giovedì, Agosto 5

La 'pagella' della Commissione UE alla Turchia

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Il Presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo Rebecca Harms ha deplorato il fatto che «la Commissione europea ha atteso la conclusione delle elezioni per pubblicare il rapporto da cui emerge chiaramente che il Paese ha fatto passi indietro sulla strada della democrazia». Harms ha chiesto che la Commissione intervenga presso il Presidente turco Erdogan per «invertire la tendenza» e avviare «un processo di pace con il PKK». Per Rebecca Harms «è necessario che il Governo turco rafforzi i suoi legami con l’UE a causa della crescente instabilità nei Paesi vicini. La crisi dei rifugiati mostra a che punto le sfide da affrontare siano comuni, e non basta limitarsi a dare dei soldi alla Turchia e concedere visti di ingresso in Europa ai suoi cittadini per convincerla a contenere il flusso dei rifugiati. È indispendabile una gestione comune dei flussi crescenti di rifugiati».

Più dura la collega di partito e Vicepresidente dello stesso gruppo Ska Keller, che fa anche parte della delegatione UE-Turchia del Parlamento europeo, secondo cui «la pubblicazione del rapporto della Commissione europea dopo le elezioni ha chiaramente avvantaggiato il Presidente Erdogan e il suo partito AKP. Ora la Commissione europea e i Governi UE devono affrontare delle questioni delicate come lo Stato di diritto, la riforma del sistema giudiziario, la libertà di stampa e di espressione con l’apertura dei capitoli 23 e 24 del negoziato di adesione». Secondo l’eurodeputata tedesca il clima di terrore che si è creato in Turchia alla vigilia delle elezioni ha avvantaggiato il Presidente Erdogan.

Eppure, spiegano i politologi dell’European Policy Centre (EPC) di Bruxelles Demir Murat Seyrek e Amanda Paul, il risultato delle elezioni del 1 novembre non permetterà al Presidente di realizzare le riforme per introdurre una presidenza costituzionale, per la quale sarebbe stata necessaria la maggioranza dei tre quinti (330 seggi) al Parlamento. I seggi ottenuti dal partito AKP sono stati 317 su 550.

 

Per il commissario europeo responsabile dell’allargamento, Johannes Hahn, che ha presentato il 10 novembre il rapporto sulla Turchia insieme a quelli degli altri Paesi candidati a entrare nell’Unione Europea, una cosa è certa: «La libertà dei media è al centro del processo di integrazione dell’UE e non è negoziabile». «Un deterioramento della situazione dei media compromette la possibilità per la Turchia di unirsi all’Unione Europea» ha ancora detto Hahn alla stampa, mettendo in chiaro che la libertà della stampa è invece al centro dell’interesse dell’Unione Europea, quasi a rispondere alle critiche che si erano moltiplicate in questi ultimi giorni a causa della presunta reticenza di Bruxelles a prendere posizione contro il comportamento delle autorità turche alla vigilia delle elezioni che hanno intensificato le violenze contro le testate giornalistiche, giungendo a chiuderne svariate e moltiplicando gli arresti dei giornalisti critici nei confronti del Governo.

Hahn ha confermato che «la libertà di stampa è un tema su cui la Commissione europea è e rimane impegnata», dicendosi «fermamente convinto che in un Paese in cui ci sono sentenze dei giudici contro i giornalisti solo perché questi hanno criticato il Governo non si può palare di un corretto funzionamento dello Stato di diritto».

«La libertà dei media è un pilastro essenziale» per lo sviluppo della democrazia, perché «questo significa essere europei».

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