martedì, Aprile 13

La morte di David Koch Esce di scena uno dei più potenti e controversi imprenditori statunitensi

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Lo scorso 22 agosto, si è spento presso la sua residenza di Southampton, nello Stato di New York, il potentissimo imprenditore David Koch, dopo una ultraventennale battaglia contro un tumore alla prostata che lo scorso anno l’aveva costretto a dimettersi da tutte le cariche all’interno della società.

Personaggio complesso e politicamente molto attivo, di ispirazione libertaria, David Koch ereditò assieme al fratello Charles l’azienda di famiglia di Wichita da suo padre Fred nel 1960, trasformandola in un colossale conglomerato operante su scala globale, con attività che spaziano dalla petrolchimica all’agricoltura, dalla manifattura alla grande distribuzione. Attualmente, le Koch Industries impiegano oltre 120.000 dipendenti e producono 110 miliardi di dollari di fatturato ogni anno. Secondo ‘Bloomberg’, David Koch disporrebbe, assieme a suo fratello Charles, di un patrimonio personale che sfiora i 60 miliardi di dollari, cosa che lo rende il settimo uomo più ricco al mondo e primo contribuente di New York.

Come buona parte dei grandi imprenditori statunitensi, anche David Koch era molto attivo nel controverso settore della filantropia, attraverso la sua American for Prosperity. Si tratta di una organizzazione no profit presente in ben 35 Stati federati e in grado di raccogliere fondi da centinaia e centinaia di donatori privati, gran parte dei quali vengono elargiti a istituti di ricerca sul cancro e associazioni culturali (come l’American Museum of Natural History e lo Smithsonian). Benché alcune stime quantifichino in ben 1,3 miliardi di dollari l’ammontare dei fondi da loro erogati a di gruppi di ricerca scientifica e organizzazioni no profit, i fratelli Koch non hanno mai esitato a sfruttare la loro rete di beneficienza comeleva per promuovere le loro battaglie politiche, più che per sostenere attività socialmente utili. Non a caso, l’American for Prosperity, fondata nel 2004, si è rapidamente trasformata in un collettore di fondi talmente potente da contendere il primato allo stesso Partito Repubblicano per quanto concerne le attività di foundrising atte e supportare le cause neoconservatrici e libertarie.

Sotto il profilo politico, David Koch ottenne notorietà per la sua battaglia a favore dell’abolizione delle tasse sul reddito a aziende e persone fisiche, oltre che dei programmi di assistenza sanitarie e addirittura delle leggi contro il lavoro minorile. Convinto sostenitore della necessità di ridurre il più possibile l’interventismo dello Stato nella vita economica della nazione per tutelare la libera impresa e stimolare lo sviluppo, David Koch scese anche in prima persona nell’arena politica, candidandosi alla vicepresidenza degli Stati Uniti nelle fila del Partito Libertario. I risultati non si rivelarono tuttavia all’altezza delle aspettative (conquistò a malapena l’1% dei voti), inducendolo a schierarsi a favore del Grand Old Party e a sostenere attivamente l’affermazione di Ronald Reagan, culminata con l’insediamento dell’ex attore alla Casa Bianca e la successiva, radicale riforma fiscale imperniata sulla cosiddetta ‘teoria del gocciolamento’ (trickle down).

Più recentemente, David Koch si è dimostrato ancora convinto delle sue idee radicali, applaudendo alla riorganizzazione del sistema tributario varata da Donald Trump, di cui tuttavia non ha mai approvato le politiche in materia di commercio internazionale e di immigrazione. Senonché, all’interno della squadra di governo del tycoon newyorkese figurano diversi uomini politici strettamente connessi ai Koch e alle loro organizzazioni. È indubbiamente il caso del segretario di Stato Mike Pompeo, del vicepresidente Mike Pence e, soprattutto, del segretario all’Energia Rick Perry, convinto assertore della tesi che attribuisce i cambiamenti climatici all’attività antropica. Non stupisce pertanto che numerosi movimenti ambientalisti accusino David Koch di aver sposato quest’ultima posizione per tutelare i propri interessi personali, che vertono sull’introduzione di norme molto più lassiste in materia di inquinamento.

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