lunedì, Aprile 19

La Nuova Zelanda ammaina la bandiera? field_506ffb1d3dbe2

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SydneyLa Nuova Zelanda torna a discutere della propria identità nazionale e della necessità di cambiare la propria bandiera, considerata simbolo di un passato lontano e non più rappresentativoL’attuale bandiera, in uso dal 1869 ma divenuta ufficiale solo nel 1902, presenta infatti uno sfondo blu con la Union Jack britannica in alto a sinistra e quattro stelle della Croce del Sud a destra. Il passato di tale Paese, prima come colonia e poi come dominio inglese, è ravvisabile anche in altri aspetti della bandiera nazionale, come la scelta dei colori, la medesima della ex madrepatria, e le proporzioni, ancora una volta uguali.

Il dibattito circa la natura della bandiera nazionale è sempre stato presente in Nuova Zelanda, a partire dal 1834, data in cui i massimi rappresentanti delle tribù Maori decisero di dotarsi di un vessillo con una Croce di San Giorgio, arricchito da un’altra croce con quattro stelle bianche e sfondo blu, posta nel quadrante in alto a sinistra. Tale simbolo non venne mai adottato ufficialmente a causa del progressivo intensificarsi della dominazione britannica.

Il dibattito riprese vigore verso la fine del secolo scorso, spostandosi in Parlamento dove, nel 1973, una proposta per il rinnovamento della bandiera venne bloccata dai Laburisti, per poi essere riproposta nel 1979 dall’allora Ministro degli Interni Allan Highet, il quale propose un simbolo che diverrà poi caro a tutti i neozelandesi, la foglia della Felce Argentata. La discussione continuò in modo altalenante nel corso degli anni, tornando in auge nel 1988 con il tentativo del Ministro degli Esteri di quegli anni Russell Marshall, e con il bando creativo lanciato dalla rivista New Zealand Listener l’anno seguente.

Nel 1992 l’ex Ministro per gli Affari Maori, Matiu Rata, ripropose l’ipotesi di un cambiamento radicale della bandiera affinché venisse meglio rappresentata l’identità nazionale neozelandese, mentre sei anni dopo, nel 1998, il Primo Ministro Jenny Shipley ed il Ministro per la Cultura Marie Hasler proposero l’adozione di una bandiera avente come simbolo la popolare felce argentata su uno sfondo nero, richiamandosi ad un simile processo effettuato dal Canada nel 1965, anno in cui quest’ultimo abbandonò definitivamente la Union Jack britannica.

Nel 2004 l’associazione NZ Flag.com Trust tentò la strada del referendum per raggiungere il proprio obiettivo, riuscendo tuttavia a raccogliere solo 100.000 delle 270.000 firme necessarie. Sorprese la dichiarazione della RNZRSA, l’associazione dei veterani di guerra neozelandesi, la quale non supportò apertamente l’attuale bandiera, contrariamente a quanto previsto. Un successivo sondaggio su base nazionale, effettuato nel 2009, mostrò come solo il 25% dei Neozelandesi fosse a favore di un immediato cambiamento della bandiera, a fronte di un 62% di persone contrarie.

La discussione si è fatta sempre più pressante negli ultimi anni, politicamente dominati da John Key, leader conservatore a favore di una nuova bandiera e capo di governo sin dal 2008. Nel luglio dell’anno scorso un nuovo sondaggio, questa volta effettuato dal programma televisivo The Vote, ha mostrato che tra coloro che avevano preso parte a tale sondaggio il 61% dei votanti era a favore di un rinnovamento della bandiera, mentre solo il 39% era contrario, prospettando un netto cambiamento rispetto a quanto prospettato quattro anni prima.

Il Primo Ministro Key si è spinto ancora oltre nel gennaio di quest’anno, quando ha proposto un referendum in concomitanza con le elezioni politiche che si terranno a settembre. Key ha poi deciso di posticipare il referendum popolare ai primi mesi del 2015 o comunque prima delle elezioni del 2017 promettendo che, qualora venisse rieletto, darebbe voce a tutte le diverse opinioni del popolo neozelandese. A tal proposito ha dichiarato: «E’ molto importante che il desiderio di cambiare la nostra bandiera nazionale provenga da una spinta genuina dei Neozelandesi. Una bandiera che unisca tutti i Neozelandesi dovrebbe essere scelta solo dai Neozelandesi stessi, e questa è una decisione più grande della politica dei partiti. Basta pensare al Canada, la cui vecchia bandiera rappresentava il Canada del passato, piuttosto che il paese che era diventato. Allo stesso modo, penso che la nostra bandiera ci rappresenti per come eravamo una volta, non per come siamo adesso».

Il vigore del dibattito trae forza da una rinnovata campagna nazionale volta in tal senso, ma poggia anche su basi oggettive che non possono essere ignorate del tutto. Le principali motivazioni per un cambiamento della bandiera neozelandese sono infatti l’estrema somiglianza con la bandiera australiana, la coscienza che l’utilizzo di sfondo blu e Union Jack rappresentino una forma di moderna sottomissione culturale all’ex madrepatria britannica, il fatto che tale bandiera ignori completamente le istanze e la cultura del popolo Maori ed, in minor misura, il crescente utilizzo dell’attuale bandiera da parte di gruppi xenofobi ed omofobi di estrema destra.

D’altro canto, bisogna pensare che la Felce Argentata, Silver Fern, simbolo di una pianta presente solo in Nuova Zelanda, rappresenta da decenni un simbolo con il quale si riconoscono tutti i Neozelandesi, utilizzato in molti aspetti della vita comune o ufficiale del Paese, ravvisabile in particolar modo nel simbolo ufficiale della Nuova Zelanda, nella moneta da un dollaro, nel simbolo delle popolari nazionali di rugby (All Blacks) e di netball (Silver Ferns), in molti vessilli militari e nell’immaginario collettivo dell’intera popolazione, venendo spesso affiancata alla bandiera attuale anche in eventi ufficiali.

Il Primo Ministro neozelandese John Key, dal canto suo, non ha mai fatto mistero di preferire proprio il simbolo della Felce Argentata su sfondo nero, accostando sentimenti nazionalistici al progetto di rinnovo della bandiera: «E’ mia convinzione che il disegno dell’attuale bandiera della Nuova Zelanda rappresenti un passato coloniale e post-coloniale che è oramai passato», lanciando la sfida al suo omologo australiano, il leader dei conservatori Tony Abbott, perché intraprenda la stessa strada. Mosse dalla spinta innovatrice del vicino alleato, tutte le forze politiche australiane hanno fatto quadrato e, senza troppe sorprese, si sono dichiarati unanimi nel difendere l’attuale bandiera, caratterizzata anch’essa dalla Union Jack britannica. Il Ministro degli Esteri australiano Julie Bishop ha infatti dichiarato, proprio durante una visita in Regno Unito, che «gli Australiani manterranno l’attuale bandiera. Non c’è un grande desiderio di cambiamento in tal senso, non è un tema che desta molta attenzione adesso in Australia. In aggiunta, voglio ricordare che migliaia di Australiani hanno combattuto e sono morti sotto quella bandiera, vi abbiamo gareggiato e vinto nei Giochi Olimpici, c’è un grande senso di orgoglio verso tale simbolo.» Il leader dell’opposizione, Bill Shorten, si attesta su tesi simili: «Non sono orientato verso un cambiamento della nostra bandiera, riflette il nostro passato e la nostra storia».

A prescindere dai risultati del prossimo referendum popolare neozelandese, questa vicenda dimostra ancora una volta la maggiore vivacità in termini di riforme nazionali da parte della Nuova Zelanda rispetto all’Australia, resa evidente non solo dal desiderio di veder riconosciuta la propria identità nazionale nel simbolo del proprio Paese, ma anche dalla legalizzazione del matrimonio egualitario, di cui la Nuova Zelanda è stata il precursore in Oceania. Non deve dunque sorprendere che in Australia, dove sono presenti posizioni più conservatrici a prescindere dal colore degli esecutivi, non abbia avuto successo il referendum del 1999 per la trasformazione dello Stato da Monarchia costituzionale e parlamentare a Repubblica, evidenziando ancora una volta una minore consapevolezza della propria identità nazionale rispetto alla Nuova Zelanda.

 

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