mercoledì, Agosto 4

La Nuova Caledonia: tra dipendenza francese e piena indipendenza Il 12 dicembre 2021 si terrà in terzo referendum per l'indipendenza. La popolazione di quest’insieme di isole oceaniche arriverà al voto in una situazione inedita, infatti, per la prima volta nella storia, è stato eletto Presidente un esponente dell’indipendentismo kanaco, Louis Mapou

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A quanti non sono francesi, la Nuova Caledonia (in lingua francese, Nouvelle Calédonie) in genere dice davvero poco. Eppure si tratta di una questione che occupa di continuo il dibattito politico dell’Esagono, dal momento che questo arcipelago dell’Oceania rimane tuttora -nonostante il processo generale di decolonizzazione che ebbe luogo in ogni continente durante gli anni Cinquanta e Sessanta- un pezzo di Francia se pure si trova a oltre 16 mila chilometri di distanza da Parigi.
Per giunta, anche se la sua popolazione è davvero minuscolameno di 300 mila personela Nuova Caledonia rappresenta per certi aspetti unapiccola Algeriapotenziale, dal momento che si compone di un 40% circa di kanachi (il principale gruppo etnico locale), di un 30% circa di francesi, un 10% scarso di meticci e altre componenti(indonesiani, vietnamiti, taitiani ecc.). Sul piano politico, ovviamente, la spaccatura principale oppone i kanachi e gli europei, con i primi che da tempo si battono per ottenere una piena indipendenza.

Da quasi quarant’anni la stabilità politica è stata assicurata dagliaccordi di Matignondel 1988, che a loro volta hanno generato l’intesa di Nouméadel 1998. Quel compromesso ha previsto tre referendum, due dei quali hanno già avuto luogo. Il primo -tenutosi il 4 novembre 2018- ha visto una partecipazione massiccia, oltre l’80% degli aventi diritto al voto, e i contrari all’indipendenza hanno prevalso con il 56,67% dei consensi. Il secondo referendum si è tenuto il 4 ottobre 2020 e ha avuto una partecipazione perfino superiore (pari all’85%), con una nuova vittoria dei ‘no’, anche se stavolta meno massiccia: dato i favorevoli allo status quo sono scesi al 53%.

La prossima consultazione avrà luogo a fine anno,il 12 dicembre del 2021, e anche stavolta la richiesta sarà molto semplice: «Voulez-vous que la Nuovelle-Calédonie accède à la pleine souveraineté et devienne indépendante?» (volete che la Nuova Caledonia acceda alla piena sovranità e diventi indipendente?).

Per giunta, la popolazione di quest’insieme di isole oceaniche arriverà al voto in una situazione inedita. A inizio luglio, infatti, è giunta a conclusione una lunga crisi istituzionale che ha riguardato le istituzioni del governo collegiale locale e, per la prima volta nella storia, è stato eletto a Presidente un esponente dell’indipendentismo kanaco, Louis Mapou.

Il nuovo Presidente è un esponente dell’UNI-FLNKS(Union nationale pour l’indépendance), che ha potuto insediarsi soltanto quando le tensioni con l’altra forza maggiore del fronte indipendentista (l’Union Calédonienne, che egualmente aspirava alla presidenza) hanno trovato una composizione. Mapou ha fama di radicale, proviene da una formazione d’ispirazione marxista, il Palika (parti di Libération Kanak), e quale primo atto pubblico ha voluto rendere omaggio a Jean-Marie Tjibaou, che fu assassinato nel 1989 e il cui nome continua ad avere una funzione simbolica molto rilevante nell’immaginario degli abitanti di queste isole.

Sullo sfondo di ogni discussione sul futuro di queste comunità, a ogni modo, ci sono due questioni cruciali.

Da un lato, c’è una storia difficile che ha generato tanti lutti. Soprattutto negli anni Settanta e Ottanta il conflitto tra i gruppi etnici è stato duro, con organizzazioni politiche estremiste ed espressione delle popolazioni locali che in più circostanze hanno aggredito gli agricoltori di origine europea, esigendo una qualche redistribuzione delle terre. Non bisogna neppure dimenticare che è dal 1986 che la Nuova Caledonia si trova sulla lista dell’Onu che riunisce i Paesi in attesa di un vero processo di decolonizzazione.

D’altro lato, è chiaro che il combinarsi del nazionalismo francese (soprattutto di destra) e del socialismo assistenziale (soprattutto di sinistra)ha favorito una politica che, nei decenni, ha inondato di denaro e sovvenzioni le dodici isole che compongono la Nuova Caledonia. Lungi dal favorire la crescita economica di questi territori, questo denaro francese hadrogatol’economia locale, ostacolando un vero sviluppo autonomo e autopropulsivo.

A dicembre, l’indipendentismo potrà imporsi se saprà convincere la maggioranza di saper proporre un percorso in grado di coinvolgere positivamente tutte le componenti etniche e culturali della Nouvelle Calédonie odierna, se saprà evitare estremismi violenti, se saprà valorizzare le potenzialità di queste diverse comunità checomunque vadahanno ormai un legame fortissimo con Parigi e con tutta la francofonia.

È chiaro che Mapou, nei mesi a venire, dovrà saper mostrare quali possono essere le potenzialità di un autogoverno locale, così da favorire -a dicembre- il successo degli indipendentisti. Va anche aggiunto che in recenti scambi tenutisi a Parigi, su invito del primo ministro francese Jean Castex, si è deciso chequale che sia il risultato del terzo e ultimo referendumsi avrà un periodo di transizione il quale dovrà condurre a quello che è stato definito unreferendum de projet‘ (referendum di progetto), da tenersi prima del 30 giugno del 2023.

Il processo di decolonizzazione, perfino nella Repubblica più giacobina dell’intero pianeta (che ha coniato, non a caso, l’idea di ‘unità e indivisibilità’ (che ritroviamo pure nelle costituzioni di Spagna e Italia…), è allora destinato in ogni caso a fare qualche passo in avanti.

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