martedì, novembre 20

La nobiltà del Conte alla prova Voto di Fiducia a Senato e Camera tra martedì 5 e mercoledì 6 giugno

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«Qui si parrà la tua nobilitate» è in Inferno 2,9. Quanto alla ‘nobilitate’, cioè alla nobiltà di lombi educazione e prassi, proprio a dimostrarla è chiamato a partire da oggi, e dalla doppia Fiducia in sequenza di Senato e Camera entro domani, il Conte (Giuseppe) posto alla guida del nuovo Governo. Secondo lo storico dantista Natalino Sapegno l’espressione sta a significare che «qui avranno campo di mostrarsi, se ci sono davvero, tutte quelle doti di intelligenza, di sapienza (…), di verità» che eventualmente si posseggano. O più sinteticamente «Sarà messo alla prova il tuo valore» e si vedrà di cosa sei capace. Giuseppe Conte è dunque immerso nella sua prima decisiva prova da Presidente del Consiglio. Poi ottenuta, appunto entro mercoledì 6, anche la definitiva Fiducia della Camera, venerdì 8 e sabato 9 affronterà il proprio primo impegno internazionale, il G7 che si terrà in Canada a La Malbaie .

La partita si gioca non tanto e soltanto sui numeri (di quelli ce ne sono a sufficienza per l’oggi e probabilmente per il domani, ma già dal dopodomani…) quanto sul rapporto e sulla relazione tra le due forze politiche che il Governo compongono, Movimento Cinque Stelle e Lega, sui loro tanti ed in larga parte esordienti parlamentari, e sulla dialettica tra i loro due leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Ma tutti dovranno fare conti meno facili del previsto con Conte, come ragionato in ‘I conti con Conte’ su ‘L’Indro’ lunedì 4 giugno (2018). Ché ha doti di attenzione e pazienza, capacità di studiare i dossier ed i settori a lui poco conosciuti o magari proprio sconosciuti. E poi saldezza, rigore, cortesia, reale empatia con la gente. Con caratteristiche proprie, certo, da Avvocato di peso e Docente universitario (ruoli che in genere non inducono a quell’umiltà non subordinata che invece sembra possedere), ma quanto ad ‘empatia’ reale, pur nella diversità, sembra più simile a Salvini che al rigido Di Maio. (Per non parlare di Matteo Renzi, cui la gente piace solo se lo applaude. Sempre meno. Nel senso che lo applaude sempre meno, e quindi sempre meno gli piace). Ma la questione vera, il ‘Caso serio’, è come Conte saprà rapportarsi a Di Maio e Salvini, appunto.

Intanto nella tarda mattinata Conte ha fatto la propria prima spola tra Palazzo Madama e Montecitorio per enunciare il Programma del Governo: Senato alle 12 esponendolo personalmente all’Aula, poi Camera dei Deputati per consegnarlo scritto. Quindi nuovamente in Senato (14:30) per la discussione e, a seguire, il voto di Fiducia, previsto alle 19:30. Al Senato, primo vero banco di prova, il nuovo Governo può contare in partenza, per questa e per le successive prove che lo aspettano, su 167 voti certi: 6 in più rispetto alla maggioranza assoluta di 161 su 321 (315 elettivi, 6 Senatori a vita). Si tratta dei 58 Senatori della Lega e dei 109 del Movimento Cinque Stelle. A questi si possono aggiungere altri 4 voti facendo salire la maggioranza a quota 171: durante il giro di consultazioni di Conte da Premier incaricato si erano registrate le dichiarazioni a favore da parte di due ex grillini (Maurizio Buccarella e Carlo Martelli) e di due esponenti del Movimento Associativo Italiani all’Estero (Ricardo Antonio Merlo e Adriano Cario). Numeri che possono crescere ulteriormente arrivando a 174-175, qualora anche il Gruppo delle Autonomie di Palazzo Madama, che aveva lasciato aperto un canale con il Professore, optasse per il voto favorevole. Di diverso, rispetto alle previsioni iniziali, c’è anche l’astensione del Gruppo di Fratelli d’Italia, che conta 18 Senatori. Inizialmente orientati verso il No, Giorgia Meloni ed i suoi hanno poi mutato linea. I voti contrari sono dunque i 61 di Forza Italia, i 52 del PD e quelli di alcune componenti del Gruppo Misto. Partendo quindi da almeno 10 voti di margine rispetto alla maggioranza assoluta, che diventano 20 in differenza rispetto alle Opposizioni. Un ulteriore importante aiuto arriva, e sarà particolarmente prezioso nel prosieguo, dalla Riforma del Regolamento del Senato approvata a dicembre 2017, ultimo rilevante atto del Presidente uscente Piero Grasso: come già alla Camera il voto di astensione non è più considerato voto contrario.

Alla Camera, invece, l’esecutivo giallo-verde ha una maggioranza schiacciante già in partenza: 346 voti (222 M5S, 124 Lega) su 630 componenti complessivi. Sono 30, quindi, i voti di scarto rispetto alla Maggioranza assoluta di 316. Che divengono 60 in differenza. Anche qui i consensi possono aumentare, sempre grazie ad alcuni deputati ex M5S e componenti del gruppo Misto. Fratelli d’Italia, così come al Senato, ha indicato l’astensione, mentre Forza Italia, LeU e PD hanno annunciato voto contrario. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel febbraio 2014 incassò 169 Sì alla prima fiducia al Senato (139 i No). Anche per Paolo Gentiloni 169 Sì nel dicembre 2016Enrico Letta poteva contare invece su di un’ampia maggioranza bipartisan che nel settembre 2013 gli votò la Fiducia: 235 Sì. Poi venne chi lo rassicurò dicendogli che poteva stare sereno… Subito dopo la Fiducia di entrambi i rami del Parlamento, si passerà finalmente a rendere operative le Commissioni permanenti: i Gruppi indicheranno i rispettivi componenti, che eleggeranno Presidente ed Ufficio di Presidenza.

Questi i numeri di Maggioranza ed Opposizione in Parlamento. Ad oggi. Di doman non c’è certezza, e già ai tempi del ‘Magnifico’ Lorenzo de’ Medici. Figuriamoci ai nostri.

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