venerdì, Settembre 17

La Nuova Zelanda e la TPP field_506ffb1d3dbe2

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Sydney­Dopo oltre 10 anni di discussioni si è finalmente giunti al termine delle negoziazioni della TPP, il che vuol dire che i Paesi che hanno partecipato al dibattito possono cominciare una nuova fase di valutazione dei costi e dei benefici di questo storico accordo.

La TPP (Trans-Pacific Partnership, ovvero Partenariato Trans-Pacifico) propone un accordo di libero scambio multilaterale che coinvolge 12 Paesi del cosiddetto “Pacific Rim”, che sono, in ordine di ingresso nelle negoziazioni: Nuova Zelanda, Brunei, Cile, Singapore (le 4 nazioni iniziali, a partire dal Giugno 2005), Stati Uniti, Australia, Perù, Vietnam, Malesia, Messico, Canada e Giappone.

La TPP, per citare un report ufficiale del Ministero degli Affari Esteri e del Commercio neozelandese: «darà alla Nuova Zelanda un accesso migliore ai mercati importanti del globo. Permetterà di diversificare sia il commercio che i rapporti economici neozelandesi, fornendo una piattaforme sulla quale migliorare ulteriormente la condizione che ha visto la Nuova Zelanda esportare 20 miliardi di dollari di beni e 8 miliardi di dollari di servizi tra i Paesi aderenti alla TPP solo nel 2014».

In merito alle diffuse critiche riguardanti cosa questo possa comportare per la struttura economica del Paese, il report del Ministero prosegue affermando che «La TPP richiederà alla Nuova Zelanda di attuare alcuni cambiamenti, i quali si tradurranno in costi in denaro. Questi costi, tuttavia, saranno nettamente inferiori rispetto ai benefici che la TPP porterà per la Nuova Zelanda».

Quali sono, dunque, i reali benefici e costi di questo accordo? I primi, a dire il vero, sono piuttosto intuitivi. L’area del Pacific Rim conta non solo circa la metà del commercio mondiale, ma anche e soprattutto il 70% del commercio della Nuova Zelanda. La regione Asia-Pacifico è, geograficamente ed economicamente parlando, l’unico reale contesto in cui tale Paese possa muoversi. Passando ai numeri, i 12 Paesi membri della TPP hanno un PIL complessivo di circa 27 trilioni di dollari americani, mentre 5 dei 10 maggiori partner commerciali della Nuova Zelanda sono presenti nell’accordo. Questi sono, in ordine di importanza per l’economia del Paese, Australia, Stati Uniti, Giappone, Singapore e Malesia.

Uno studio del East West Centre, in particolare, ha stimato che i benefici per la Nuova Zelanda sarebbero: un aumento di circa 2 miliardi di dollari per il PIL del Paese entro il 2025, anno di massimo funzionamento dell’accordo, pari a circa 1 punto percentuale in più; un aumento di 4,1 miliardi di dollari di esportazioni nello stesso lasso di tempo, pari a quasi 7 punti percentuali in più; ulteriori 2 miliardi di dollari derivanti dalle nuove e più elastiche regole del commercio internazionale e da un maggiore accesso a nuovi beni e servizi da parte dei Neozelandesi. Un altro studio, commissionato dal Governo di Wellington, riporta previsioni del tutto simili. In aggiunta a questi studi, un sondaggio del Ministero degli Affari Esteri e del Commercio neozelandese, effettuato nel 2009 su un campione di 854 aziende esportatrici, ha riportato che il 75% dei partecipanti avrebbe beneficiato dall’abbattimento delle barriere tariffarie nell’ambito del commercio con gli altri 11 Paesi.

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