sabato, Dicembre 4

La paura dei cristiani in Siria La distruzione del monastero cattolico di Mar Elian e il rischio estinzione dei cristiani in Siria

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Questa è la nostra terra, succeda quel che succeda”. Così Abu Elias riassume la sua posizione sullo scenario siriano e sulla situazione dei cristiani in Siria, nonostante sia tra i testimoni più credibili ad averne sperimentato l’amarezza. Abu Elias fa parte dei consigli popolari di Bab Tuma. Una zona scolpita nella memoria di chiunque l’abbia visitata, nel ritmo della vita che non conosce alcuna via per la tranquillità, nel suono degli inni di Pasqua e di Natale che risuonano dalle finestre delle case, nelle chiese storicamente più antiche di qualunque altra chiesa nel resto del mondo, nei suoi monasteri.

Ma i suoi particolari di oggi non corrispondono più a quelli di ieri: la zona è diventata teatro per il lancio di missili, uno scenario in cui la donna che ha perduto dei figli dice addio ai suoi ragazzi e si asciuga le lacrime, dà una delicata pacca sulla spalla alle vedove, sorride con quel suo sorriso artificiale a ogni orfano, si libera dalla sua nuvola di preoccupazioni sulla spalla dei suoi figli per rialzarsi con l’inizio di ogni nuovo giorno. Alla porta principale della sua casa è appesa la foto dei suoi martiri, sul petto della Vergine Maria, e da un momento all’altro a quella si aggiungerà un’altra foto, di un altro martire.

Però è ancora tenacemente attaccata alla vita. La sua situazione è quella di Abu Elias. Lui è come lei, ed è come la Retta Via di Bab Sharqi, che fu attraversata da San Paolo apostolo migliaia di anni fa. Questa strada custodisce racconti di tragedie, storie di tentativi di distruzione, è l’altro testimone della caduta di un gran numero di colpi di mortaio che falciano le vite di ragazzi nel fiore della gioventù. Per non parlare della zona di al-Qasaa‘, che è stata meta di chiunque abbia visitato Damasco, e che oggi è diventato un luogo di terrore dal cui cielo piovono colpi di mortaio senza che ci sia alcun obiettivo militare. Qui l’intento è quello di colpire i civili, e basta.

Tra il martello della devozione alle radici cristiane, della Siria, da una parte, e l’incudine della paura delle condizioni di vita e del sogno di emigrare dall’altra, i cristiani di Siria vivono oggi in una condizione di terrore, di perdite e morte, che la loro storia non aveva mai conosciuto prima d’ora. Davanti ai dettagli di questo scenario, sorge una domanda: i cristiani di Siria si avviano verso l’estinzione?

 

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