domenica, Novembre 28

La Nato si avvicina alla Moldova

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Quanto agli aspetti immateriali che rendono difficile da accettare da parte russa la presenza Nato in Moldova, basti dire che i moldavi, visti da Mosca, fanno parte per molti aspetti del mondo culturale russo: conoscono benissimo il russo e lo parlano volentieri (al contrario, ad esempio, dei baltici); sono di confessione ortodossa; molti di loro (circa 600.000) hanno trovato lavoro in Russia, dove risultano molto bene integrati e non si distinguono dai loro colleghi russi. A ciò si aggiunge che in Moldova vive fin dall’epoca zarista una minoranza russa non esigua (sottraendo dal conto la popolazione transnistriana, oggi si arriva comunque a più di 200.000 persone) i cui appartenenti, in genere, vivono in città e occupano posizioni di prestigio sociale. Vi è, infine, un ultimo legame fra Mosca e Chişinău che, da culturale, è divenuto economico e politico ed è quello che unisce gli oligarchi delle due capitali. L’accaparramento delle risorse pubbliche e la corruzione non hanno trovato nella società civile dei due Paesi gli anticorpi che sarebbero stati necessari e, per una parte almeno delle loro illecite transazioni, gli oligarchi russi si avvalgono dei loro omologhi sul mercato moldavo [2].

Nonostante ciò i think tanks della Nato ritengono che gli interessi nazionali della Moldova richiederanno in futuro uno stabile orientamento verso l’ovestDi conseguenza l’Alleanza continuerà di certo a stringere sempre più i suoi rapporti con la Moldova, il cui valore geo-strategico può non essere di prima grandezza (non va comunque sottovalutata la contiguità con la provincia di Odessa, città largamente russofona, che potrebbe rivelarsi di grande importanza nel quadro delle attuali vicende ucraine) ma ne avrebbe indubbiamente uno simbolico, se davvero fosse in corso una guerra di civiltà fra Occidente e la Russia.

 

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