venerdì, Maggio 14

La politica blocca l’economia Gli economisti e la Banca di Thailandia riscontrano la contrazione del PIL più del previsto

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Bangkok – Secondo uno studio condotto di recente dal Kasikorn Research Centre l’economia thailandese è vicina ad entrare in stato di recessione, a causa di una particolare difficoltà nel raggiungere un assestamento nel primo quarto dell’anno, stante la situazione di turbolenza politica che pesa su quasi tutti i fattori principali della crescita. Si tratta di un parere che segue quello già espresso in precedenza da parte della Banca di Thailandia e dal Board Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale NESDB. In ogni caso, la Banca Centrale aveva sottolineato che la crescita del PIL nel primo quarto dell’anno è più bassa rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno e che nel senso più strettamente tecnico si potrebbe parlare di recessione nel caso in cui  vi sia un ulteriore slittamento verso il basso nel quarto d’anno corrente. Il Board Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale ha scioccato gli investitori annunciando le sue previsioni relative allo sviluppo del PIL e che l’economia – de facto è in stato recessivo. L’agenzia aveva previsto che il PIL nel quarto corrente avrebbe subìto una contrazione dello 0.3 per cento rispetto al primo quarto dell’anno e che il PIL del primo quarto sarebbe risultato più basso dell’1.7 per cento rispetto ai tre mesi finali del 2013. Charl Kengchon Direttore Manager del Kasikorn Research Centre afferma che lo stallo politico permanente ha intaccato seriamente l’economia thailandese causando la maggior pressione sulle volontà di spesa nei primi tre mesi. Hanno subìto effetti negativi anche il settore del turismo e quello degli investimenti mentre a registrare un aumento robusto è l’export. Dati questi fattori, il Kasikorn Research Centre prevede che il PIL nel primo quarto si sia contratto dell’1.8 per cento rispetto al primo quarto ma deve espandersi dello 0.7 per cento su base annua.

Per il secondo quarto, le esportazioni risultano essere il solo settore trainante dell’economia e si prevede persino un ulteriore miglioramento rispetto al primo quarto. Charl Kengchon, però, sottolinea che il solo settore dell’export non può controbilanciare la discesa complessiva e non può contribuire al raggiungimento di uno sviluppo percentuale che aggiunga uno 0.9 per cento al tasso di crescita complessivo che resterebbe comunque un livello di sviluppo del PIL definibile come basso.

Gli stessi esperti si affrettano ad aggiungere anche che però vi sono anche spazi di miglioramento, sempre se si ragiona in termini di comparazione con l’anno scorso che si è chiuso comunque con un tasso di sviluppo basso. La crescita economica può essere messa al riparo se si risolve il quadro politico stagnante, in questo modo la crescita dell’export potrebbe aggiungersi in chiave positiva ed ottimistica e potrebbe diventare l’elemento più importante della risalita complessiva. Gli esperti del Kasikorn Research Centre ritengono che l’economia nella sua interezza possa migliorare nella seconda parte dell’anno con una espansione potenziale del 3%, se si considera però che permane una spesa interna complessiva non ancora del tutto protetta. Il settore privato sfiderà più alti costi soprattutto a causa dei tassi di interesse ed un tasso di inflazione più alto di quanto immaginabile in precedenza, quest’ultima guidata da più alti costi di gestione così come da un innalzamento dei costi delle pubbliche utility dalla fine dell’anno scorso. Questi fattori saranno presi in considerazione dalla Banca di Thailandia quando dovrà stilare la sua analisi della politica monetaria, ricordano i funzionari ed i ricercatori del Kasikorn Research Centre. In versione complessiva i suoi componenti ritengono che si possa sperare in una finale espansione del PIL dell’1.8 per cento, il che resta sempre una sorpresa (quindi non del tutto positiva) rispetto ai tassi di incremento del PIL thailandese cui ci eravamo abituati negli ultimi anni.

Anche il Board del Commercio della Thailandia presso la Camera di Commercio Thailandese afferma che se non ci fossero state le violenze che hanno costellato tristemente la scena politica thailandese, il PIL avrebbe potuto facilmente annoverare un 2-3 per cento di incremento nell’anno in corso. Finora lo stallo politico è costato alla Nazione non meno di 100 miliardi di Thai Baht e se anche i prossimi sei mesi dovessero essere caratterizzati da questo pantano sociale e politico, si potrebbe certamente parlare di chiara recessione. Isara Vongkusolkit, Presidente della Banca di Thailandia ha dichiarato che è necessario che la stasi politica cessi al più presto almeno per consentire nuove elezioni generali nel terzo quarto dell’anno, così che effettivamente il PIL possa aumentare del 2-3 per cento nel corso dell’anno corrente. Inoltre, aggiunge anche che a causa della relativa assenza della Commissione presso il Board d’Investimenti, circa 500-600 miliardi di Thai Baht di capitale iniziale di investimenti avrebbero potuto essere immessi nel mercato ma tutto ciò non è avvenuto, il che lascia sperare che possa accadere al più presto.

Alcuni investitori stranieri, soprattutto Europa e Giappone hanno via via lasciato la Thailandia per dirigersi verso altre Nazioni dell’area ASEAN, soprattutto Indonesia e Vietnam. Oltre a tutto ciò, dopo varie discussioni intercorse con vari settori del business nazionale, la Camera di Commercio Thailandese ha trovato che il turismo è il settore che ha mostrato il fermo più macroscopico. Gli operatori turistici ed i tour operator locali sono stati particolarmente colpiti dalla situazione politica thailandese, le prenotazioni alberghiere sono vistosamente calate. In media, le prenotazioni alberghiere a Bangkok e dintorni sono scese del 25-30 per cento. Il commercio in gioielli e vari ornamenti preziosi sono diminuiti del 30 per cento, mentre le spa, i noleggi auto, ospedali e tutto ciò che ruota intorno ai meeting ed alla convegnistica hanno tutti segnalato una forte riduzione rispetto all’anno scorso.

Le vendite di proprietà immobiliari, il campo degli affitti e le vendite di auto sono anch’essi settori calati vistosamente soprattutto se si effettua una comparazione con lo stesso periodo del 2013, come tutto l’indotto legato al settore edilizio dalla gestione immobiliare fino alle vernici, ai materiali elettrici e della carpenteria.

Bisogna anche aggiungere che vi sono pure dei settori commerciali ed economici che non hanno subìto un particolare effetto negativo. Si tratta di settori come l’abbigliamento e i relativi complementi, non foss’altro che per il fatto che alcuni marchi thailandesi hanno spostato la propria produzione in Nazioni limitrofe. Oltretutto il settore dell’esportazione ha mostrato grandi segni positivi pur nell’ambito della stasi locale e della crisi mondiale. Anzi, la Camera di Commercio Thailandese stima che vi possa essere un ulteriore innalzamento del 5 per cento nel corso dell’anno corrente.

 

 

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