giovedì, Maggio 13

La nascita dell’ISIS: una teoria alternativa Com'è diventato così potente? Con l'aiuto di qualche amico?

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A febbraio, in un’inchiesta per ‘MintPress’, Sean Nevins ha scritto: «Lo Stato Islamico di Iraq e Siria [ISIS] ha creato un impero che si estende per centinaia di chilometri. Ha accumulato ricchezze che consentono di finanziare una guerra, di governare una popolazione di circa 8 milioni di persone e di gestire grandi quantità di infrastrutture nelle zone conquistate». Come si fa a creare un impero se non con l’aiuto di alleati, o quanto meno di sostenitori? Armi e risorse per finanziare guerre espansionistiche non possono spuntare dal nulla, né è possibile consolidare l’avanzata senza un supporto logistico e politico rilevante. Dal 2014, i funzionari iracheni hanno stimato che nelle casse dell’ISIS sono presenti oltre 2 miliardi di dollari. Un anno di saccheggi di manufatti artistici e di sottrazione di risorse naturali deve aver alzato ulteriormente l’asticella finanziaria; non c’è neanche l’ombra di una recessione nel Paese della bandiera nera!

È interessante notare come, mentre gli Stati Uniti e i suoi alleati erano intenti a riscrivere le leggi internazionali per tenere fuori dal giro economico e finanziario l’Iran mediante sanzioni e con una sorveglianza draconiana sul commercio estero, all’ISIS è stato permesso di commerciare il proprio petrolio attraverso la Turchia e la Giordania, senza neanche batter ciglio. Nel 2014, in un’intervista alla CNN, Luay Al Khatteeb, direttore dell’Istituto per l’energia dell’Iraq, ha spiegato che «il greggio [dell’ISIS] è trasportato in autocisterne verso la Giordania attraverso la provincia di Anbar, in Iran attraverso il Kurdistan, in Turchia per la via di Mosul, al mercato locale in Siria e nella regione del Kurdistan iracheno, gran parte del quale si raffina poi a livello locale». Credere che i funzionari statali non siano complici di questo ‘commercio’ è violare le leggi della logica. E se tale complicità ha origine dal desiderio di trarre profitto da un’attività redditizia o da una più oscura agenda, la differenza è poca: quando si parla di terrore, anche la negazione plausibile rende colpevoli per associazione. Ma nuovamente bisognerebbe presupporre che i funzionari statali siano completamente all’oscuro della peste che stanno seminando. Un lusso che non ci si può più permettere.

Ciò che emerge è una grande macchinazione del terrore: dalla fornitura delle armi all’addestramento dei militanti dell’ISIS, tutte le caselle sono state spuntate. Ora si tratta di sguinzagliare in tutto il mondo le orde dell’ISIS e guardarle diffondersi. Quando persino il ‘New York Times’ tenta di negare che stanno giungendo armi agli estremisti siriani sotto la maschera della costruzione della democrazia, allora sai che qualcosa è andato storto sul serio.

Nell’aprile del 2013, gli Stati Uniti confermarono di aver stabilito un programma in Giordania da 70 milioni di dollari «per l’addestramento di forze speciali nel regno al fine di identificare e mettere in sicurezza i siti di armi chimiche in tutta la Siria qualora il regime dovesse cadere e i ribelli volessero metterci le mani», come riportato dal ‘The Economist’. Quello stesso mese, inoltre, l’amministrazione Obama promise di raddoppiare gli aiuti ‘non letali’ all’opposizione siriana, arrivando a 250 milioni di dollari. Ancora, nel settembre del 2014 il presidente degli Stati Uniti ha promesso un ulteriore mezzo miliardo di dollari per la guerra al terrore in Siria. Il problema è che i cosiddetti funzionari ‘moderati’ non sono esattamente dei boyscout, ma affiliati dell’ISIS.

Di nuovo, non si tratta di cospirazione: sono semplicemente i fatti, e tali fatti sono stati ampiamente documentati. «I dettagli emersi suggeriscono che l’ISIS e ‘l’ondata’ dell’esercito maggiore in Iraq, e meno nella vicina Siria, sono stati forgiati e controllati fuori da Langley, in Virginia, e in altri avamposti della CIA e del Pentagono in uno stadio successivo di spargimento del caos nel secondo stato petrolifero più grande al mondo, l’Iraq, e di indebolimento dei recenti sforzi di stabilizzazione in Siria» ha scritto William Engdahl, analista di spicco, in un editoriale per ‘RT’.

L’ISIS non è stato un incidente: è stato progettato, supportato, addestrato e diffuso sotto l’autorità degli Stati Uniti con lo scopo di invadere, occupare e sfruttare il Medio Oriente, mentre si rivendicavano la liberazione e la costruzione della democrazia.

 

Traduzione di Barbara Turitto

 

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