martedì, ottobre 23

La NATO al centro del tour europeo di Trump

0

Come previsto, è stata la NATO la preoccupazione al centro del tour internazionale del Presidente USA, Donald Trump. Gli argomenti sul tavolo erano naturalmente molteplici, ma tra essi spiccavano il ruolo dell’Alleanza Atlantica e la crescente influenza russa in Europa orientale.
In campagna elettorale, Trump aveva lanciato pesanti critiche all’architettura della Nato e al meccanismo che ne regola il funzionamento, sostenendo che qualsiasi Paese che intenda rimanere sotto l’ombrello militare Usa avrebbe dovuto corrispondere congrue contropartite economiche. Una volta insediatosi, il tycoon non ha esitato a mettere in pratica tali propositi, come emerso durante le sue visite in Corea del Sud e Giappone, in occasione delle quali ha messo in chiaro che gli accordi che ripartiscono la spesa per il mantenimento dei contingenti Usa in questi due Paesi (Seul contribuisce per il 40%, Tokyo per il 75%) andavano radicalmente ridiscussi. Stessa cosa si è verificata in Medio Oriente: nel corso della sua visita a Riyad, Trump  ha gettato le basi per la vendita all’Arabia Saudita di qualcosa come 100 miliardi di dollari di armi di fabbricazione statunitense (Obama si era ‘accontentato’ di venderne ai sauditi per circa 60 miliardi complessivi), che vanno interpretati come una sorta di sovra-tassa‘ – che va ad aggiungersi alla garanzia di accesso privilegiato agli idrocarburi locali – per la protezione militare assicurata a tutti i Paesi membri del Consiglio per la Cooperazione del Golfo sotto forma di mantenimento della Quinta Flotta in Bahrain e di quasi 30.000 militari schierati un po’ ovunque in questi Stati.

Oggi è il turno dell’Europa, perché ilvecchio continente rimane teatro fondamentale per gli Stati Uniti, come confermato dal generale Curtis Scaparrotti, che in qualità di comandante supremo dell’Eucom ( U.S. European Command’s Newcomers Hub) ha sottolineato l’importanza capitale della Nato per la difesa degli interessi statunitensi durante un’audizione al Senato Usa. Interessi economici senza dubbio, poiché l’Alleanza Atlantica vincola statutariamente i Paesi che ne fanno parte ad ottenere sistemi d’arma e ad ammodernare periodicamente i propri arsenali rifornendosi quasi esclusivamente dal potentissimo complesso militar-industriale statunitense, i cui pilastri sono rappresentati dai giganti Lockheed Martin, Boeing, Raytheon, Northrop Grummann e General Dynamics.

Ma sarebbe  limitativo evidenziare il solo risvolto economico della vicenda. La Nato garantisce la permanenza dell’Europa nell’architettura politica, economica e militare incardinata sugli Stati Uniti. Obiettivo che, assume un’accresciuta valenza strategica nell’odierna congiuntura storica, caratterizzata dall’ascesa di una potenza assai renitente a conformarsi ai principi del ‘Washington consensus‘ come la Russia, che in seguito allo scoppio della crisi ucraina ha opposto una reazione talmente ferma e astuta da spiazzate gli strateghi Usa. Non stupisce, pertanto, che il generale Scaparrotti abbia identificato nella Nato lo strumento in grado di consentire all’asse euro-statunitense di «difendere l’ordine internazionale» dalle minacce portate non solo da Mosca, ma anche da Pechino, la cui assertività in ambito economico (si pensi al colossale progetto One belt, one road e all’Asian Infrastructure Investment Bank) e militare (grandi manovre nel Mar Cinese Meridionale) è considerata come una sfida all’egemonia statunitense. Scaparrotti, consapevole della situazione economica certamente non facile in cui versa gran parte dell’Unione Europea, ha tuttavia suggerito alla dirigenza politica Usa di dare il buon esempio, evidenziando la necessità di «significativi investimenti per accrescere in tutta Europa la nostra presenza avanzata, il pre-posizionamento di materiali militari, le esercitazioni per la preparazione ai conflitti».

Come scrive sull’argomento l’esperto Manlio Dinucci: «il piano è chiaro ed è già in atto: trasformare l’Europa in prima linea del nuovo confronto con la Russia. Lo conferma l’annuncio, dato il 4 maggio, che l’Esercito Usa in Europa ha costituito un nuovo quartier generale a Poznan, in Polonia, per comandare gli oltre 6.000 soldati statunitensi schierati in Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Germania, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria, al fine di ‘rafforzare il fianco orientale della Nato come deterrenza alla Russia’. Allo schieramento sul fianco orientale   -comprendente forze corazzate, cacciabombardieri, navi da guerra e unità missilistiche anche nucleari- partecipano le potenze europee della Nato, come dimostra l’invio di truppe francesi e carri armati britannici in Estonia. E l’esercito europeo? Nell’incontro con i ministri della difesa della Ue, il 27 aprile a Malta, il segretario generale della Nato Stoltenberg non ha lasciato dubbi: ‘è stato chiaramente convenuto da parte dell’Unione europea che suo scopo non è costituire un nuovo esercito europeo o strutture di comando in competizione con quelle della Nato, ma qualcosa che sia complementare a ciò che la Nato fa’. Il bastone di comando resta dunque saldamente nelle mani del Comandante supremo alleato in Europa, un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati Uniti».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore