mercoledì, Settembre 22

La nuova Terra 'promessa' Kepler

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La notizia è rimbalzata dalle agenzie di tutto il mondo: non appena la Nasa ha dichiarato tramite i suoi scienziati ed i suoi portavoce che la sonda Kepler ha individuato un pianeta con caratteristiche vicine a quelle della nostra Terra, si è aperto il ventaglio di supposizioni, di sogni e di speranze verso una vita nuova con nuove prospettive. O, chi sa, l’illusione di qualche incontro extraterrestre non troppo diverso dalla specie umana. Ma, ci dobbiamo domandare, come stanno realmente le cose?

Qualche anno fa, il 7 marzo 2009 nel quadro del programma a basso costo Discovery pianificato dall’ente americano per la ricerca di pianeti con caratteristiche simili alla Terra, il razzo Delta II in meno di 10 minuti portò il prezioso carico utile dalla rampa 17B dell’area militare della base di lancio di Cape Canaveral in una traiettoria circolare di parcheggio a 185 km di altezza, per poi rendere autonomo il veicolo spaziale in orbita eliosincrona, adatta per poter fotografare ed analizzare circa centomila corpi stellari. E così, l’ente spaziale americano, lo scorso 23 luglio ha comunicato ufficialmente dei risultati che hanno indubbiamente dello straordinario e del fantastico: dopo aver esaminato più di 3.000 pianeti della Via Lattea, Kepler ha indicato tra i mille corpi celesti che per caratteristiche, dimensioni e distanze dalla stella madre (come il nostro Sole) che ce n’è uno, per adesso uno solo, con quelle specifiche tali da poter ritenere una buona corrispondenza con la nostra Terra.

Si tratta di un pianeta distante appena 1.400 anni-luce da noi – gravitante nella costellazione del Cigno – piazzato nella fascia di distanza da una stella, in cui la temperatura della superficie permette la presenza di acqua allo stato liquido, ovvero elemento base per supporre l’esistenza di vita come si concretizza sulla Terra. Il corpo celeste potrebbe essere roccioso e non è certamente il primo che conta caratterizzazioni somiglianti a quelle della Terra ma con buona approssimazione al momento sembrerebbe il più similare.

Per adesso la scoperta è stata identificata con la denominazione Kepler 452-b in omaggio ad un antesignano dell’astrofisica rinascimentale, Johannes von Kepler nativo del land di Baden-Württemberg che tra la fine del 1.500 e i primi anni del 17° secolo, sia pur empiricamente rivoluzionò le leggi che regolano il movimento dei pianeti dopo aver superato le preziose teorie formulate dal suo maestro danese Tycho Brahe.

Il telescopio che ha richiamato le attenzioni di scienziati e di opinione pubblica è un apparecchio che sulla Terra pesava circa una tonnellata con uno specchio primario di un metro e mezzo di diametro. La realizzazione dell’intero apparato è stata coordinata dal Jet Propulsion Laboratory, insieme alla Ball Aerospace, responsabile dello sviluppo del sistema di volo; il tempo previsto per la missione è stato inizialmente fissato in tre anni e mezzo, ma nel 2012 la sua vita operativa è stata estesa al 2016, anche a causa delle difficoltà incontrate nella validazione e nel processamento dei dati raccolti dall’Ames Research Center, responsabile dello sviluppo dei sistemi a Terra; tuttavia il 19 agosto 2013 la Nasa ha annunciato che a causa di un danno a bordo del sistema di stabilizzazione, il telescopio deve vivere una nuova vita operativa, per scopi diversi della ricerca di pianeti extrasolari potenzialmente in grado di ospitare la vita.

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