martedì, Maggio 18

La nuova Turchia del post elezioni

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É stata una vittoria schiacciante quanto inaspettata, perché nessuno credeva davvero che Recep Tayyp Erdogan avrebbe riconquistato la Turchia. E invece le elezioni sono sue grazie a quel 49,41% delle preferenze che gli ha permesso di conquistare 316 seggi su 550. L’Akp ottiene, così, un vantaggio importante in parlamento, perché ha strappato agli altri partiti più deputati di quanti ne servissero per una maggioranza assoluta (276 seggi ndr) e ora può formare il governo da solo sperando pure di cambiare davvero la costituzione. Gli mancano, infatti, solo pochi voti per arrivare alla maggioranza qualificata di 330. Nel voto di ieri, dunque, il partito islamista della giustizia e del lavoro ha conquistato quasi il 50% nella capitale e a Istanbul, con una crescita di oltre 7 punti rispetto al voto del 7 giugno. Due risultati comunque in linea con il 49,48% conquistato a livello nazionale. A Smirne, terza città del Paese e storica roccaforte laica del Chp, il partito di Erdogan si è invece fermato al 31,7%, guadagnando però 5 punti rispetto a giugno.

Subito dopo che sono iniziate a circolare voci sulla vittoria, il clima già teso si è arroventato. Nella zona a sud est, quella a maggioranza curda, si sono registrati dei disordini, dettati dalla delusione della minoranza che sperava di sconfiggere il nemico Erdogan. A Diyarbakir, in particolare, i manifestanti hanno appiccato incendi ed eretto barricate, scontrandosi con la polizia che ha risposto con gas lacrimogeni. La tensione è rimasta alta anche quest’oggi tanto che Erdogan, ha voluto lanciare un messaggio al mondo intero chiedendo che il risultato venga rispettato. «La volontà nazionale si è manifestata a favore della stabilità» ha detto il presidente liquidando poi anche i dubbi nei suoi confronti sollevati dalla stampa straniera nei giorni scorsi. «Non mi hanno mai rispettato, sin dal giorno in cui sono diventato presidente con il 52% dei voti. Qualcuno dovrebbe chiedere a questi signori che concetto avete di democrazia?» «Purtroppo la campagna per queste elezioni è stata caratterizzata da abusi e paura ad un grave livello». Ha dichiarato in risposta il capo della missione dell’assemblea parlamentare dell’Osce in Turchia, Andreas Gross. «Alla luce di questo è ancora più vitale che il presidente lavori ad un processo politico inclusivo che affronti i problemi della Turchia, facendo sì che possano farsi sentire tutte le voci, comprese quelle di chi le elezioni le hanno perse».

«La violenza nel sudest del Paese, prevalentemente curdo, ha avuto un impatto significativo sulle elezioni e sono preoccupanti i recenti attacchi ed arresti dei membri di partito e attivisti, ostacolandone la capacità di fare campagna elettorale» ha affermato dal canto suo Margarita Cederfelt, capo della delegazione dell’assemblea parlamentare. «Perché un processo elettorale sia veramente democratico, i candidati devono sentire che possono fare campagna e gli elettori devono sentire che possono esprimere il voto in un ambiente sicuro e protetto». Ma sicuro della sua nuova forza, Erdogan non ha colto le provocazioni e ha ringraziato i turchi per la fiducia espresso nei confronti del suo partito «che governerà da solo, come ci ha chiesto la gente e il volere del popolo deve essere rispettato, da tutto il mondo». Intanto, però, Selahattin Demirta, leader del partito filo-curdo Hdp, che comunque  Recep Tayyip Erdogan non è riuscito a cancellare e che tornerà in Parlamento, anche se con meno voti del 7 giugno scorso, rivendica l’affermazione. Avendo superato di poco la soglia del 10%, contro il 13% raccolto 5 mesi fa, Demisrtas ha rivendicato che questa non è stata un’elezione corretta. «Non abbiamo potuto fare campagna, perché dovevamo proteggere la nostra gente da un massacro. Ma è ancora una grande vittoria. Abbiamo perso un milione di voti ma dobbiamo tenere testa a questa politica di massacro e fascismo». L’obiettivo del Hdp, ora, è ottenere una nuova costituzione e la ripresa di un processo di pace.

Il mondo ha osservato l’andamento di queste elezioni e molti analisti hanno dato una lettura del nuovo scenario. A commentare negativamente è stato il politologo americano Daniel Pipes. «Lungi dal portare al Paese più stabilità, il voto in Turchia con il trionfo dell’Akp piuttosto potrebbe finire per accrescere il dispotismo del suo presidente, Recep Tayyip Erdogan» Quanto alle prossime mosse del presidente turco, secondo Pipes la cosa fondamentale è capire se gli oppositori accetteranno o meno questo voto come legittimo. «Sul piano internazionale, per quanto riguarda la Siria e la gestione dei flussi migratori, per la quale l’Unione Europea ha chiesto aiuto ad Ankara, mi aspetto che il presidente sarà ancora più assertivo che in passato».

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