sabato, Aprile 10

La pietà e il miracolo Elena B.B., la donna che per prima scoprì il seno - Capitolo 5

0
1 2


Scese dunque Elena dal suo buen ritiro della Rocca di Fusignano ove aspettava Settembre, e l’appuntamento con la giustizia. Si recava a compiere un gesto di umana e cristiana pietà che la sua anima bella riteneva doveroso. Giunta a Cervia si fece lasciare alle porte della cittadina dal conducente dell’automedonte che il padre aveva voluto regalarle, e che ella in genere guidava spavaldamente. Ma questa volta, per quel senso di pudore che fa sì che le persone buone non vogliano pubblicizzare le proprie buone azioni, ché le fanno per senso di giustizia non per averne riconoscimento dal secolo, non voleva essere scorta sul mezzo scoperto. E così si era fatta accompagnare dall’autista, che rimandò (“Provvederò a tornare da sola”), costeggiò l’abitato sfiorando i muri della propria villa dove il Conte Arduino si struggeva in attesa di un suo segnale amoroso, e soprattutto del successivo giovedì, salì per strade poco frequentate la collina di Buoncammino e finalmente arrivò alla sua meta, a Sant’Andrea di Villa Inferno.

La piccola casa nel bosco era stata suo rifugio di bambina, poi di ragazza ed ora di donna. Nessuno, tantomeno i familiari, poteva accostarsi senza il suo permesso. Da una finestra semiaperta proveniva un canto, quasi un lamento, un profilo si intravvedeva. Giunse silenziosamente alla porta, altrettanto silenziosamente la aprì, e si fermò ad osservare quell’uomo che piegato, di spalle, cantava, singultava, piangeva. Quasi stesse recitando la propria orazione funebre. Antimo Colopresti, ché era proprio lui, il Comandante dei locali Carabinieri, battuto a duello dal marito di Elena che gli aveva reciso con colpo quasi invisibile ma di straordinaria, chirurgica abilità, certi indispensabili nervi genitali. E nulla, stando ad illustri luminari, si poteva più fare, nulla poteva più lui se non nell’espletamento delle funzioni fisiologiche, per le quali invece era ancora perfettamente adatto. Ma quanto al resto… L’uomo, il maschio, l’eroe, il più appetito da fanciulle e signore dall’Adriatico al Tirreno, più d’una attraversava appositamente gli Appennini per godere della sua compagnia, era ridotto a pulcino implume. E poi sai il godimento di tutti quelli che avevano sospettato, o magari scoperto, che la propria moglie, o sorella, o figlia… E, ancor di più, di tutti quelli che avrebbero sempre voluto essere al suo posto. Prima, ché ora erano ben contenti di non essere Antimo Colopresti, cui sin lo spavaldo baffo da carabiniere si era ammosciato.

Il Comandante dell’Arma, Generale Paolo Spingardi, un piemontese di Felizzano nell’alessandrino intimo della famiglia reale, aveva bensì preso a cuore il caso di tanto valoroso milite, promuovendolo e trasferendolo al comando di una prestigiosa tenenza meridionale. Per riconoscere i suoi meriti, ma anche, soprattutto, per cercare di allontanarne le ubbie allontanandolo dal luogo della propria rovina. Era dunque in partenza. Spingardi lo aveva voluto incontrare personalmente nei giorni precedenti, ma in quel colloquio più che parlare di strategie contro la criminalità gli aveva chiesto di Elena di cui, e solo per i racconti che se ne facevano, anche lui era perdutamente perso. E confessò che persino Sua Maestà, l’algido Vittorio Emanuele III, si era per una volta tanto scaldato, incaricandolo di assicurare alla Signora le propria attenzione alla vicenda, e la sua protezione. Ma a ben altro pensava giorno e notte il povero mutilato. Mutilato nella funzione, ancor più nell’onore e nella dignità.

Elena, commossa, stette lungamente a guardarlo dalla soglia, poi dette un piccolo colpo di tosse, quello si voltò, la vide, si rallegrò e rattristò al tempo. Poi, come valoroso soldato che va comunque verso il periglioso destino, si alzò e le andò incontro, fermandosi però ad un metro. “Grazie. Ma perché mi hai fatto venire”. “Per ripagarti di ciò che hai sofferto a causa mia” replicò lei per le spicce. “E chi mi può più dare ciò che per sempre ho perso” chiuse lui cinico.

E qui occorre ristare un attimo. Molti dei protagonisti di queste vicende cerviesi hanno lasciato diari, memorie, lettere. Ma il documento fondamentale, unico forse nel suo genere nella metastoria letteraria del novecento, è il dettagliatissimo, quotidiano diario che Elena iniziò a scrivere la sera di giovedì undici luglio millenovecentododici, il giorno successivo al fatto, e che continuò instancabilmente a vergare attraverso anni e stagioni della vita. E’ conservato, ne sono conservati i tanti quaderni, presso la Fondazione Diari Autobiografici di Argenta, centro sorto nel cuore della bonifica, poche decine di chilometri da quella Fusignano che per Elena fu autentico ‘luogo dell’anima’. Dove amava sopra ogni cosa ritirarsi per ritrovare se stessa e praticare quella somma opera di terapia rappresentata dalla scrittura.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->