domenica, Novembre 28

La pesca controversa field_506ffbaa4a8d4

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Le Autorità, l’intero settore del business e le Organizzazioni Non Governative sono comunemente d’accordo sul fatto che il problema delle attività di pesca illegale, non registrate e non regolamentate (IUU)  non migliorerà su base annua, nonostante le misure finora introdotte e implementate dal Governo in carica. Dopo quattro mesi di sforzi per limitare le attività illegali o non regolamentate in ambito ittico e nella pesca dal momento in cui l’Unione Europea ha mostrato il cartellino giallo ad aprile scorso, nessuno oggi appare fiducioso nel fatto che la situazione thailandese sia migliorata sotto alcun punto in vista del ranking di settore che verrà reso noto e ufficializzato nel prossimo mese di ottobre.
Sono inoltre emerse molte controversie derivanti proprio dalla implementazione delle politiche volte a stoppare le attività ittiche illegali e nella regolamentazione di problemi abbandonati e mai messi a posto da lunghissimo tempo proprio nel campo della pesca e della produzione ittica. Molti proprietari e capitani d’azienda, in questo settore, si son lamentati spesso del fatto che praticamente non si può più pescare – a loro dire – perché le loro imbarcazioni sono anch’esse ritenute illegali. E nonostante tutto questo, affermano, la politica governativa restrittiva thailandese viene ancor oggi ritenuta inefficace al fine di superare i test sulla ammissibilità per gli standard dell’Unione Europea.
I quattro modelli di tipologie di pesca vietata sono le reti a strascico, le reti strutturate come trappole da pesca, le reti per acciughe su barche leggere e i set di reti a forma di borsa. «La nostra posizione non può certo migliorare in così breve tempo, ma sono certo che non ci sarà dato il cartellino rosso», ha detto Monkol Sukcharenkana, vice presidente dell’Associazione di Thailandia per la Pesca, il quale ha aggiunto anche che con le nuove misure inasprite, il ranking del Paese a suo modo di vedere in ogni caso non risulterà migliorato. Egli ha sottolineato, infatti, che l’Unione Europea non si fida del Governo attuale, che è salito al potere in modo non democratico.
«In precedenza, i pescatori hanno collaborato con il Governo su ogni aspetto relativo al limitare le modalità di pesca illegale o non conforme agli standard richiesti, ma credo che le misure siano state attuate in un brevissimo periodo di tempo e hanno colpito duramente molti operatori del settore e l’apparato industriale correlato», ha affermato molto chiaramente. «A causa del periodo di tempo limitato in cui gli operatori della pesca hanno dovuto conformarsi alle nuove normative», ha detto, «il 90% delle navi da pesca non avrebbe potuto prendere il largo in mare ai primi di luglio; questo ha colpito le industrie dell’indotto in campo ittico e tutto ciò è un’ombra sull’economia del Paese». Egli ha anche sottolineato che i pescherecci che utilizzano reti da strascico, e altri pescatori che hanno usato tipologie vietate di pesca, ritengono di essere stati erroneamente oggetto d’imputazione per il degrado dell’ecologia marina, e hanno chiesto al Governo una adeguata compensazione per i danni d’immagine e sostanziali subiti.
«Noi stiamo facendo del nostro meglio, praticamente tutto ciò che si può fare per combattere le attività ittiche e di pesca illegali, ma il risultato dei nostri sforzi sembra non interessare affatto agli ispettori dell’Unione Europea», ha affermato Joompol Sanguansin, Direttore Generale del Dipartimento della Pesca. Il quale ha aggiunto che – in un periodo di tempo parecchio breve – il Centro di Comando per Combattere la Pesca Illegale (CCCIF) ha implementato molte misure per risolvere i problemi della pesca illegale, come ad esempio una più oculata gestione delle attività di pesca e la regolamentazione giuridico-legale che sovrintende al settore, le ispezioni da porto a porto, la installazione di apparecchiature di tracciatura dei movimenti a bordo di tutte le imbarcazioni, oltre al divieto assoluto di forme di pesca distruttiva.

 

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