venerdì, Maggio 7

La percezione della Corruzione: monitoriamo field_506ffbaa4a8d4

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«Tutti sanno, e tutti tacciono». Nonostante la percezione della corruzione sia palpabile, in Italia, i fenomeni di denuncia sono sicuramente inferiori alla percentuale di «coloro che sanno». Basta citare il rapporto Curbing corruption dell’OCSE, dei primi mesi del 2015, dove troviamo il ‘BelPaese’ in pole position. La percezione della corruzione delle istituzioni governative in Italia sfiora il 90%. Purtroppo la cronaca non fa ben sperare. Per risalire di qualche mese, anche il Corruption perception index 2014 di Transparency International, ci collocava in vetta. Al primo posto in Europa e al sessantanovesimo nel Mondo per corruzione percepita. Record sì, ma negativi. Ed infine, solo qualche giorno fa (il 16 settembre), Franco Roberti, davanti alla commissione parlamentare Antimafia, ha  dichiarato che la corruzione in Italia non è stata «mai» combattuta. Poiché si tratta, oltre a combatterla in senso pratico, dobbiamo educarci a combattere la corruzione.

Transparency Italia ha lanciato un nuovo progetto, Monitora, una sezione nata appunto per monitorare e raccogliere i casi di corruzione apparsi sui media nazionali e locali.

Sono dei dati che provengono dalle notizie riportate, volevamo vedere in quali regioni se ne parla di più o di meno – ci ha spiegato Susanna Ferro di Transparency Italia – Questo ci può dare l’indicazione della percezione sulla corruzione, e quindi abbiamo deciso di portare avanti questa iniziativa. Non sono dati scientifici, naturalmente. Abbiamo raccolto i principali casi (riportati dai media) nei primi sei  mesi del 2015, parliamo sempre a livello nazionale, mancano ancora i casi di corruzione a livello locale. Anche per questo vorremmo coinvolgere i cittadini in questa iniziativa, per arrivare a fine anno con un report il più completo possibile. Monitora, tendo a sottolineare, riguarda solo le notizie riportate dai media nazionali e non. Con l’ALAC (Advocacy and Legal Advice Centre), invece, abbiamo il numero di segnalazioni da parte dei cittadini, e a brave uscirà il report di un anno di lavoro e potrà essere rivolto alle Istituzioni. Monitora è un progetto in fieri. Quando avremo dei dati completi sarà interessante confrontarli con i dati pervenuti dalle segnalazioni dell’ALAC. Noi volevamo aggiungere un tassello in più”.

Conoscenza e consapevolezza continuano ad essere i tasti fondamentali su cui battere. Proprio per questo ci siamo rivolti a Vincenzo Musacchio, docente di diritto penale in varie Università italiane, da ultimo, nell’Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio in Roma, Presidente della Commissione Regionale Anticorruzione del Molise e Direttore della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise.

Conoscenza e consapevolezza del fenomeno della corruzione. In Italia sarebbero questi i punti principali da cui partire? Tutti sanno e tutti tacciono?

Si tutti sanno e tutti tacciono! I punti da cui ripartire sono tanti, ritengo che nell’ultimo ventennio è stato fatto molto poco per rendere più facile la prevenzione e la repressione di questo fenomeno delinquenziale. Al contrario, sfortunatamente, si è fatto molto per intralciare l’iter corretto di repressione di questa tipologia di reati. Credo fortemente nell’etica e nella legalità ma non posso non notare che l’Italia affonda nella corruzione. I disonesti aumentano e si sparge la convinzione che esser onesti non sia affatto conveniente. Il vero dramma è che se diventa troppo conveniente fare il malfattore tutti smettono di esser onesti e si mettono a fare i delinquenti e questo vuol dire la fine, il disastro totale. Quindi, occorre impedirlo finché si è ancora in tempo. Da qui occorrerà ripartire.

Negli ultimi tempi sono stati messi a punto alcun strumenti fondamentali per denunciare la corruzione, come il Whistleblowing (nel caso della Pubblica amministrazione). Eppure ancora il sistema denuncia non funziona. Come mai? 

Per far funzionare una strategia di lotta occorre creare i presupposti affinché funzioni. Molti enti pubblici (Regioni, Province, Comuni) non hanno nessuna voglia di sottoporsi alle norme anticorruzione. Il whistleblowing è stato introdotto solo di recente e ora tutela da licenziamento e ritorsioni il dipendente pubblico che segnali illeciti di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro. La norma recepisce solo parzialmente prescrizioni di Convenzioni europee e considera esclusivamente l’ambito pubblico, ignorando – a mio avviso erroneamente –  del tutto quello privato. Salvaguarda il denunciante in modo insufficiente ed inoltre ha carattere generico e non esauriente, specie per ciò che riguarda canali di segnalazione e dispositivi di protezione da adottare per tutelare il denunciante. La scarsa propensione alla denuncia e di conseguenza la rilevante difficoltà di emersione di episodi di corruzione può imputarsi anche ad un altro limite dell’istituto: la mancanza di fattori che incentivino adeguatamente i whistleblower. A mio giudizio occorre rivedere questo istituto che così com’è non funziona adeguatamente.

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