baikonur è ‘off-limits‘ per chi non possieda i permessi dalle autorità russe e gli stessi abitanti della cittadina adiacente alla base non possono muoversi con piena libertà e la valuta locale è il rublo russo. Nel 2004, l’affitto è stato prolungato fino al 2050. Tra gli attivisti che sono scagliati contro la firma del trattato dell’Unione Economica Eurasiatica sui social network, alcuni sottolineano anche la necessità di riappropriarsi della base di lancio. Il governo di Astana ha aperto alla possibilità di rinegoziare il contratto di affitto con Mosca per lasciare più spazio e più prerogative a KazKosmos.

Il Kazakistan vorrebbe diventare un centro globale sia per le esplorazioni, sia per il turismo spaziale, sempre più di moda tra i facoltosi businessman di mezzo mondo. Da Baikonur non sono infatti solo partiti Gagarin e il cane Laika. Nel 2001, il lancio di Dennis Tito ha aperto la strada al turismo spaziale. Tuttavia, il Kazakistan soffre della situazione di minorità in cui lo ha lasciato la Russia, che amministra e gestisce tutte le operazioni a Baikonur. La mancanza di esperti e le difficoltà finanziarie nell’implementare il piano spaziale si fanno sentire, proprio nell’ultimo anno coperto dal documento strategico 2011-2015. Per non disperare, comunque, Musabayev ha fatto sapere che tra 2015 e 2016 dovrebbe concludersi la prima commessa per la costruzione di veicoli spaziali nel territorio del Paese centroasiatico, mentre nel 2017 si prevede il lancio di un astronauta kazako sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Per diventare un centro globale, tuttavia, non basta la manodopera e la presenza di un astronauta nello spazio. Il piano più ambizioso è quello di cambiare i vettori Proton e produrne di meno inquinanti. Il progetto ‘Baiterek’ è orientato a questo scopo. In più, il Kazakistan sta provando ad aumentare la propria partecipazione nella joint venture russo-ucraino-kazaka Kosmostras, che sta portando avanti un progetto di riutilizzo dei vecchi missili balistici intercontinentali dell’era della Guerra Fredda come vettori per le missioni spaziali. Il progetto ‘Dnepr’ è però fortemente in mano a russi e ucraini, mentre Astana partecipa con un limitato 10 percento. L’obiettivo di arrivare alla quota paritaria di un terzo per ogni partner è da rinegoziare con Mosca, che non sembra interessata alla proposta.

La Russia non sembra prendere quest’iniziativa kazaka molto bene. La possibile rinegoziazione del contratto di Baikonur ha accelerato le operazioni del progetto ‘Vostochny’, che mira a stabilire la quasi totalità delle missioni spaziali nel territorio russo. L’incremento dal 25 percento attuale al 90 percento previsto dovrebbe essere completo per il 2030 e ridurrebbe al minimo l’importanza di Baikonur per i russi, che potrebbero loro decidere di rinegoziare, o addirittura risolvere, il contratto di affitto. Per ora Mosca sta resistendo alle richieste di rinegoziazione, il che continua a tarpare le ali alla volontà di emancipazione kazaka. Questo atteggiamento attendista russo avrà conseguenze negative nel lungo periodo: nei prossimi anni, infatti, gli ostacoli indirettamente posti dai russi per il programma spaziale kazako non diminuiranno.

Al momento, oltre alla permanenza della Russia a Baikonur, un altro fattore preoccupa il Kazakistan. La costante minaccia di sanzioni da parte occidentale per il comportamento russo in Ucraina potrebbe avere un effetto negativo per la politica spaziale di Astana, che dovrà fare i conti con una possibile riduzione di missioni spaziali internazionali a Baikonur, in segno di protesta contro le azioni russe negli ultimi mesi tra Ucraina orientale e Crimea. Tuttavia, alcuni esperti in materia hanno assicurato che si tratterà solo di lanci che riguardino il rafforzamento delle capacità militari russe, quindi le missioni di esplorazione non saranno oggetto di sanzioni.

Che le sanzioni siano imposte o meno, che la Russia rimanga ancorata a Baikonur o meno, il Kazakistan potrebbe essere intrappolato in un gioco politico internazionale che impedisce al suo programma spaziale di decollare. Con il rinnovamento dei documenti strategici dovranno anche arrivare ingenti investimenti, altrimenti si ripeteranno altri cinque anni in cui si proverà a raggiungere una meta molto ambiziosa a passo di lumaca.

 

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