mercoledì, Maggio 18

La pace è costituzionale, la guerra no Guerra ucraina: l’angoscia di cinque milioni di siciliani. L'allargamento del conflitto potrebbe coinvolgere la Sicilia, trasformata in una formidabile piazzaforte militare e nucleare al servizio d’interessi stranieri

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Lucio Caracciolo, Italia travolta dalla guerra di Biden: Siamo fritti, se per caso un sottomarino russo nel Mediterraneo‘ (articolo di ‘Libero del 23 aprile 2022) … inciampasse negli strategici cavi Internet che corrono sotto lo Stretto di Sicilia….
Un pericolo che si aggiunge ai tanti che potrebbero essere provocati intenzionalmente, come rappresaglia bellica. Le ultime dichiarazioni dei governanti russi (Putin, Lavrov, ecc) non sono per nulla rassicuranti. Tutt’altro. Parlano di uso dell’arma nucleare e di ‘altri strumenti’ di sterminio di massa, quasi con nonchalance. Speriamo di no. Tuttavia, non possiamo girarci dall’altra parte, ignorare le conseguenze che potrebbero derivarne per l’Italia, e in particolare per le popolazioni della Sicilia e di altre regioni caricate da pesanti servitù militari, nel caso questa guerra per procura deflagrasse in Europa.

 

Si aprirebbero scenari sconvolgenti, senza via di scampo di fronte ai quali conta poco o nulla l’appartenenza politica o a questo o all’altro schieramento bellico, pro o contro l’invasione russa dell’Ucraina che, per altro, abbiamo pubblicamente condannato. Quel che conta davvero sono l’angoscia, l’apprensione e il senso d’impotenza che si diffonde fra la gente, fra le famiglie per l’eventuale (probabile) allargamento del conflitto che potrebbe sfociare in una guerra disastrosa capace di coinvolgere l’Italia e in particolare la Sicilia, che -com’è arcinoto- è stata trasformata in una formidabile piazzaforte militare e nucleare al servizio d’interessi stranieri. Se mi soffermo sulla Sicilia è perché la conosco meglio e perché qui abito, con figli e nipoti. Ovviamente, non si tratta di un fatto familiare, ma di una questione riguardante la vita e la sicurezza civile di cinque milioni di siciliani che vivono nell’Isola più grande del Mediterraneo. Non parliamo di alieni, ma di gente comune, di famiglie che hanno una casa a mutuo e un paio di figli da sostentare e che, certo, non vuole vedersela bombardata, senza averne colpa. Perciò è urgente il cessate il fuoco e l’inizio di trattative serie, autorevoli per trovare una soluzione equa, duratura e accettata dalle parti in conflitto.

 

Su una faccenda così seria e vitale prima di decidere bisognerebbe anche consultare, nelle forme possibili, il punto di vista dei cittadini italiani, verificare se c’è, e in che misura, consenso o dissenso rispetto alle scelte effettuate e annunciate. E i governanti italiani che cosa vogliono? Quali proposte di pace avanzano? A parte continuare a fornire armi agli ucraini. La maggioranza del popolo italiano vuole o non vuole questo tipo di coinvolgimento italiano nella guerra?
Interrogativi ineludibili che dovrebbero consigliare prudenza e senso di responsabilità politica e morale dei governi e dei Parlamenti nazionali e regionali. In questo drammatico frangente, si pone perfino un problema dell’intelligenza politica della Nazione in relazione al ruolo costituzionale delle Istituzioni repubblicane. Da quel che si sente rotolare nel vasto fiume dell’informazione ‘politicamente corretta’ sembrerebbe che l’intelligenza politica della Nazione si sia trasferita dalle elites alle fasce popolari più sensibili ed accorte, che si rendono conto del fatto che sono in ballo gli interessi vitali del popolo italiano, dell’Unione europea che rischia di uscire dalla crisi con le ossa rotte. Oggi, il vero pericolo sta nella continuità, nell’allargamento del conflitto. E diciamolo chiaro e tondo: la Pace è costituzionale, la guerra no!

 

Chi scrive, figlio di un militare italiano antifascista ristretto per due anni nei lager nazisti in Germania, è, ormai, un vecchio ex parlamentare della così detta ‘prima Repubblica’, ossia di un periodo storico (1945-1990) burrascoso ma creativo, nel quale si riuscì a ricostruire l’economia nazionale, (portandola ai primissimi posti della graduatoria mondiale), e a dare dignità civile e servizi adeguati alla società e, soprattutto, a garantire un lungo periodo di pace e di proficua cooperazione internazionale multilaterale.

 

Dal crollo inusitato (ancora da analizzare) dellaprima Repubblica‘ sono sorte la ‘seconda’, la ‘terza’ ossia un trentennio segnato da processi di decadenza politica e morale, di afflosciamento del ruolo dello Stato, perfino nella politica internazionale! Dico francamente che nemmeno nei tempi più bui del predominio democristiano si giunse a una caduta del ruolo internazionale dell’Italia come quella in atto. Quasi sempre, anche nei passaggi più difficili, si trovò una convergenza fra le principali forze politiche (di maggioranza e di opposizione), fra le rappresentanze del mondo economico e sindacale, degli intellettuali e di importanti settori della Chiesa, ecc…

 

Siamo preoccupati. Perché non dovremmo esserlo? Soprattutto noi che viviamo in Sicilia, che -com’è noto- ospita basi militari strategiche (Sigonella- operativa in questa guerra russo-ucraina-, Augusta, Muos di Niscemi, Trapani Birgi, ecc), tutti obiettivi della controparte. Per altro, l’Isola, oltre alle basi straniere in superficie, ospita, nelle sue acque, due importanti metanodotti (dall’Algeria e dalla Libia) e una rete intercontinentale in fibre ottiche che, partendo dagli Usa, approda a Palermo e da qui si diffonde per tutto il Mediterraneo, fino alle regioni del medio e dell’estremo Oriente.
La rete costituisce una infrastruttura davvero strategica in tempi di pace e ancor più in tempi di guerra. Personalmente, negli anni 1982-83, mi occupai della sua realizzazione, per conto del Pci. Perciò se -come teme Caracciolo- un sottomarino russo o anche della Nato dovesse tranciare un tratto di questa rete mediterranea l’Italia sarebbe fritta. E con questo chiudo. Se vi aggrada potete dare un’occhiata a questo mio pezzo del novembre 2013.

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