sabato, Aprile 10

La Nato si avvicina alla Moldova

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Sono in corso a Bălti, in Moldova, manovre di addestramento Nato, che iniziate domenica scorsa, termineranno oggi, 24 luglio. Coinvolgono un numero limitato di militari, circa 800 di nazionalità statunitense, polacca, rumena e greca, oltre ovviamente a personale moldavo. Le esercitazioni denominate Sforzo comune 2015 hanno come scopo il familiarizzare i soldati moldavi con l’uso di alcune armi, in particolare mortai, di dotazione americana e di istruirli per azioni di pattugliamento e di spostamento durante un conflitto armato.

Se il significato strettamente militare delle esercitazioni è con tutta evidenza modesto, lo stesso non può dirsi del loro significato simbolico e, di riflesso, di quello politico. In primo luogo, la Costituzione moldava del 1994 ha proclamato la ‘neutralità permanente’ della giovane Repubblica e dichiarato inammissibile ‘il dislocamento di forze militari di stati stranieri’ sul suo territorio. Queste previsioni erano certamente concepite al fine pratico di ottenere il ritiro dei soldati russi dalla Transnistria, regione moldava secessionista, ma corrispondevano anche all’orientamento di buona parte della popolazione moldava, la quale, a ragione o a torto, non gradiva la prospettiva di un coinvolgimento nella Nato. Per molti moldavi l’organizzazione atlantica serviva più gli interessi statunitensi che quelli universali della pace.

Le attese legate alla neutralità non si sono tuttavia realizzate. Vent’anni dopo i soldati russi sono ancora dislocati in Transnistria, benché il loro numero sia diminuito a circa 1500. Il loro compito, fissato unilateralmente da Mosca, è di custodire gli arsenali militari sovietici presenti nella regione, prevenendo in tal modo un’escalation nel confronto fra governo centrale e secessionisti. Né la promessa di neutralità permanente ha ammorbidito la posizione di questi ultimi, che continuano a rifiutare il reintegro, comunque formalizzato, nella Repubblica moldava. Quando nel 2003 la Russia ha avanzato un piano di soluzione del conflitto che prevedeva il prolungamento della presenza russa in Moldova per almeno un ulteriore quarto di secolo, è iniziato un ripensamento, prudente ma chiaramente indirizzato, del governo di Chişinău sui suoi rapporti con la Nato. I primi accordi settoriali fra la Moldova e la Nato risalgono al 2006. Ad essi hanno fatto seguito numerose intese che in pratica oggi riguardano ogni aspetto della difesa militare, dalla cessione di armi, alla ristrutturazione organizzativa delle forze armate moldave secondo criteri Nato, ai servizi informativi e a quelli logistici, fino all’addestramento di reparti specializzati, come avviene nelle manovre attualmente in corso.

Come si sa, la Nato intrattiene, oltre che con la Moldova, rapporti di fattiva collaborazione con altri stati neutrali, come la Svizzera, la Svezia e la Finlandia. Non è però questo un argomento che possa esaurire la complessità della questione. Lasciando da parte gli aspetti storici della neutralità di quei Paesi, che nulla hanno in comune con la Moldova, è inevitabile che il peggioramento delle relazioni fra la Nato e la Russia, benché certamente non dovuto a problemi moldavi, si manifesti nell’ex- repubblica sovietica più chiaramente che altrove. E questo sia per la sua posizione geografica, sia per motivi culturali, che non sarebbe indicato trascurare.

Quanto alla posizione geografica è sufficiente ricordare che proprio pochi giorni fa, in una sua nota del 10 luglio il Ministero degli esteri russo ha nuovamente criticato «l’attività militare senza precedenti di Paesi dell’Alleanza atlantica nelle vicinanze delle frontiere russe. L’aumento di intensità della tensione militare lungo il così detto ‘fianco orientale’ della Nato non fa altro che accrescere l’insicurezza nella regione e dare al corso militaristico della Nato nei suoi rapporti con la Russia un carattere di irreversibilità». La nota, con i suoi toni e la sua roboante verbosità da guerra fredda, si riferisce in primo luogo alla Polonia, ma è valida per l’intera frontiera europea della Russia.

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