martedì, Maggio 11

La Palmira liberata che indebolisce Daesh

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Voci e grida festanti, i soldati giocano godendosi il loro turno di riposo, mentre civili rovistano tra le macerie in cerca di un caro oggetto perduto, di un ricordo del passato dal quale ricostruire il futuro. Di tanto in tanto echeggiano delle esplosioni, mentre il rumore dei mezzi cingolati risuona per tutta la città: è così che Palmira, la storica ‘Sposa del deserto’, viene immortalata all’alba della vittoria delle forze russo-siriane contro le milizie di Daesh (IS).
La città siriana, roccaforte del sedicente Califfato islamico, è stata riconquistata dall’Esercito regolare di Bashar al-Assad, con l’aiuto delle forze aeree e dei Corpi speciali russi, di alcune milizie locali, di combattenti Hezbollah e delle ‘guardie’ iraniane (pasdaran). Dopo giorni di intenso combattimento, il bilancio della riconquista di Palmira è molto positivo per l’Esercito siriano.

Palmira, antichissima città biblica, seleucide e greco-romana, è da sempre considerato centro di rilevanza strategica vitale. Sorta nei pressi di una importante oasi nel deserto, Palmira è la ‘porta dell’Oriente’, un crocevia carovaniero e una tappa obbligata per raggiungere dal Mediterraneo le sponde del fiume Eufrate.
Per tali motivi, le milizie dello Stato Islamico avevano attaccato la città, riuscendo ad ottenerne il controllo il 21 maggio del 2015. In quel momento il mondo intero era rimasto col fiato sospeso: le antiche vestigia della ‘Sposa del deserto’, tassello inestimabile del mosaico della Storia umana, erano cadute nelle mani di individui senza scrupoli. I timori di una rappresaglia contro il patrimonio dell’umanità divennero realtà quando nell’agosto dello scorso anno era stata annunciata trionfalmente la distruzione del tempio di Baalshamin, risalente al II secolo d.C., da parte dei combattenti dello Stato Islamico; un monito per tutti i ‘pagani’ e gli ‘infedeli’, adoratori di altri dei -si parlò di genocidio culturale.

I miliziani di Daesh hanno organizzato la difesa di Palmira erigendo postazioni fortificate (si parla principalmente di piccoli bunker improvvisati), per poi compiere numerose incursioni nei territori siriani limitrofi, spingendo dalla città i propri veicoli-bomba contro i centri abitati controllati dagli odiati sciiti filo-governativi. Le operazioni offensive dello Stato Islamico si sono bruscamente interrotte quando, sullo scenario siriano, si affacciarono le forze della Russia, giunte in Siria per impedire il totale naufragio del regime di Assad.

Dal settembre del 2015 le truppe russe hanno lanciato una serie di furiosi raid aerei contro ogni milizia ribelle, costringendo Daesh a mantenersi il più possibile sulla difensiva e decimandone le forze. Di qui, i combattenti jihadisti ripiegarono dai territori conquistati, tentando di frenare l’avanzata siriana con autobombe e attraverso imboscate e trovando rifugio nella roccaforte di Palmira, la città situata più occidentale del pretenzioso Califfato.

Dopo dieci mesi di occupazione da parte dello Stato Islamico, le forze anti-jihadiste sono giunte sulla piana antistante la città, scatenando un attacco frontale con mezzi blindati e corazzati di produzione russa, per poi spostarsi con truppe leggere nelle postazioni arretrate di Daesh, dove le Forze Speciali di Mosca hanno neutralizzato i bunker del Califfato.

Dopo quasi una settimana di combattimento, domenica 27 marzo, giorno di Pasqua per i Cristiani, viene annunciata ufficialmente la riconquista dell’intera Palmira. Il fronte si sposta, dunque, verso Raqqa, ultima grande città siriana nelle mani delle milizie di al-Baghdadi.

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