lunedì, Novembre 29

La politica come professione o come posto di lavoro? La politica diviene, più che un servizio per il bene collettivo, un’opzione per soddisfare e collocare figure altrimenti scomode da gestire

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Archiviati rapidamente i risultati delle recenti elezioni amministrative dopo qualche riflessione più o meno acutaed esaustiva, passando all’orrido e destrissimo affondamento del disegno di legge Zan contro l’odio omofobico, tra sguaiati ed al fondo omofobi frizzi e lazzi tra le destre con qualche aiutino sparso tra cespuglietti pentastallati piddini e frattaglie rignanesi, siamo proiettati nei compromessi mediazioni vendite ed acquisti al mercato del voto per il nuovo Presidente della Repubblica. Immersi in una bassa politica di questo tempo oscuro e mediocre votato da meno della metà dell’elettorato, questo il serio problema odierno, un voto in prevalenza anziano. Essendo i giovani alle prese con i loro problemi irrisolti di lavoro, clima, ambiente, con cui scendono nelle piazze in decine di migliaia. A dialogare, relazionarsi sulle piattaforme elettroniche, vero e quasi unico idolo del tempo. Con risposte che non arrivano, che vengono promesse, negate, in un gioco autoreferenziale di una politica che tranne pochi casi non riesce più ad essere l’attore trainante capace di interpretare a pieno dinamiche e movimenti di società industriali complesse, generando preoccupanti e diffusi fenomeni di disaffezione, sfiducia, rassegnazione.

Ed intanto lassù nell’empireo governi istituzioni amministrazioni, agiscono indisturbati soggetti politici alle prese con le proprie logiche di riproduzione. Per clan, per gruppi, per cordate. Poi dice che uno ha nostalgia del passato, tragico quanto volete, ma dove si coglievano afflati di politica, di masse, popolo, pensiero (critico o meno), ideologico quanto ritenete ma almeno in cui si discuteva di qualcosa. Poi decapitatesi le ideologie del Novecento per qualche dittatura di troppo, è comparso un mondo pragmatico e tecnocratico finto neutro divenuto il più ideologico strumento di comando capitalistico del mondo, con l’ausilio dei nuovi paggetti della fu sinistra e di un pensiero progressista in difficoltà con le nuove istanze delle società stratificate nei redditi e profitti, nelle opportunità di accesso al lavoro, casa, istruzione, sanità, nei diversificati consumi culturali. Dinamiche sociali vieppiù sottoposte a fenomeni ritenuti ‘rivoluzionari’ di de-regulation e liberalizzazione spinta da leggi regole e burocrazie. La f(u)amosa disintermediazione della società, dell’economia, della vita sociale, dove ad un progetto coerente che tenesse insieme la società industriale, si è andata sostituendo una frammentazione del corpo sociale con obiettivi, scelte, decisioni per gruppi e ceti specifici, perdendo di vista un’idea e progetto di società. Ciò che ha finito per lasciare soli rabbiosi e rancorosi gli strati bassi-medi delle società, che qualcuno per banale dire accomuna alle ‘periferie’. Interessati più ad instaurare processi di accumulazione di rendite e redditi medio-alti, infliggendo colpi mortali ai comparti dei ceti medi, ossatura delle società opulente schiacciate da un indebitamento perenne, come avrebbero dovuto insegnare le crisi sistemiche di un capitalismo de-territorializzato, transnazionale, occulto.

Insomma, i risultati delle ultime elezioni amministrative vedono quasi vincitori il Pd dove il frenato entusiasmo per una vittoria trionfale si accompagna alla cruda legge dei numeri, che in voti assoluti i piddini perdono più dei fascio leghisti. Poi vi sono i sicurissimi perdenti, quasi inabissati, i pentastallati ormai tonnetti inscatolati dal sistema politico, pugnalatore seriale in testa, quelli che volevano svuotare il Parlamento aprendolo come una scatoletta di tonno. Da una porzione di nuove generazioni di cui avremmo fatto a meno. Mentre il resto dei giovani,molto migliore, studioso e competente, o è fuggito dall’Italia arretrata o scende in piazza per provare a credere in un domani climatico e di lavoro oggi alle corde. Nemesi della politica, dell’intelligenza, del mondo. Ormai mediocremente banalizzati con il Conte pochette I e II a far di conti, stremato a far finta di colloquiare con il Pd che gli detterà il solco. Altro che campo largo della sinistra-centro che cerca di recuperare giovani vivacemente attivi in associazioni, movimenti, gruppi, azioni, reti di assistenza, nel lavoro oscuro nei territori, quartieri, luoghi di disagio, ad alto tasso criminale e scarso senso civico mai arrivato sin là. Poi dalla tornata elettorale vi è la preoccupante mediocre figura delle destre, vere sconfitte con un personale (im)politico su cui qualunque persona di quelle aree con un poco di dignità e serietà avrebbe dovuto cancellare per… parvità di materia cerebrale. E difatti molti di destra non hanno votato tizi come Michetti chi? o il pediatra milanese con pistola. Dunque inviando un messaggio chiaro a formazioni a loro vicine di cui attendono criteri chiari di selezione di figure competenti, democratiche, prive di croci svastiche e gagliardetti nostalgici, che però se non sono emersi vuol dire che non sono stati messi a frutto criteri decenti ed affidabili verso cui orientarsi. Il che la dice lunga sulla qualità spessore e tasso di democraticità lì in prevalenza assente.

Qui il tema si arricchisce, o meglio impoverisce ancor di più, dinanzi alla notizia delle ultime ore. Diversi candidati di versanti diversi presentatisi e perdenti vanno via. Mi spiego. Il chi? Michetti ha malamente perso, dopo aver fatto la parte di agnello sacrificale della destra meloniana che nel tetro post voto ha avuto il coraggio di dire che la sconfitta era dovuta al fatto che erano partiti tardi nel casting del candidato. Tardi? Hanno avuto 5 anni acchiappando di qua e di là, fino a tirar fuori il solito Bertolaso, poi un giorno la sorella della Giorgia, perché non è sola, ‘percepisce’ che un tizio possa aizzare il destrume vario con battutacce contro ebrei ed altre belle cosucce, diventando il loro conducator! Questa la qualità, arrangiatevi. Come ho già detto, questi piacciono perché tanti di pari livello possono immedesimarsi in queste figure. Comunque, il chi? de destra dopo aver raccolto ben 375 mila voti di romani speranzosi sulla sua figura di uomo senza qualità, rinuncia e non entrerà in consiglio comunale all’opposizione e perché? Il motivo surreale è che “da presidente della Gazzetta Amministrativa (che roba è, quale piccolo carrozzone e pagato da noi quanto, per fare che?) potrò offrire un contributo maggiore che…” bla bla bla. Del pari con Bartleby lo scrivano del magnifico Melville, vien da dire “avrei preferenza di no” a commentare una buffonata simile. Troppo scadente, troppo al di sotto delle sue aspettative sporcarsi nel ruolo di consigliere di opposizione magari sudando, studiando i dossier dell’amministrazione e fare ciò che fa(ceva) la politica, una seria opposizione non pregiudiziale ed ideologica. Così si faceva e ci si formava. Ma era il passato ideologico delle scuole di partito, mica il presente della melmosa società liquida di oggi. E per non lasciarlo solo, anche il supremo Calenda, l’uomo autoconvintosi che il posto di Papa forse gli andrebbe stretto!, dopo 1 anno di lavoro nelle municipalità per cui avrebbe accumulato conoscenze e bisogni superiori agli altri candidati, fiero dei suoi 220 mila voti-allocchi, anch’egli non si azzarderà a calcare la troppo modesta scena comunale di Roma per tornarsene all’europarlamento, dove fu eletto con i voti del Pd per poi andarsene, insieme ai voti. Nulla di illegittimo o di male, se non un senso amaro di uso strumentale delle intenzioni degli elettori di sentirsi utili a qualche piccola causa politica. Il fatto che abbia comunicato questa rinuncia prima di perdere, esito che non aveva preso in considerazione sicuro di arrivare almeno al ballottaggio, sì da consentire ad “un giovane (mica lui, navigato ed altissimo politico) serio e preparato” di prendere il suo posto, se lo salva nella forma non lo giustifica nella sostanza. Sotto testo, di farsi le ossa che Lui ha già dato.

Ma forse mi sbaglio io. E poi ci sarebbe tal Battistini a Bologna. Insomma se una morale c’è, è che ca. 600 mila romani, ed altrove, patiscono uno scarso rispetto che viene bellamente trascurato da una politica che pare un ring dove si disputano se va bene un paio di riprese per poi andarsene a cerca maggior fortuna altrove, che dopo aver convinto i tanti che ti votano, dimostrandoti fiducia credendo nel tuo progetto, idee, valori, poi li lasciano privi di figure di riferimento da cui farsi rappresentare. Che cosa resta di questa politica ridotta più ad un esercizio per tappe per conseguire titoli e prebende personali di successo, certo con enfasi diverse tra candidati che dire di bandiera è gratificarli, o ex ministri sognanti una personale collocazione quale presidente del consiglio o affine? Almeno un altro ex ministro, il rigido ed algido Gualtieri che riesce a scaldare gli animi neanche come un igloo in Alaska, almeno non proprio con tantissima voglia ha accondisceso a fare la controfigura del Zingaretti che ha opposto il gran rifiuto al partito, ed ha obbedito. La politica diviene così più che un servizio per il bene collettivo un’opzione per soddisfare e collocare figure altrimenti scomode da gestire. Dall’altra parte stazionerebbe il popolo, questo anonimo aggregato, che chiede soluzioni ai propri problemi, scelte e domande sempre più inevase. Poi se la disaffezione dal voto raggiunge livelli così bassi nel nostro Paese, qualcuno si dovrà pur porre qualche domanda su come fare per ridurre un baratro di estraneità foriera di torsioni sbrigative ed estremiste. I populismi di questi anni forse cominciano a mostrare qualche battuta d’arresto, ma le pericolose quanto allucinanti risorgenze post pandemiche (si vedano la follia dei simil detenuti dei campi di concentramento nazisti con pettorine a righe, marcianti in un luogo del Nord che avrebbero dovuto indignare l’intero arco politico, non solo le comunità ebraiche) si vanno colorando di fondali neri e rabbie rancorose difficili da sradicare.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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