domenica, Settembre 19

La Nuova Zelanda scala le classifiche internazionali field_506ffb1d3dbe2

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Sydney – La Nuova Zelanda torna finalmente nei primi 10 Paesi del report di Daily Positive, l’organizzazione no-profit australiana che elenca i Paesi del mondo in base ai loro contributi costruttivi e alle notizie positive che vi provengono. La classifica è frutto di una somma ponderata dei pareri di esperti indipendenti e giornalisti, i quali votano da 1 a 10 ciascun Paese nelle diverse categorie che compongono la lista. Il report del 2015 ha dunque dichiarato la Nuova Zelanda l’ottavo Paese più ‘positivo’ al mondo, prima di Singapore (9°) e Norvegia (10°) e dopo Stati Uniti (7°), Germania (6°), Australia (5°), Regno Unito (4°), Cina (3°), Svezia (2°) e Svizzera (1°).

Questo il sunto ufficiale delle motivazioni: «La Nuova Zelanda ha raggiunto l’ottava posizione nella classifica, quest’anno. Il Paese ha raggiunto valori alti negli indici di democrazia e pace del 2015, mentre ha annunciato la creazione di un ‘santuario oceanico’ di 620.000 chilometri quadrati nella regione del Kermadec, una riserva che diventerà uno degli ecosistemi completamente protetti più importanti al mondo. Inoltre, la Nuova Zelanda ha raggiunto un avanzo di bilancio per la prima volta dal 2008, raggiungendo così l’obiettivo prefissato nel 2011, in seguito ai terremoti di Canterbury ed alla crisi economica internazionale».

La classifica annuale di Daily Positive ha raccolto gli sviluppi positivi dei Paesi in diversi ambiti, inclusi progetti economici e commerciali, progetti per il sostegno della pace e l’integrazione, successi sportivi, innovazione scientifica ed ambientale. Nonostante la condizione di Paese estremamente giovane, inoltre, la Nuova Zelanda può vantare un livello elevato di multiculturalismo, frutto delle condizioni socio-economiche favorevoli e dell’apertura del Paese a determinati tipi di immigrazione. Tale condizione è poi supportata dai retaggi culturali del popolo Maori, primo abitante della Nuova Zelanda sin dal tredicesimo secolo dopo Cristo. Questo ed altri fattori hanno contribuito all’ottimo risultato del Paese nel rapporto di Daily Positive. Questa non è, tuttavia, l’unica classifica internazionale in cui la Nuova Zelanda ha ottenuto un risultato di prim’ordine.

L’Indice di Sviluppo Umano (Human Development Index – HDI) dell’ONU produce un valore basato su indicatori come quello dell’aspettativa di vita, dell’educazione e del reddito pro capite. L’ultimo rapporto pubblicato, quello del 2014, ha visto la Nuova Zelanda al 7° posto, con un punteggio di 0,910 (per fare un paragone, l’Italia è al 26° posto, con un punteggio di 0,872), precedendo Canada, Singapore e Danimarca e seguendo Germania, Stati Uniti, Olanda, Svizzera, Australia e Norvegia. Altri dati, in particolare, sono utili per tracciare un’istantanea della nazione nel suo insieme: aspettativa di vita alla nascita di 81,13 anni; 12,5 anni in media di istruzione per cittadino; il 66,2% della popolazione totale ha un’occupazione; il commercio internazionale vale per il 58,97% del PIL e le emissioni di CO2 pro capite sono di 7,22 tonnellate all’anno, per una popolazione totale di soli 4,51 milioni di abitanti, all’incirca quanto l’area metropolitana di Sydney o di Roma. Il Paese figura meno bene nell’Indice di Diseguaglianza di Genere (Gender Inequality Index – GII), collocandosi al 34° posto con un punteggio di 0,441 (l’Italia è all’8°, con 0,067), ma vanta una posizione di assoluto rilievo della classifica della qualità della vita dell’OCSE.

Secondo l’OECD Better Life Index 2015, la Nuova Zelanda ha infatti l’8° qualità di vita più alta al mondo (l’Italia è al 23° posto), preceduta solamente da Stati Uniti, Canada, Danimarca, Svizzera, Norvegia, Svezia e Australia. La classifica dell’OCSE evidenza vantaggi e debolezze del sistema-Paese neozelandese: «La Nuova Zelanda mostra punteggi migliori della maggior parte dei Paesi inclusi nel Better Life Index, quando si parla di indicatori del benessere. La Nuova Zelanda primeggia nella classifica della salute. Si posiziona sopra la media nella qualità dell’ambiente, nella partecipazione civica, nella sicurezza personale, nell’ambito abitativo, del benessere soggettivo, dell’educazione, delle abilità professionali e del sistema-lavoro. E’ sotto la media, tuttavia, nei campi del reddito personale e della ricchezza». L’ultimo passo fa riferimento al fatto che il Paese ha un reddito pro-capite, aggiustato secondo la parità del potere d’acquisto (PPP) di 23.815 dollari americani all’anno, sotto la media OCSE di 25.908$. Il report sottolinea, poi, che la forbice di reddito tra i più ricchi e i più poveri è piuttosto marcata, laddove il 20% più ricco dei Neozelandesi guadagna il quintuplo del 20% più povero.

Nonostante le maggiori difficoltà rispetto alla “vicina” Australia, ad ogni modo, entrambe le economie hanno seguito strade simili, quelle di due Paesi occidentali sui generis: spiccatamente sviluppati socialmente ed economicamente, fortemente basati sulle esportazioni di materie prime, caratterizzati da un welfare state ma, allo stesso tempo, di impostazione fortemente capitalista e corporativistica. Tuttavia la Nuova Zelanda, al contrario dell’Australia, è spesso trascurata dagli affari internazionali, a dispetto di caratteristiche sociali ed economiche – molte delle quali appena elencate – che la pongono tra le nazioni più virtuose del pianeta. Secondo un sondaggio internazionale dello scorso anno, la Nuova Zelanda può anche vantare il titolo di sesto Paese al mondo in cui è meglio vivere.

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