giovedì, Agosto 5

La nuova Italia batte un colpo 40

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Partita del cuore 2013

 

Le elezioni europee sono in archivio, e ci hanno restituito, pur con tutte le cautele e i distinguo del caso, un Italia più compatta, più solidale, in ultima analisi più forte.

In archivio, con le elezioni, è lecito mettere non tanto le pulsioni antieuropee, sconfitte in Italia ma molto forti nel vecchio continente, soprattutto in Francia dove Il Front National di Marine Le Pen si è preso con sorprendente vigore lo scettro nazionale, quanto la stagione del berlusconismo, che appare giunta al definitivo tramonto.

le elezioni hanno dimostrato con chiarezza che una larga maggioranza di italiani è stufa marcia di come si è gestita la cosa pubblica fino adesso. Meno burocrazia e più giustizia, meno lacci e lacciuoli nel mondo del lavoro e della produttività, più riforme e modernità nell’assetto generale dello Stato.

Già molti scettici di professione straparlano di rischi legati a un presunto pensiero unico trionfante, abituati alla frammentazione esasperata delle opinioni, tipica del nostro Paese, ignorando o fingendo di ignorare che le grandi democrazie mondiali si basano da molti decenni su due, massimo tre orientamenti politici nemmeno troppo contrastanti tra loro, che hanno garantito un’alternanza democratica sostanzialmente tranquilla e fruttuosa per lo sviluppo in una ricerca, non facile ma costante, del benessere comune.

E che la condizione per ottenere questo risultato è una stabilità di Governo fondata sulla comunione d’intenti in direzione di obiettivi primari come quelli sopra citati, tutto sommato facilmente condivisibili da cospicui gruppi di cittadini ed elettori sufficientemente maturi e con piedi ancorati al terreno.

Naturalmente senza sottovalutare né penalizzare istanze e convincimenti diversi sul modo di raggiungere questi obiettivi, nell’ambito di un confronto democratico che tenga conto delle innumerevoli problematiche oggettive che caratterizzano la via al progresso pacifico di ogni singola nazione.  

Le consultazioni europee hanno  reso un ruolo più forte e centrale all’Italia, non più finalmente sotto il giogo di un satrapo impresentabile e sufficientemente distante da avventurismi e populismi letali.    

C’è indubbiamente, a livello continentale, un forte schieramento di vecchia destra che ha maldigerito questa realtà, e si sta organizzando per contrastarla. Gente a mio avviso allergica ai valori di solidarietà e unità tra gli uomini, vogliosa di perpetuare la conflittualità come modo di essere, senza un progetto davvero concreto se non una visione ristretta, ottusa, egoista dello stare al mondo.

Tornando alle vicende di casa nostra, e ai timori legati a un unanimismo giudicato eccessivo dai soliti individualisti poco portati a una visione larga, pragmatica, delle conquiste sociali che, come la Storia insegna, si guadagnano col lavoro, il sudore e la strategia dei passi a misura di gamba, non so se adesso stia iniziando la tradizionale rincorsa saltando sul carro, e sinceramente non mi interessa più di tanto. So che per fortuna è emerso un vincitore, che per una volta non abbiamo dovuto assistere al penoso teatrino mediatico dei leader tutti vincenti per cervellotici calcoli su percentuali da zero virgola qualcosa, e che l’Italia ha finalmente l’occasione di diventare quel paese normale da sempre auspicato.

Restano, è ovvio, le mille difficoltà di una nazione in gravissima crisi economica ed occupazionale, bisognosa di riforme serie e profonde.

Ma il rinnovo della classe dirigente è ormai avviato, gli alibi sono caduti e le aspettative sono enormi.

Starà a Matteo Renzi dimostrare che la fiducia concessagli dal Paese non è mal riposta, passando a dare concretezza alle promesse e attuando senza indugi la fase di cambiamenti concreti e radicali che ha a grandi linee tracciato, con la consapevolezza che una buona parte del popolo è con lui ma che le difficoltà sono ancora ben lontane dall’essere superate e che il margine di errore a disposizione rimane estremamente ridotto.

 

 

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