giovedì, Luglio 29

La morte ti fa bella, sempre image

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Meredith Kercher

«Cessate di uccidere i morti, non gridate più, non gridate se li volete ancora udire, se sperate di non perire». Così ci ammoniva  Giuseppe Ungaretti nella sua non troppo allegra raccolta Il dolore. Un consiglio che il direttore Vittorio Feltri, l’altra sera in Tv, ha deciso di non seguire. Non so se avete visto lo show. Riassumo. Da Salvo Sottile c’erano lui e Raffaele Sollecito, condannato a 26 anni per l’omicidio della giovane studentessa inglese, Meredith Kercher. Lasciamo stare qui l’intera, triste, vicenda giudiziaria. Colpevoli, innocenti, è un altro discorso. Quel che ha lasciato basiti i telespettatori sono state alcune frasi del Direttore nei confronti non di Raffaele o di Amanda, ma della vittima, Meredith. Una ragazza di cui non ricordava nemmeno il nome quella lì» l’ha definita) a suo dire non bella e non inarrivabile (giudizio stetico peraltro nemmeno originale: lo aveva già espresso qualche tempo fa anche Barbara Palombelli, cosa su cui Feltri dovrebbe riflettere). Poi, la domanda choc. Ha chiesto delicatamente Feltri al rubicondo Raffaele: «Ma dillo: tu, quella, te la volevi scopare?».
Sì, è vero, siamo abituati a tutto ormai. E chi più urla più ha ragione. E chi più mena più è ammirato. Lo sfogo verbale o fisico è diventato un diritto. Mi tagli la strada? Ti prendo a bottigliate e ti ammazzo, com’è accaduto a un tassista di Milano. Non ti apprezzo? Ti do pubblicamente della ‘merda’ e lo spaccio per diritto di critica, come ha fatto un Consigliere comunale di Pavia. Feltri, poi, è uno che dice pane al pane. Se lo può permettere in ogni occasione. Non ha fronzoli, non bada al politicamente corretto, se ne frega delle convenzioni, ai moralisti gli sputa.
Eppure, queste frasi all’indirizzo di una ragazzina morta sono dure da mandare giù anche dai più cinici tra noi. Lo Scrooge del giornalismo italiano stavolta ha esagerato, perché, come dice il proverbio, «Cu sputa ‘ncielo ‘faccia torna». Sui morti non si scherza. E non per buonismo, ma per umanità, nel senso di cosa propria dell’essere umano.
Non può essere un caso, infatti, che in ogni cultura che si ricordi gli antenati siano venerati o ricordati con onore, pure se ‘stronzi’.
Nelle grotte di Shanidar, Iraq, gli archeologi hanno trovato cadaveri di Neanderthal ricoperti poeticamente di polline. Segno che qualcuno aveva avuto un pensiero gentile per loro, anche se primitivo.
I greci prima e i latini poi lo avevano come regola di vita: «τὸν τεθνηκóτα μὴ κακολογεῖν», «de mortuis nihil nisi bonum», dei morti si parla solo bene, perché a loro si deve rispetto, altrimenti porta pure male. E il caso Feltri testimonia che avevano ragione. Buonanime, cari estinti, li chiamiamo. Sempre con una parola gentile, anche noi, in generale. Figuriamoci se si sta parlando di una ventenne, uccisa in modo atroce, una ragazzina acqua e sapone bellissima nel suo essere normale. Come si può dire di una giovinetta che potrebbe esserci figlia o sorella, sgozzata come un vitello non si sa nemmeno bene perché, in casa sua, nella sua cameretta, che «non era inarrivabile»?
Che razza di donne frequenta, Feltri? Che cosa ci può essere di più bello del sorriso di Meredith, che abbiamo imparato a riconoscere in questi anni, sincero, pulito, bambino? Come dimenticare che quel sorriso, oggi, abbellisce la lapide di un cimitero? Come ha potuto Feltri padre, Feltri nonno aprire bocca e dargli fiato? Diceva Foscolo, e lo abbiamo tutti imparato a scuola: «Ma perché pria del tempo a sé il mortale invidierà l’illusïon che spento pur lo sofferma al limitar di Dite? Non vive ei forse anche sotterra, quando gli sarà muta l’armonia del giorno, se può destarla con soavi cure nella mente de’ suoi? Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi, celeste dote è negli umani». È negli umani, negli umani… 

 

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