domenica, Ottobre 17

La pena di morte in Indonesia va eliminata

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Si è tenuto il 1 maggio scorso il dibattito sulla pena di morte in Indonesia durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo.  Si sono espressi a tale proposito Neven Mimica, membro  responsabile della Cooperazione Internazionale e Sviluppo della UE, Arnaud Danjean, politico del partito PPE di Francia, Edouard Martin del Partito francese S & D, Mark Demesmaeker del Partito ECR del Belgio, Marietje Schaake del Partito olandese dell’ALDE, Marie -Christine Vergiat di quello francese del GUE / NGL e Fabio Massimo Castaldo del partito italiano EFDD. Neven Mimica ha commentato la pena di morte in Indonesia condannandola con queste parole: “L’ironia è che queste esecuzioni sono state eseguite in un paese pienamente democratico, in un paese che è senza dubbio uno dei più liberi e più democratici all’interno Est asiatico, con un potente e attivo Parlamento, e una società civile vivace e dinamica. E’ stato straziante per i detenuti e le loro famiglie come gli eventi si sono svolti con una procedura dolorosa e anche di morte lenta [..] Siamo stati chiari in tutti i nostri interventi nel dire che rispettiamo pienamente la sovranità dell’Indonesia, abbiamo anche offerto sostegno politico e assistenza pratica nella lotta contro il traffico di stupefacenti, e altre attività criminali che pongono sfide alla società indonesiana e oltre Vi assicuro che noi continueremo a discutere con le autorità indonesiane e a batterci contro l’uso della pena di morte“. Arnaud Danjean invece ha commentato le esecuzioni indonesiane così: “Non siamo magistrati, giudici o persino gli avvocati, quindi non sta a noi decidere chi è innocente oppure colpevole rispetto alle persone che sono state giudicate tramite la legge indonesiana. Tuttavia siamo membri pubblici del parlamento Europeo, eletti dal popolo per rappresentare i valori di tali Paesi, che oggi dobbiamo invitare le autorità indonesiane per fare in modo che i nostri cittadini, così come tutti coloro che hanno vissuto il processo da parte della giustizia di tale Paese debbano avere una giusta punizione ma nel rispetto del diritto umano e della loro difesa: tutta una serie di cose che non sono state date a molti cittadini francese accusati da tale Paese e che attualmente sono ancora stati giustiziati dalla pena di morte in Indonesia. [..] Il tempo stringe. L’Unione europea è un partner dell’ Indonesia, abbiamo tenuto conto che lo scorso novembre a Jakarta c’è stato un dialogo sui diritti umani tra l’Unione Europea e l’Indonesia. Abbiamo firmato con l’Indonesia un accordo di cooperazione e di partnership. Stiamo mettendo a disposizione, nel quadro dei fondi regionali, i fondi per l’alta formazione in Indonesia, i fondi per il buon governo. Non possiamo che invitare le autorità indonesiane per ascoltare la nostra richiesta di abrogare tale esecuzione cambiandola e mutandola da ora in avanti con altre pene più rispettose dei diritti umani dei rei“. Edouard Martin invece ha rivolto all’attenzione dei Parlamentari europei questa preghiera:  “Vorrei mandare un messaggio a Serge Atlaoui, un cittadino francese, che viene dal mio collegio elettorale, che è nel braccio della morte. Serge è stato colpito da pressione psicologica per oltre 10 anni, i suoi carcerieri sono già riusciti a distruggere la sua mente ed egli si sente colpevole oggi di essere vivo. No, Serge, non sei colpevole di voler vivere, di chiedere giustizia, di avere il desiderio di rivedere i tuoi quattro figli, delle sofferenze della  famiglia e dei tuoi cari.  Devi tenere duro!” Mark Demesmaeker invece commenta tali esecuzioni facendo un’analisi sociale di tale crudele fenomeno Sono fortemente convinto, e credo che converrete anche voi con il mio ragionamento, che sarebbe più utile commutare questa condanna a morte con un ergastolo o un’altra forma di reclusione“. Marietje Schaake invece affermaCari colleghi è abbastanza ironico, oltre che veramente vergognoso, che il giorno in cui abbiamo sentito la notizia terribile di esecuzioni in Indonesia, Victor Orban, che fa ancora parte del gruppo del Partito del PPE , abbia suggerito che la pena di morte venga ripristinata in Ungheria. Tali proposte sono del tutto inadeguate, e come il signor Orban sa molto bene, la pena di morte è stata vietata in Europa, e penso che dovremmo essere orgogliosi di quanto deciso dai Paesi dell’Unione Europea“.  Marie-Christine Vergiat  afferma invece “Nulla giustifica il ricorso a questa barbara e crudele pena , inoltre da quando sappiamo di tali esecuzioni quelli che sono condannati a tale esecuzione sono soltanto pesci piccoli della grande organizzazione criminale, piccoli trafficanti, in genere poveri e a volte anche con un lavoro precario, spesso stranieri e come tali privati ​​dei loro diritti di base nei servizi di assistenza, in quelli per tradizionali e per i consolari. Ci sono anche persone che sono state costrette ad aderire a tali traffici per necessità e costituiscono il braccio debole della nostra società nel braccio della morte“. Fabio Massimo Castaldo invece ha posto l’attenzione sulla condizione dei detenuti nel braccio della morteParliamo dell’isola di Nusa Kambangan, che probabilmente non compare sulla brochure turistica indonesiana dei posti da visitare, ma è proprio qui, nella cosiddetta Valle della Morte, che i condannati sono posti all’interno delle loro celle di alta sicurezza. Indossare le loro tute bianche, essi sono posti di fronte alla squadriglia pronta a mirare verso di loro per toglierli la vita al momento stabilito. Al momento dell’esecuzione i rei di morte hanno il diritto di scegliere se saranno bendati oppure no, se vogliono stare in piedi, in ginocchio o seduti, questo è l’unico segno di umanità viene dato loro. Vedete, non possiamo giudicare le prove della loro colpevolezza, ma siamo in grado di giudicare la pena di morte come una sanzione, e in quanto tale, come italiano, come europeo e come essere umano, la devo condannare. I diritti umani non possono essere eliminati in questa maniera e ci spingono a lottare per ottenere non soltanto una moratoria, ma la completa abolizione della pena di morte “.

(tratto dalla sezione Audiovisual Media del sito digitale del Parlamento Europeo)

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