martedì, 7 Febbraio
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La mangiatoia per la libertà

Nella mangiatoia c’è Gesù Bambino, figlio di un piccolo imprenditore ramo manufatti in legno, forse poco più che artigiano, ma comunque padrone di sé e del suo, pare di famiglia che alla lontana  -una dozzina di generazioni- discende da un piccolo sovrano di Staterello locale, all’epoca autonomo ora sotto dominio di grande Potenza; e anche la madre è di buona discendenza, alla lontana dai primi sacerdoti della loro gente e religione. Comunque non è un servo, tantomeno uno schiavo  -che all’epoca pure abbondano.
Da grande vorrà essere un liberatore, liberatore dalle catene morali di tutti gli uomini bianchi e agiati.
Il Potere non lo tollererà  -per quella lotta di liberazione anche solo morale, umana, per chi se la può permettere-, e la Leggenda dice che gli farà fare una brutta fine.

Nella mangiatoia c’è un bambino nero, figlio magari di un mercante del Regno di Kush, periodo Meroe  -Sudan attuale.
Da grande vorrà essere un liberatore, liberatore di tutti gli uomini, che non sono bianchi, dalle catene del pregiudizio razzista e della costruzione di società in cui i non-bianchi, anche se agiati, non godono mai di pari diritti, civili e politici, e opportunità.
La Leggenda maggiore, in cui siamo immersi, non ne parla.

Nella mangiatoia c’è un bambino nato servo, o schiavo, perché figlio di servi o schiavi  -qualunque colore abbia la sua e la loro pelle, qualsiasi caratteristiche il suo e il loro volto.
Da grande vorrà essere un liberatore, liberatore di tutti gli uomini di qualunque etnia dalle catene dell’ingiustizia economica  -e, tramite questa liberazione, liberatore della forma sociale stessa dal vincolo dello sfruttamento da parte di una classe privilegiata ai danni di tutte le altre.
Nemmeno di questo la Leggenda dice nulla

Nella mangiatoia c’è una bambina.
Da grande vorrà essere una liberatrice, liberatrice di tutte le donne dalle catene dello sfruttamento del genere maschile sul loro genere, dall’alba dei tempi e sempre.
Niente, neanche a proposito di lei.

Nella mangiatoia c’è un vitellino.
Da grande vorrà essere un liberatore, liberatore di tutti gli animali non-umani dalle catene nelle quali quelli umani li fanno morire, e spesso vivere, o addirittura nascere, per le proprie esigenze di qualsiasi natura e portata.
Per farlo, anche solo per provarci, dovrà ovviamente passare attraverso la compassione di uno o più umani i quali porteranno tra gli umani stessi quella lotta di liberazione  -stante l’infinità sproporzione di potenza concreta tra gli animali non-umani e quelli umani, ove mai la lotta si svolgesse gli uni contro gli altri.
La Leggenda tace, naturalmente   -eppure sarebbe una storia bellissima.

 

In conclusione, da quella mangiatoia leggendaria esce, è uscito, poteva uscire, uscirà, un grido di liberazione, un magistero di libertà morale, umana, civile, politica, economica, sociale, di genere e di specie.

Il Potere li ha combattuti, li combatterebbe e li combatterà sempre  -perché quel grido e quel magistero lo negano in sé, lo vanificano, ci spingono dalla Preistoria della Terra alla sua Storia vera e propria; e allora, quando ciò sia, del Potere e della Preistoria la Terra si vergognerà- quasi non crederà neppure che essi furono, prima della Storia.
Eppure, un passo dopo l’altro, un nato dopo l’altro, la Liberazione viene, si fa, la facciamo, si compie sulla Terra.

E io non comprendo altro Avvento che questo.

Buon Natale, buona Lotta, buona Libertà!

 

 

 

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