martedì, Aprile 13

La minaccia ISIS come si presentò nel giugno 2014

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Ripubblichiamo, alla vigilia del terzo anniversario della nascita dell’autoproclamato Stato Islamico, un servizio che abbiamo pubblicato il 16 giugno 2016.

Questo lungo articolo di Catherine Shakdam  (tradotto da Valeria Noli) riporta estratti dell’audio della dichiarazione del portavoce di ISIS, Abu Mohammed al-Adnani, diffuso l’11 giugno attraverso la rete dei siti jihadisti e rilanciato dai maggiori network internazionali. Per agevolare la comprensione dell’estratto, accanto ai termini arabi state inserite delle note esplicative.
I Lettori sono invitati a  segnalarci eventuali migliori interpretazioni delle parole sulle quali la traduzione è intervenuta a esplicare i termini usati.

 

Beirut – Le fonti internazionali citano un audio di Abu Mohammed al-Adnani, portavoce di ISIS (Stato Islamico di Iraq e del Sol Levante), che è stata diffusa dai siti jihadisti lo scorso giovedì 11 giugno; nella registrazione, al-Adnani dichiarava che tutti gliarmatidi ISIS presenti in Iraq si sarebbero presto diretti su Baghdad, e sulle città di Karbala e Najaf, all’interno della roccaforte sciita irachena.

Ecco alcuni estratti della dichiarazione.

«Infurieremo su Baghdad, Karbala e Najaf.  Dunque siate pronti. Non cedete il territorio che avete sottratto agli sciiti, a meno che non se lo riprendano camminando sui vostri cadaveri. Marciate su Baghdad. Dio non voglia che il disgraziato popolo sciita possa vincere su di voi. Come potrebbero, se sono politeisti? Non fermatevi prima di aver raggiunto Baghdad e Karbala. Siate pronti! L’Iraq diventerà un inferno in terra, per gli sciiti e per gli altri eretici».

Così la parte in cui Adnani si rivolge al Primo Ministro Nuri al-Maliki: «Il tuo popolo avrebbe potuto essere sovrano in Iraq, ma tu gli hai fatto perdere questa opportunità. Ora anche gli sciiti ti malediranno. Noi risolveremo le nostre differenze, e non sarà né a Samarra né a Baghdad, ma a Kerbala, la città impura, e a Najaf, città dei politeisti. Combatteremo fino a quando loro accetteranno la verità. Il nostro aqidah è sahih» (NdT: il termine aqidah indica le questioni che non sono soggette ad alcun dubbio o incertezza;  sahih è il massimo livello di autenticità che si possa riconoscere a una narrazione, secondo i criteri indicati da Imam Bukhari); «Allah ci ha concesso il suo aiuto e la vittoria e ha fatto crescere il nostro iman» [NdT credo islamico] «… gli eserciti e i figli dello Stato islamico hanno dato la loro vita, per amore di Allah e del Suo Messaggero». Ancora: «E non temono la morte per mano del nemico, né li cambia il carcere. E non hanno paura dei combattimenti e sono diventati pazienti per aver patito la fame e sono stati forti e pazienti all’interno delle carceri, delle prigioni sotterranee, dei deserti, delle valli tra le montagne, e per anni sono stati pazienti, fino a quando Allah ci ha concesso questa vittoria».

«La Dawlah vincerà, perché il suo corpo è formato da parti leali, e sorge dal sangue puro dei shudada [NdT martiri], come ha detto l’ex emiro Abu Omar (NdT: Dawlah vuol dire Stato,  e Dawlah Islamia fil Iraqi wa Shām indica lo Stato Islamico dell’Iraq e Shām, cioè ISIS). Allah ci ha concesso la vittoria perché non ci basiamo su haram o su un manhaj erroneo (NdT: haram sono i comportamenti o i cibi vietati dalla fede islamica e manhaj è la metodologia per ricevere, analizzare, applicare la conoscenza). I vecchi capi e creatori della Dawlah erano sinceri, e ben noti per la loro bontà. Allah ha concesso la vittoria alla Dawlah  perché combatte il Kufr (NdT – kufr indica le azioni di mostrarsi ingrati verso Allah e di non credere in Lui e nei Suoi profeti o, semplificando, la miscredenza.) [1]

La Dawlah vince per aver subito ingiustizie, i prigionieri chiedono il suo aiuto, gli orfani piangono e la invocano, perché i kuffar [gli infedeli]si sono riuniti intorno a loro e tutti volevano distruggere la Dawlah. O sostenitori della Dawlah, ovunque voi siate, sappiate che questa vittoria viene solo da Allah e non dalla vostra Dawlah, né dal sostegno che le avete dato. Ricordate sempre la vostra debolezza. Non si può cambiare una situazione senza la potenza e la forza di Allah. E siate umili verso Allah e non guardate con altezzosità alla sua creazione. Attenti a non lodarvi da soli e non mettetevi in mostra, perché è questo che ha distrutto le Nazioni antiche. Non lasciatevi sorprendere e sopraffare. Pensate ad Allah per quanto vi è possibile, e con gratitudine, siate grati ad Allah per tutte le vittorie. O soldati di Dawlah, siate gentili con la nazione sunnita dell’Iraq… Permettere a 1000 kuffar [gli infedeli] di scampare per un nostro errore è per noi più prezioso che uccidere un solo musulmano, dunque siate attenti e gentili. Preparatevi, o mujāhidīn [combattenti della jihad], e mantenete alto il vostro orgoglio e la vostra furia, fino a quando raggiungeremo Baghdad e Karbala per la grande battaglia contro il politeista sciita. Voglio anche annunciare che Adnaan Ismail Abu Abderrahman al-Biljawie al-Anbarie è diventato un shahid [martire] inshaAllah [se Dio vuole]».

Questo estratto coglie alla perfezione la vera natura della missione di ISIS, o meglio la sua crociata contro l’Islam sciita. Non si può fare a meno di tornare indietro di due secoli,  fino a quel 1802 nel quale i wahhabiti (NdT: membri del movimento rigorista musulmano fondato in Arabia da Muhammad ibn ̔Abd al-Wahhab a metà del XVIII secolo) fecero il loro ingresso a Karbala, uccidendo e mutilando tutti coloro che trovavano sulla loro strada -donne, bambini, anziani- per imporre la loro interpretazione dell’Islam e spazzare via quella che consideravano l’eresia sciita. Nell’incursione furono massacrate 4.000 persone, e gli iracheni non hanno nessuna voglia che la vicenda si ripeta.

All’inizio di quest’anno l’Iran aveva avvisato che l’appoggio dato dall’Arabia Saudita al terrorismo e il desiderio di vedere gli islamisti armati (nella convinzione che il Presidente siriano Bashar Al Assad rappresentasse per la regione una minaccia maggiore dei Takfiri), sarebbe stato un catalizzatore per i Takfiri e avrebbe creato l’ambiente favorevole per una perfetta tempesta terroristica. Così è stato.

Assistiamo così, e direttamente, alle conseguenze delle politiche irresponsabili delle potenze occidentali in Medio Oriente. L’idea che fosse possibile armare la cosiddetta ala islamica moderata e, allo stesso tempo, contenere e segmentare il sostegno militare per evitare che gli integralisti potessero ricevere armi altamente tecnologiche, non era soltanto irrazionale, ma anche del tutto delirante e irrealistico. L’idea che i soldati iracheni potessero sconfiggere i combattenti di ISIS senza alcun temibile combattimento andrebbe ripensata, e con calma. Non è una questione di codardia, e l’Iraq non deve dimostrare nulla quanto a coraggio e risolutezza. Eppure il suo Esercito è fuggito davanti a ISIS, come sarebbe accaduto nell’imminenza di una tempesta inarrestabile. Ecco la minaccia di ISIS. Ecco la minaccia del radicalismo islamico.

[1] La parola Kafir si usa per indicare gli infedeli, mentre il takfir, che ricorrerà più avanti nel testo, rappresenta l’atto di proclamare non credente, o kafir, un individuo o gruppo precedentemente considerati musulmani. “nel suo senso dottrinario termine kafir fa riferimento ad una persona che non riconosce più Allah o il suo Profeta Maometto, mentre nel suo senso letterale si riferisce ad un individuo che nega o dissimula la propria fede.  (… )”. Dichiarando kafir un musulmano, “lo si estromette dalla Umma, la comunità dei fedeli”. (www.cesdis.it/ctrg/Analisi_dei_possibili_fattori_di_debolezza_ideologica-operativa_di_al_Qaeda.pdf).
Secondo Robert Baer, esperto di medio oriente, «Takfiri in genere è un musulmano sunnita che divide I very credenti dai miscredenti, senza gradazioni intermedie. La missione di Atakfiri è ricreare il Califfato, secondo una interpretazione letterale del Corano» (R. Baer, The Devil We Know, Crown ed., New York, 2008)

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