martedì, Settembre 28

La minoranza Pd provoca Renzi image

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Come prevedibile l’iter della riforma elettorale, dalla quale dipende la sopravvivenza di numerose forze politiche, parte in salita. Nella conferenza dei capigruppo di Montecitorio è stato deciso di rinviare sia la seduta di stasera della Commissione Affari Costituzionali che avrebbe dovuto adottare il testo base da presentare in aula, sia la data dell’approdo definitivo in Aula (non più il 27 ma il 29).

La seduta della Commissione di stasera è stata rinviata a causa del voto di fiducia sul decreto IMU-Bankitalia (spesso, però, in passato ci sono state deroghe in casi analoghi) mentre la data di approdo in aula è stata posticipata per il congresso di Sel che si terrà il prossimo week-end. Queste le motivazioni ufficiali ma in realtà è chiaro che l’ostruzionismo a questa riforma è così diffuso che qualsiasi pretesto è buono se consente agli oppositori di guadagnar tempo e perfezionare una linea di difesa comune.

Mentre però i partiti che si oppongono alla riforma stanno facendo una battaglia alla luce del sole, la minoranza del Pd si muove su un crinale molto più delicato vista la decisione quasi unanime del partito di sostenere l’Italicum. Affossare la legge sfruttando il voto segreto oppure ingaggiare un’aperta battaglia politica contro il segretario? Gianni Cuperlo, al termine di una riunione con l’ala sinistra del Pd, ha optato, almeno ufficialmente, per la seconda ipotesi dichiarando che proporrà in commissione una serie di modifiche.

Le due più importanti sono il rifiuto delle liste bloccate e l’aumento della soglia per ottenere il premi di maggioranza  (dal 35% al 38%). Le altre modifiche riguardano l’abbassamento della soglia per i partiti non coalizzati (attualmente all’8%) e un impegno per l’alternanza di genere in lista (spiega infatti il deputato Alfredo D’Attorre: «si dice 50 per cento di candidati uomini e 50 donne, ma senza l’alternanza in lista, sugli eletti non c’è garanzia del rispetto del 50 e 50»).

In sostanza la minoranza Pd sta chiedendo al segretario di azzerare tutto. «Come Renzi ha convinto Berlusconi sul doppio turno, siamo convinti che riuscirà a farlo anche sulle liste bloccate» ha dichiarato perfidamente D’Attorre. Il segretario, non ha ancora risposto e fa bene a meditare la risposta piuttosto che innescare un escalation verbale che avrebbe come unico risultato una immediata crisi di governo.  

Intanto Beppe Grillo dichiara in una conferenza stampa la sua ferma opposizione a questa legge. «Noi saremo tagliati fuori, non avremo scampo per andare a governare. Immaginate il ballottaggio tra noi e il Pd: a chi indirizzerà il voto Berlusconi con le sue tv e i giornali?» sono state le sue parole aggiungendo anche pesanti illazioni sul «mutismo di Letta e Napolitano». Per Grillo è Berlusconi il vero burattinaio di Renzi. «Renzi è andato da Berlusconi ad Arcore e il condannato gli ha dettato la linea; Renzi si è messo la camicina bianca ed è salito sul camper, scopiazzando il nostro programma». 

A rovinare le vacanze di Berlusconi è stata Procura di Milano che lo ha iscritto nel registro degli indagati sempre per la vicenda Ruby gate ma questa volta per i reati di «corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza». Insieme a lui sono stati indagati, sempre per gli stessi reati, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo più altre 42 persone (fra cui la stessa Ruby, il cantante Mariano Apicella, e molte olgettine). L’accusa per Berlusconi è di aver pagato il silenzio delle ragazze e soprattutto di Ruby alla quale, secondo i pm, avrebbe promesso «un ingente compenso se avesse taciuto o fatto la pazza». La condanna per questo tipo di reato arriva fino a 10 anni e il Cavaliere, in un altro processo nato sempre dall’inchiesta Ruby gate, è stato condannato in primo grado a 7 anni.

 

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