mercoledì, Settembre 22

La Marina Militare firmata De Giorgi

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Quando sarà il momento, nella storia della marina militare italiana, come sempre avviene, ci sarà ‘un prima e un dopo’. Prima e dopo l’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi, Capo di Stato Maggiore della Marina dal gennaio 2013. Un prima e un dopo marcato da due innegabili successi.

Innanzitutto l’approvazione del Programma navale (meglio conosciuto come Legge navale), per cui l’Ammiraglio si è strenuamente battuto (al pari del padre, l’Ammiraglio Gino, anche lui Capo di Stato Maggiore negli anni Settanta, che ha legato il suo nome alla legge navale del 1975). La Legge navale è uno strumento finanziario pluriennale straordinario, mirato alla realizzazione di un programma organico di costruzioni navali, cui non si può far fronte con le assegnazioni ordinarie di bilancio, impegnate perlopiù nella gestione del personale, nei cicli manutentivi delle unità e solo marginalmente nel rinnovo del materiale navale. Assegnazioni falcidiate, per altro, progressivamente dalla scure della spending review nazionale.
La legge navale, già parzialmente finanziata per 5.4 miliardi di euro nella Legge di Stabilità 2014, permetterà, invece, alla marina di uscire, figuratamente parlando, dalleacque secchein cui stava andando alla deriva.

Anche le flotte si logorano, invecchiano e hanno bisogno di rinnovarsi per stare al passo con i tempi e meglio adempiere ai propri compiti istituzionali. Prima dell’avvento dell’amministrazione De Giorgi e agli esordi del suo mandato, a seguito della loro obsolescenza, sempre più numerose sono state le unità dismesse da avviare alla rottamazione e questo ha finito per creare un problema di natura politica. Senza la legge navale, infatti, la flotta italiana, nel giro del prossimo decennio, si sarebbe ridotta drasticamente del 65%, passando da 54 a 21 navi maggiori (sopra cioè le mille tonnellate di dislocamento, per intenderci) e rischiando, quindi, di non poter più assolvere in maniera adeguata ai propri compiti istituzionali.

Dopo la legge navale con la sua iniezione di liquidità, la Marina certo dovrà sempre ridursi (attesi gli alti costi di costruzione di unità ipertecnologiche) ma, in maniera più accettabile, del solo del 20%. Nell’arco del decennio, previsto dalla Legge navale e dai suoi stanziamenti straordinari, nel 2025 l’Italia avrà così una flotta rinnovata e bilanciata, tecnologicamente evoluta, imperniata su un’adeguata forza di superficie (tra cui le modernissime fregate ‘Fremm’, i pattugliatori polivalenti d’altura), una valida componente subacquea, una componente aerea ad ala fissa e rotante imbarcata, un moderno gruppo di unità anfibie e da sbarco, oltre a un’efficace forza di cacciamine.

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