venerdì, Settembre 17

La 'pagella' della Commissione UE alla Turchia

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Per due sindacalisti della stampa turca che hanno incontrato a Bruxelles esponenti della Federazione Internazionale dei Giornalisti e di quella Europea (IFJ e EFJ), Ugur Güç, Presidente del sindacato dei giornalisti turchi TGS (Türkiye Gazeteciler Sendikasi), e Gökhan Durmus, che guida lo stesso sindacato a Istanbul, l’opposizione dei media al partito di Erdogan, l’AKP, risale al 2002, la sua prima vittoria. «Con la vittoria» ha detto Güç «sono arrivate l’opposizione alla stampa libera e il controllo dei media». Eletto due anni fa alla guida dell’associazione stampa turca, Güç ha cercato di creare un’atmosfera di maggiore libertà per indurre i giornalisti a unirsi al sindacato e rafforzare in tal modo anche la loro azione nei confronti delle restrizioni governative.

 

Ugur Güç, quali sono le prospettive?

Purtroppo dopo l’attentato del 10 ottobre scorso ad Ankara che ha fatto un centinaio di morti, il partito AKP si è rafforzato determinando il risultato positivo alle elezioni. Un potere basato sulla paura.

 

Quanti giornalisti sono ancora in carcere?

Nonostante tutti gli sforzi del sindacato, ancora 30 giornalisti restano in carcere in Turchia (ma cinque anni fa ce n’erano oltre cento, ndr), e centinaia sono sotto processo solo per ‘insulto al Presidente’. Oramai siamo giunti al punto che la gente ha paura perfino di nominare il suo nome, ma anche se non lo menzionano si capisce che parlano di lui e vengono processati.

 

L’opposizione della stampa è quindi scomparsa?

Ovviamente le pressioni esercitate contro i giornalisti si sono trasformate in una rarefazione degli articoli critici e in un aumento della disoccupazione tra i giornalisti. La gente si è allora rifugiata nei social media, ma la censura ha colpito anche lì. Negli ultimi mesi (dopo cioè le precedenti elezioni di 5 mesi fa in cui l’AKP aveva perso la maggioranza, ndr) la situazione è andata peggiorando, il Paese è sprofondato nella violenza e circa 650 persone hanno perso la vita: ecco perché l’AKP ora ha vinto, perché il Governo ha promesso la stabilità anche a livello economico e questo ha fatto aumentare il potere dell’AKP.

 

Gökhan Durmus, quali saranno ora i prossimi passi dopo le recenti elezioni?

Probabilmente il pugno di ferro verrà inasprito e si cercherà di riformare la legge sulla stampa, rendendo ancora più difficile la vita per i giornalisti.

 

Cosa vi aspettate dall’UE?

Abbiamo bisogno di un’affiliazione consistente (almeno del 50%) da parte dei giornalisti per poter giungere a firmare un accordo collettivo di lavoro. Noi speriamo nell’apertura dei capitoli 23 e 24 del negoziato di adesione all’UE, che riguardano appunto la libertà di associazione e la difesa dei diritti umani. Una settimana prima delle elezioni abbiamo assistito a un attacco contro i media con l’intervento delle forze speciali, un’azione in stile mafioso per chiudere la bocca ai media. Eppure la prima parola con cui inizia il Corano è ‘leggere’, ma in Turchia si impedisce ai cittadini di farlo, di leggere quello che scrivono i giornali.

Durante l’incontro odierno è stato ricordato quanto detto nel corso di una conferenza internazionale da un giornalista della testata turca ‘Cumhuriyet‘: «Questo è un momento molto eccitante per il giornalismo». È vero, stanno succedendo molte cose e i giornalisti rischiano sempre più di perdere il loro posto di lavoro, si stanno creando divisioni tra loro, ma noi cerchiamo di lavorare insieme per poter rafforzare il sindacato. Trovo positivo che nel sindacato ci siano opinioni differenti, dato che la nostra è una professione difficile da organizzare e bisogna convincere I giornalisti uno a uno, comprese le grandi star. Ci sono due tipi di giornalisti: le star e i giovani che non capiscono la necessità di aderire al sindacato, ma devono capire che l’unione fa la forza e che il sindacato può aiutarli a organizzare meglio il loro lavoro.

 

E cosa vi aspettate dai colleghi in Europa?

Che scrivano di noi, che raccontino le nostre vicende, perché quello che si scrive sulla Turchia ha un forte impatto in patria e quello che viene scritto o detto ha un peso e le autorità ne prendono nota. È importante che si continui a scrivere di noi! Per noi è fondamentale mantenere i legami con l’Europa, e che coloro che lavorano per le istituzioni possano capire appieno quello che succede in Turchia. Questo dovrebbe poter dare un nuovo impulso a riportare l’armonia nel settore della stampa in Turchia.

 

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