martedì, Agosto 3

La Pasqua di Francesco

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Sgombriamo subito dal tavolo l’eventuale equivoco. Eventuale, per quanto molto diffuso e pedissequamente ripetuto ad ogni analisi in proposito. Non sono certo i minoritari gruppi di cattolici tradizionalisti. Né il Cardinale statunitense Raymond Leo Burke, o gli altri porporati che, a diverso titolo, gli vengono affiancati, da Walter Brandmuller a Velasio De Paolis, da Carlo Caffarra ad Angelo Scola… Non sono l’Arcivescovo di New York, Timothy Dolan, né Francis George, ex Arcivescovo di Chicago. Tanto meno i giornalisti nostrani alla Antonio Socci e Giuliano Ferrara, che pure non si risparmiano all’insegna di un avanspettacolo caciarone, ed in quanto tale facilmente marginalizzato. Non è così, e se così fosse sarebbe da un certo punto di vista anche troppo facile.

Non sono questi i pericolosi nemici di Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco. La sua forza è stata quella di aver diviso trasversalmente le varie appartenenze ecclesiali. La sua rottura ha attraversato, ed attraversa, dirimendole, le varie realtà ecclesiali, dalle Parrocchie alle Associazioni, ai Movimenti. Certo ce ne sono alcune, ed alcuni, più compattamente al suo fianco, altre, ed altri, più in preda alle diverse valutazioni. Ma ovunque si tocca il peso delle sue parole, del suo richiamo alle radici del cristianesimo, che crea un consenso crescente e, appunto, trasversale. E, quindi, altrettanto trasversale è la resistenza strisciante che deve vincere. Il vero nemico da battere.

L’aver portato il segno di contraddizione all’interno di ogni realtà è la forza di Francesco. Di converso anche la sua debolezza, non fosse che il consenso che si è andato costruendo tra la base cattolica è solidissimo. E l’effettuazione del Giubileo della Misericordia, indetto dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016, ne vuole essere la cartina di tornasole. E’ stato il principale segno recente della sua accelerazione, che ormai ha assunto i segni della corsa. Quando afferma che il suo papato potrebbe essere breve. Quando incrementa in maniera massiccia i viaggi per il Mondo, di cui era stato inizialmente estremamente parco, dovendo in primo luogo prendere in mano la macchina centrale. Quando striglia le strutture di potere cattoliche, interne ed esterne alla Città del Vaticano. Tutte maniere di imprimere un passo più sostenuto.

Adesso Francesco dice anche di essere stanco. Lo ha fatto nell’omelia di questo Giovedì Santo (2 aprile 2015), sottolineandolo con inedita insistenza anche attraverso la ripetizione del termine. «La stanchezza dei sacerdoti! Sapete quante volte penso a questo, alla stanchezza di tutti voi? Ci penso molto e prego di frequente, specialmente quando ad essere stanco sono io». Stava celebrando la Messa Crismale nella Basilica di San Pietro, in cui i sacerdoti rinnovano le promesse fatte all’Ordinazione, e perciò ha aggiunto: «Prego per voi che lavorate in mezzo al popolo fedele di Dio che vi è stato affidato, e molti in luoghi assai abbandonati e pericolosi. E la nostra stanchezza, cari sacerdoti, è come l’incenso che sale silenziosamente al Cielo. La nostra stanchezza va dritta al cuore del Padre. (…) Se il Signore pensa e si preoccupa tanto di come potrà aiutarci, è perché sa che il compito di ungere il popolo fedele è duro; ci porta alla stanchezza e alla fatica. Lo sperimentiamo in tutte le forme: dalla stanchezza abituale del lavoro apostolico quotidiano fino a quella della malattia e della morte, compreso il consumarsi nel martirio».

Lo ha ripetuto sette, otto, dieci e più volte, con tono basso e voce arrochita dinnanzi a cardinali, vescovi, religiosi e religiose, molti sacerdoti e fedeli della diocesi di Roma. Una iterazione assolutamente inusuale, tanto da lasciare interdetti, e stupiti. Ma partendo dal riferimento alla stanchezza fisica, Francesco fa sempre più capire di essere stanco delle opposizioni velate al suo lavoro. I rallentamenti in attesa di ‘tempi migliori’. Per questo ha cominciato a correre, e parlando di una stanchezza ha voluto alludere anche all’altra. La stanchezza dinnanzi ai troppi impedimenti, cui sta via via dimostrando di voler concedere sempre meno spazio.

Bergoglio ha l’abitudine di far passare le sue svolte, le sue indicazioni più rilevanti, in maniera quasi incidentale, e tendenzialmente senza troppe consultazioni preventive. Così da farle arrivare inaspettate. Anche per questo, quanto dirà Domenica 5, in questa sua Terza Pasqua da Francesco, è atteso con ancor più attenzione del solito. Con speranza o con tremore in Vaticano si è certi che stia per arrivare, quel giorno o in quelli immediatamente successivi, l’ennesimo colpo di maglio. E visto che ogni volta è più forte del precedente…

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