sabato, Luglio 24

La nascita dell’ISIS: una teoria alternativa Com'è diventato così potente? Con l'aiuto di qualche amico?

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Contrabbando di petrolio e opere d’arte da un lato, mobilitazione di un minaccioso gruppo armato dall’altro: nell’arco di pochissimi anni l’ISIS ha costruito un autentico impero, il cui funzionamento è paragonabile a quello di un’azienda e di uno Stato. Ma come è riuscito a diventare il gruppo terroristico più ricco e complesso al mondo, se non anche grazie a chi gli ha dato una mano?

Una lotta generazionale quella del terrore che senza dubbio determina il modo in cui interagiscono tra loro nazioni e popoli, senza contare le comunità religiose. Male della modernità, il terrore è cosa affibbiata all’Islam: ci hanno parlato della degenerazione di un’ideologia il cui credo giace nei deserti dell’Arabia, violento e implacabile come la storia del suo popolo. Nel momento in cui il World Trade Center è crollato al suolo, media, politici e funzionari ci hanno inculcato la loro realtà preconfezionata fatta di paura, astio e vendetta, ad alimentare la narrativa di guerra, puntando il dito, adirati, contro i musulmani di tutto il mondo, affinché le “libere genti” restassero inconsapevolmente nelle catene che i loro Stati lentamente hanno messo loro al collo e ai piedi: una libertà civile alla volta, un ordine esecutivo alla volta.

Per oltre un decennio le nazioni occidentali sono state accanto ai loro leader nella guerra e nella paura, nella collera e nel disinganno, accusando sempre più spesso “quei musulmani radicali” di tentare di distruggere la loro libertà e democrazia. Ma mentre le guerre si susseguivano l’un l’altra, si aprivano altrettanti fronti in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Yemen, Pakistan: il terrore ha continuato ad avanzare, l’estremismo ha rivendicato ancora altri uomini e altri territori in virtù del proprio nome. In perfetto sincronismo con l’avanzare del terrore, Washington e i suoi alleati hanno sollevato l’asticella, gonfiando sempre di più il loro budget per la sicurezza, armando sempre più risorse e soluzioni con l’intento di decifrare l’algoritmo del terrore. Eppure, prima che si manifestasse questo cancro, le superpotenze si erano dimostrate apparentemente impotenti.

Dopo dieci anni di conflitto, il terrore non solo non è indietreggiato, bensì ha fatto di se stesso un impero nel cuore dell’Estremo Oriente, incorporando territori e comunità per la propria causa. Malgrado la ricchezza tecnologica e il potenziale economico, l’Occidente ha subito un arresto di fronte all’ISIS, restando a guardare da lontano i militanti del terrore che si organizzavano in uno Stato, mentre costruivano una potenza economica e militare all’altezza delle loro ambizioni egemoniche. Dobbiamo credere davvero che le potenze occidentali siano del tutto impotenti di fronte all’ISIS? Quelle stesse potenze che si sono dimostrate così sicure della propria forza da sfidare la Russia e minacciare l’Iran con la guerra, con l’accusa di rappresentare, entrambe, una lontana minaccia per l’ordine occidentale? E se le potenze mondiali non hanno intenzione di distruggere l’ISIS lì dov’è, come i neoconservatori di Washington avevano intimato all’Iran al primo passo falso, quanto tempo deve passare prima di poter osare supporre che piuttosto il terrore è stato architettato a servizio di un’agenda segreta?

Teorie cospirazioniste? Be’, non proprio. Alcuni funzionari statunitensi hanno già ammesso di aver creato e fondato Al Qaeda; farlo anche per l’ISIS non sarebbe poi questa gran forzatura: nel 2012 l’allora Segretario di Stato Hillary Clinton ammise pubblicamente la creazione e la fondazione di Al Qaeda come arma strategica nella guerra in Afghanistan. Se si pensa che Al Qaeda venne alla luce alla fine degli anni ’80 per ammonire le ambizioni di Mosca in Eurasia e per tenere sotto controllo le vecchie linee geopolitiche, i 25 anni di esperienza sul campo con gli estremisti potrebbero portare alla luce alcune similitudini con l’ISIS: agilità, buon addestramento, buon equipaggiamento, una strategia ben affinata. Se l’Afghanistan è stato il campo di addestramento, possiamo dedurre che la Siria e l’Iraq sono il prodotto finale.

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