mercoledì, Dicembre 1

Social media, la nuova ‘sede’ della diplomazia economica La diplomazia digitale nell’era dei social media, intervista a Pierluigi Puglia, portavoce dell’Ambasciata della Gran Bretagna in Italia

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Il Governo cinese, famoso per aver bloccato le reti di social media occidentali dietro al Great Firewall, come si comporta di fronte a queste nuove forme di comunicazione? È propenso ad un’apertura e all’uso dei social andando incontro agli eventuali rischi di carattere informativo che quest’apertura potrebbe generare? 

Quello che posso sottolineare è che il Regno unito è la patria della libertà di espressione. Lo è per quanto riguarda i media tradizionali e la BBC è nota in tutto il mondo per la qualità, la professionalità e la sua libertà di espressione. Gli stessi principi si applicano ai nuovi media. L’impegno del Governo di Londra a essere pioniere nell’ uso delle nuove tecnologie, incluse quelle dei social media, è in linea con questa tradizione di avanguardia, ma anche di rispetto per la libertà di espressione dei cittadini , delle istituzioni, delle aziende, delle ONG. Sul web si sviluppano anche delle nuove modalità nocive di interazione tra Paesi, sto parlando al tema della cyber security. Su questo Londra è molto attenta e abbiamo un canale aperto di comunicazione e collaborazione proprio con l’Italia su questi temi. Nei prossimi giorni organizzeremo incontri con esperti italiani e britannici per parlare di cyber security. Questo però è altro dal discorso sulla censura, che mai il Regno Unito vorrebbe vedere applicata.

 

Perché un Governo ritiene essenziale per la sua politica avere un account con un grande numero di follower?

Parlando per il Governo britannico, posso dire che non siamo ossessionati dal numero di follower. Questo perché, come per tuti gli altri canali di comunicazione, anche quelli tradizionali, quello che conta è capire a quali pubblici ti stai rivolgendo e con chi stai comunicando. La quantità deve andare di pari passo con la qualità del pubblico, e questo è vero anche per i cosiddetti follower dei canali social dei governi. Io non mi preoccuperei di scendere in competizione con altri Paesi che hanno più follower in termini numerici, se riesco a capire che quella quantità più limitata è però più precisamente in linea con il tipo di persone con cui vogliamo comunicare.  Un numero elevato di follower non è per forza indicativo di un buon utilizzo dei social da parte di un Governo o di un’organizzazione.

 

I media dal punto di vista diplomatico rappresentano una trappola o un’opportunità? Quanto il mondo virtuale è un alleato politico? Quali rischi corrono i governi?

I media sono un interlocutore fondamentale per qualunque organizzazione che si trovi a lavorare in un Paese o in un mercato che lo espone ad un pubblico. In questo senso, i social media dovrebbero auspicabilmente essere visti come un alleato e non come un nemico. Chiaramente questo vuol dire che bisogna conoscerli e che si debba trovare il modo di utilizzarli al meglio. Questo richiede che chi si occupa di comunicazione o di relazioni con i media o di digital media, siano dei professionisti che conoscono più nel dettaglio le dinamiche, le logiche e le strategie di loro funzionamento. Ci sono dei rischi, ma con questi rischi bisogna avere a che fare ogni giorno, anche quando parliamo di altri stakeholder. Se un’azienda vende scarpe, i clienti sono uno stakeholder che può essere alleato nel momento in cui apprezza la qualità del prodotto, e può diventare un nemico nel momento in cui la qualità del prodotto è scadente e il cliente diventa una voce contro l’azienda stessa. È difficile dire se i social media siano alleati o nemici. L’ obiettivo di un Governo o di qualsiasi organizzazione è quello di rendere quanto più funzionale ai propri obiettivi l’utilizzo dei media e dei social media.

Il web è anche un modo per captare da parte dei governi ciò di cui la gente veramente ha bisogno, e dunque per orientare le proprie politiche a favore della popolazione? I social avvicinano i politici al mondo ‘reale?

I social media sono sicuramente un mezzo per sentire il polso di una parte del Paese, e quindi sono uno strumento che può effettivamente aiutare un Governo a percepire lo stato d’animo almeno di una parte della popolazione. E’ anche vero che i social media spesso fomentano gli animi e forniscono in alcuni casi un’immagine che non è rappresentativa della popolazione. Questo perché dietro ad una tastiera spesso si svelano sentimenti e pulsioni molto radicali, molto più che  in circostanze diverse della vita. Sicuramente i social media forniscono uno strumento importante di informazione per un Governo, ma anche di sensazione sul sentire comune, almeno di una parte della popolazione, quella più attiva sui nuovi media.

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