domenica, Maggio 9

La partita dell’Italia nel ‘Grande Gioco’ Artico Petrolio, navigazione, sicurezza: gli interessi italiani nell'Artico secondo l'analisi di Nicolò Sartori, IAI

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Nell’Artico vi è anche una forte presenza di Leonardo-Finmeccanica, qual è la strategia di businness dietro alle iniziative di un gruppo industriale così strategico?

Intorno alla presenza di Leonardo nell’Artico vi è sicuramente una grande enfasi dovuta alle commesse concesse all’azienda dalla russa Rosneft nel settore dell’elicotteristica. Ma il vero punto forte del ruolo di Leonardo nell’Artico è dato dagli assets satellitari e in particolare i servizi di osservazione della terra, i quali consentono tanto un maggiore monitoraggio scientifico di quello che sta accadendo in termini di mutamenti climatici quanto e soprattutto la fornitura di una molteplicità di servizi legati alla sicurezza, alle rotte militari e alla geolocalizzazione a supporto delle rotte commerciali. Si tratta di un’ampia gamma di attività legate ai satelliti che il gruppo Leonardo-Finmeccanica è in grado di fornire conquistando quindi un posizionamento privilegiato nell’area. Forse non si può parlare di una strategia consolidata a 360 gradi ma certamente le imprese italiane forniscono servizi ed expertise idonei a dare un ottimo posizionamento al nostro paese. Per l’Italia l’Artico è innanzitutto una forte occasione per affermare il proprio status internazionale e le proprie ambizioni, sin dalle imprese del Duca degli Abruzzi e di Umberto Nobile vi è infatti questa visione di ‘terra di frontiera’ dell’Artico in grado di darci una posizione maggiore nello scenario internazionale. Una terra che se non costituisce la destinazione principale o ultima delle nostre aziende, d’altra parte rappresenta un mercato ancora in via di sviluppo e con un forte margine di entrata, pertanto posizionarsi il prima possibile rimane obiettivo prioritario delle nostre imprese.

Cosa sta facendo invece l’Italia dal punto di vista politico per cogliere le opportunità offerte dalla regione artica?

L’entrata del nostro paese nel Consiglio Artico nel 2013 e la conseguente elaborazione di una Strategia Artica nel 2015 sono stati gli elementi chiave della politica italiana nei confronti della regione. Inoltre, gli ottimi posizionamenti, tramite il nostro Ministero degli Esteri, al Tavolo Artico, forum in cui si portano le aziende italiane a riflettere sulle problematiche dell’area, aiutano a mantenere il tema dell’Artico nel radar della politica estera italiana. Tale regione, pur non essendo la prima priorità della nostra politica, in un’ottica multilaterale attenta a tenere in considerazione diverse aree e differenti obiettivi strategici, rappresenta sicuramente un’opportunità di sfruttamento e di ‘competizione’ che l’Italia non vuole mancare di cogliere. L’Italia ha acquistato, in virtù dell’ ingresso nel Consiglio Artico, un importante riconoscimento del proprio status internazionale in quanto il Consiglio Artico è forum privilegiato per la discussione sul futuro dell’area. Ha inoltre la possibilità di rimanere aggiornata su quello che succede attraverso il filo diretto con gli osservatori presenti nel Consiglio. Infine può usufruire di un canale preferenziale attraverso la partecipazione al Consiglio per intavolare con gli attori regionali discorsi più approfonditi sulle tematiche più urgenti e garantirsi l’apertura di maggiori spazi di fiducia a livello bilaterale qualora l’azione italiana all’interno del Consiglio si dimostrasse particolarmente degna di nota.

Il forte interesse scientifico del nostro Paese per la regione artica come sta contribuendo a rafforzare la presenza italiana?

Nell’Artico, una delle poche aree al mondo ancora in parte inesplorate, è comprensibile come vi sia da parte dei vari attori internazionali una certa tendenza a creare nell’area una posizione di forza, ma d’altra parte vi è da parte dell’Italia un forte interesse a portare avanti i propri interessi scientifici. Si pensi alla missione High North di questa estate, organizzata dalla Marina Militare in collaborazione con il CNR e l’Istituto Oceanografico Italiano, iniziativa che ha unito in maniera molto significativa attori militari e attori scientifici a testimonianza di come la componente militare e la ricerca scientifica procedano allineati. Questa missione ha condotto a risultati utili in particolare ad approfondire la questione dei cambiamenti climatici, una materia che per l’area artica non è soltanto fonte di dati e informazioni ma è anche essenziale per capire le tendenze ambientali verso cui si sta dirigendo.

L’Italia non è certo l’unico Paese ad aver colto le opportunità date dalla regione artica, quali sono i principali concorrenti dell’Italia e come il nostro Paese si sta approcciando nei loro confronti?

L’Italia si muove nel modo in cui si può muovere una media-potenza, certamente con delle ambizioni pur non senza il vantaggio della vicinanza geografica proprio delle nazioni scandinave. Ha un ruolo attivo come osservatore nel citato Consiglio Artico e in altri tavoli internazionali che si occupano dell’area e intrattiene rapporti bilaterali basati sulla fornitura di servizi petroliferi, navali e legati all’industria della sicurezza con i principali Stati rivieraschi dell’area artica, su tutti la relazione di Fincantieri con la Norvegia, la collaborazione fra Telespazio e le società satellitari norvegesi, i rapporti Leonardo-Rosneft nel settore degli elicotteri, le relazioni di Eni con la Norvegia e l’Alaska. Si tratta di rapporti portati avanti dalle aziende ma naturalmente supportati dal sistema politico italiano rappresentato dalle Ambasciate dei vari Paesi e dal Ministero degli Esteri, rapporti che una media potenza con interessi comunque vitali nell’area deve mantenere.

Alla luce di questo, l’Italia recita un semplice ruolo da comprimaria o si può dire che sia riuscita a ritagliarsi una posizione di primo piano nell’area?

Si può fare una sintesi fra le due concezioni. L’Italia è un Paese che, anche rispetto a nazioni più vicine geograficamente all’Artico, sta lavorando molto bene e sta portando a casa dei risultati importanti dal punto di vista politico, scientifico ed economico, risultanti in linea con quelli che sono gli interessi nazionali italiani. Certo l’Italia non diventerà una superpotenza dell’Artico ma è in grado di sfruttare le opportunità della regione per massimizzare i vantaggi commerciali che mira di ottenere.

 

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