sabato, Ottobre 23

La moral policing indiana

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L’arresto di 40 coppie non sposate a Bombay e il bando di circa 900 siti porno, ad inizio agosto, ha infuocato i social media indiani, dando vita a dibattiti, proteste e aspre critiche sul web. L’accusa avanzata dal governo alle coppie era quella di aver commesso ‘atti indecenti in pubblico’; la risposta dei cittadini sui social è stata di forte critica verso la troppa invasività del Governo nelle questioni di privacy e moralità.
«Come può ciò che succede in una stanza privata d’albergo essere considerata un’offesa pubblica? La morality policing in India sta davvero esagerando», twitta Mira Kamdar il 9 agosto, subito dopo la diffusione della notizia. «La polizia di Bombay diventa Polizia della Moralità, e sfoga la sua rabbia su dei ragazzini del college», dice invece Mumbai24x7.
La polizia di Bombay ha portato avanti dei veri e propri raid in diversi lodge, hotel, resort e spiagge di Aska Beach e del distretto di Madh, bussando alle porte delle camere d’albergo dove le coppie stavano alloggiando, per poi tenerle in custodia per diverse ore. Nonostante non sia illegale, in India, avere rapporti sessuali prima del matrimonio, le coppie arrestate hanno dovuto pagare delle multe per poter essere rilasciate, e sopportare una forte umiliazione, dal momento che l’arresto è avvenuto in pubblico.
La Polizia prima ci ha insultati uno per uno davanti a tutti gli ufficiali e le altre coppie, e poi ci ha costretto a chiamare i nostri genitori per poter insultare anche loro. Hanno anche cercato di far sentire colpevoli i nostri genitori come se avessimo commesso un crimine terribile”, ricorda uno degli uomini arrestati, che ha preferito non rivelare la propria identità.
«La polizia corrotta che permette la vendita illegale di alcolici causando la morte di centinaia di persone, arresta delle coppie innocenti perché condividono dei momenti intimi insieme. Vergogna», twitta Saurabh Gupta.
Altri commentatori del web hanno invece sottolineato la vena quasi ironica della situazione, menzionando il fallimento del Governo nell’occuparsi e risolvere invece i numerosi casi di stupri avvenuti nel paese:
«Mettiamo al bando i porno, San Valentino, i jeans. Arrestiamo le coppie. Ma non facciamo nulla contro gli stupri e altre stupide banalità del genere…», twitta JhoomurBose/JB.
«Sto andando a cena con MIA MOGLIE e ci portiamo dentro il certificato di matrimonio.
Siamo pronti per la polizia di Bombay
.», dice Sexy Raj Thackeray.
«Quindi ora una coppia che mangia un piatto di carne di manzo in una stanza d’hotel di Bombay è una doppia infrazione», Tiger King.
«Dopo aver giocato alla ‘polizia morale’, la polizia di Bombay giocherà alla polizia della moda: chiunque sia vestito male sarà arrestato», Shirish Kunder.
La risposta del commissario della Polizia di Bombay Quaiser Khalid è stata: “Noi non stavamo facendo alcuna moral policing. Le coppie erano state avvisate in passato dalle nostre pattuglie di controllo, ma non avendo smesso di condurre atti indecenti in uno spazio pubblico siamo stati costretti a far loro la multa”. Rakesh Maria, un altro commissario, aggiunge che gli arresti sono stati condotti a seguito di numerose lamentele e denunce da parte dei residenti della zona, che hanno notato un forte aumento dei fenomeni di alcolismo e prostituzione nelle vicinanze degli alberghi in questione.
Per quanto riguarda i siti porno, invece, il Governo, seguendo una direttiva disposta dalla Corte Suprema, aveva ordinato ai provider internet (ISP) di bloccare l’accesso ad oltre 830 siti web «nell’intento di proteggere la decenza sociale». Dopo pochi giorni dalla decisione, a seguito delle forti proteste dei cittadini sul web, il bando è stato sospeso e limitato solamente ai siti di pornografia infantile. Il Governo ha decretato che saranno gli stessi provider a dover controllare che tipo di contenuti sono veicolati dai diversi siti e quindi bloccare quelli contenenti materiale pedopornografico. «Come può il governo assegnare a noi la responsabilità di capire se un sito porno contiene materiale pornografico infantile o meno?”, dice Rajesh Chharia, presidente dell’associazione di provider internet indiana. “Perchè mai un ISP dovrebbe essere punito se un sito improvvisamente inizia a trasmettere pornografica infantile?».
Le ragioni alla base della decisione iniziale di vietare l’accesso a diverse centinaia di siti porno non è mai stata realmente chiara. Fonti interne al governo avevano riferito ai media locali che i siti selezionati fossero stati analizzati e scoperti a diffondere attività di carattere antisociale.
Il bando era stato fatto a nome della sezione 69A dell’IT Act: «Dal 2000, quando è entrato in vigore, l’IT Act è sempre stato fortemente criticato, per il modo in cui viene implementato e per la poca chiarezza delle sue varie clausole», afferma il Centro per Internet e la Società, un gruppo a sostegno di internet indiano.
La legge conferisce al governo la completa autorizzazione a censurare qualsiasi sito internet considerato come una minaccia alla «sovranità e integrità del paese, sicurezza e difesa dello stato, relazioni amichevoli con i paesi esteri, e all’ordine pubblico».
Nel 2009 il Governo aveva provato a bandire un personaggio erotico dei fumetti; nonostante la decisione, l’immagine è rimasta ampiamente disponibile online grazie ai siti torrent.
«Non vietiamo il porno. Mettiamo al bando gli uomini che molestano, abusano, umiliano e stuprano le donne. Vietiamo il non consenso, non il sesso», dice il tweet di Chetan Bhagat pubblicato all’indomani dell’enunciazione del divieto.
Nonostante la Corte Suprema abbia detto che non è tra le proprie prerogative il vietare ai cittadini l’accesso a determinati siti internet, a luglio è stato avanzato l’ordine di iniziare a monitorare più rigorosamente l’accesso e la fruizione della pornografia.
La reazione dell’opinione pubblica ha espresso un messaggio di critica molto chiaro e forte. I raid a discapito delle coppie non sposate e il blocco dei siti pornografici (sebbene successivamente rievocato) sono stati visti come l’ennesimo tentativo da parte del Governo di limitare le libertà individuali ed imporre quella che è stata negli ultimi anni nominata moral policing, secondo la quale i gruppi politici di stampo conservatore impongono rigidi codici morali alla popolazione, come nel recente caso delle proteste sorte intorno alla celebrazione del giorno di San Valentino.
Il passato indiano è infatti segnato da tentativi più o meno riusciti di operare un certo controllo su social media, soprattutto Facebook e Twitter, ai quali spesso è stato chiesto di rimuovere materiale ritenuto offensivo. Nel 2012 il governo ha addirittura bloccato alcuni account Twitter per motivi di sicurezza e ordine pubblico. La pornografia e il sesso rimangono, esclusa l’ancora minoritaria middle class urbana, ancora oggi dei tabù sociali. L’avvento di internet ha fatto sì che chiunque disponga di una connessione possa fruirne, mettendo quindi in discussione le norme e le concezioni tradizionali. Ciò detto, il colosso web del porno Porhub, ha rivelato, l’anno scorso, che l’India rimane il suo quinto più grande mercato.

 

 

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