lunedì, Maggio 17

La ‘Mossa del Cavallo’ di Renzi e di Zingaretti Renzi ha giocato il ruolo di sfondamento, Zingaretti quello del ‘pompiere’. Ora PD e renziani si consultano con molta discrezione. Conte prepara l’ennesima mediazione. Pur se negato, rimpasto per inizio anno

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Ha il permesso di ‘saltare’ altri pezzi, sia alleati che avversari. Negli scacchi il Cavallo ha la stessa ‘forza’ dell’Alfiere; con la differenza che l’area coperta dall’Alfiere è maggiore, ma copre solo metà delle ‘case’ della scacchiera, mentre il Cavallo può raggiungere qualsiasi ‘casa’; e in questo gioco si parla appunto di ‘Mossa del Cavallo’.
E’ la mossa che visivamente vede per protagonista Matteo Renzi, e, di rincalzo, in ruolo più defilato, Nicola Zingaretti? Il leader di Italia viva ha il serio problema di dare visibilità e guadagnare credibilità al suo movimento: i sondaggi, per quel che lo riguarda, continuano a essere impietosi, raccoglie la fiducia di una parte irrilevante dell’elettorato. Il problema del segretario del Partito Democratico è quello di non apparire schiacciato sul Movimento 5 Stelle, in nome di una ragione di governabilità che sempre meno risulta credibile. Entrambi hanno l’interesse di guadagnare un ruolo incisivo, e superare lo stallo in cui galleggia l’Esecutivo guidato da Giuseppe Conte.

Il Presidente del Consiglio prende atto della situazione. Dal Quirinale, il Presidente Sergio Mattarella manda segnali precisi a ritmo pressoché quotidiano. Un’azione attiva di moral suasion discreta, ma incisiva. Lo nega, e lo farà comunque malvolentieri, ma una sorta dipatto di Capodanno’ (o Befana) è nei fatti. A Conte si rimprovera una scarsa sensibilità verso le istituzioni e le sue regole, e di voler accentrare nelle mani di ‘amici’ la gestione della crisi (non solo Covid-19), in cui il Paese si dibatte; ma è il ‘fumo’ che cela l’‘arrosto’: un rimpasto e un valzer di ministri e sotto-segretari è inevitabile; in queste ore ci si deve mettere d’accordo ‘solo’ su chi sostituirà chi, e dove.

Conte ha ingoiato, per il momento, il rospo costituito dallo sgarbo di Renzi con l’intervista al quotidiano spagnoloEl Pais(Se Conte vuole pieni poteri come Salvini, faremo cadere il Governo), reduce dal Consiglio Europeo, dove, con la mediazione di Angela Merkel, si sono superate le ennesime resistenze dei Paesi frugali e sovranisti, e prepara laricognizioneper affrontare le istanze delle forze della maggioranza che lo sostiene.
I nodi: non solo le due rivendicazioni di Italia Viva (inversione di marcia sulla task force; rinuncia alla delega ai servizi segreti); i cahiers de doléances sono tanti. Conte è convinto: meglio un rimpasto sostanzioso e politico chechirurgico’, ma a chiederlo devono essere i partiti in modo esplicito; e le new entry siano i leader o i big. Se si vuole ‘cinturare’ palazzo Chigi, allora ci si prenda «le proprie responsabilità»; e lo si spieghi in Parlamento e al Paese.

Giorni di apparente quiete. PD e renziani si consultano con molta discrezione, aspettano le mosse di Conte. Quest’ultimo convocherà i tre leader di maggioranza, Zingaretti, Renzi e Luigi Di Maio.

Ecco la ‘mossa del Cavallo’: Renzi ha giocato il ruolo di sfondamento; Zingaretti quello delpompiere’. Se si vuole, il poliziotto cattivo e duro; l’altro, umano e amicale. Tattica antica come l’uomo. E’ la strategia che difetta, e Mattarella, nel corso della celebrazione dell’anniversario della strage di Piazza Fontana, ha avuto cura di lanciare un monito che vale per l’oggi: «Lavorare per la coesione e per il superamento dei divari è un dovere delle istituzioni».

Si vedrà. La partita per blindare il Conte-ter non ruoterà soltanto intorno ai contenuti. In ballo, come sempre, lepoltrone’. Zingaretti fa sapere ancora una volta di non essere interessato. Al suo posto potrebbe andare il vice-segretario Andrea Orlando. Anche Renzi nega. Sono però in tanti a ‘pregarlo’, e beninteso, interessatamente: un Renzi Ministro sarebbe di fatto ‘imbrigliato’, gli sarebbe più difficile fare il grillo parlante.
Goffredo Bettini, il guru di Zingaretti, teorizza: «Al Paese serve una guida che superi l’idea di un’alleanza che serve a superare la destra e che sia unita invece dalla necessità delle prove tremende. Occorre arrivare a un’alleanza diversa, a un governo più politico, unito da un sentire comune e da un programma da realizzare insieme. E che non consideri il Recovery Fund una torta da dividere, ma un’occasione. Da mesi il Pd pone questa questione, non di posti e non di rimpasti, ma di assunzione di una responsabilità più alta, più solenne, che esige collegialità e qualità in ogni proposta».
Zingaretti, rilancia: «La fine di questo Esecutivo sarebbe un’avventura pericolosa. Oggi siamo in una nuova fase: dall’emergenza occorre passare alla ricostruzione. Per fare questo occorre un rilancio, una ripartenza. Non bisogna nasconderlo, questa esigenza è avvertita da tutti. Dal PD, dai 5 Stelle, da Italia viva, da Leu e, sono convinto, anche dal Presidente Conte”.

Dopo la ‘mossa del Cavallo’ (Renzi), scendono ora in campo i ‘pezzi’ pesanti: Torri, Regina, Re (Zingaretti, Mattarella).
Questa, al momento, la situazione; questi i fatti.

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