domenica, Aprile 18

La Malaysia rivendica il suo Islam moderno ed inclusivo Il caso delle lavanderie per soli musulmani ha scatenato la scintilla del dibattito ma non solo

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I moderati plaudono in Malaysia per le preoccupazioni manifestate dai Legislatori malesi a sostegno dell’unità nazionale e dell’armonia. Una tempestività che è stata ben salutata ed accolta favorevolmente, ritenendola puntuale ed in linea coi tempi vissuti dalla collettività e dalla società malese.

La Commissione Diritti Umani della Malaysia, nota come Suhakam, attraverso il suo Presidente Tan Sri Razali Ismail, ha affermato che le più recenti azioni intraprese e gli atti pubblici emessi ultimamente in nome dell’Islam e che hanno avuto l’effetto di dipingere l’Islam come una religione intollerante e faziosa, di fatto contraddicono le aspirazioni della Costituzione Federale e i Rukunegara cioé i principi nazionali.

«Questa ingiunzione dei legislatori Malesi riafferma la dignità di ogni malese e sottolinea lo sforzo incessante compiuto in direzione di una Nazione sempre più inclusiva», ha affermato il Presidente della Commissione Diritti Umani della Malaysia, Razali. Il quale ha anche aggiunto: «La Suhakam invita gli individui ed altri gruppi di opinione pubblica a fermare l’azione contro lo spirito della tolleranza, che potrebbe sfociare solo in confusione e disunione nel Paese».

Le preoccupazioni espresse dai Legislatori Malesi prendono le mosse ufficialmente lo scorso 11 Ottobre a causa di alcune recenti controversie, soprattutto circa un caso legato ad alcune lavanderie pubbliche a gettone a Mosul nel Johor e a Perlis.

Il predicatore musulmano Zamihan Mat Zin è stato arrestato lo scorso 11 Ottobre con l’accusa di sedizione dopo un sermone pubblico nel quale ha criticato un Sultano – si ritiene sia il Legislatore Johor – che aveva criticato il caso di una lavanderia che si era posta come aperta ai soli musulmani. Inoltre, nel sermone aveva bollato i cinesi come persone ‘anti-igieniche’. Nelle sue parole, i cinesi non si lavano dopo aver orinato o defecato, soprattutto mangiano carne di maiale e quindi le loro deiezioni o umori, in tracce nelle lavanderie potrebbero essere considerate insane ma anche in contrasto con i dettami religiosi malesi.

Sulla questione si è aperto subito un dibattito pubblico molto fervido, i video del sermone sono diventati virali, la Commissione per i Diritti Umani della Malaysia si è espressa poi ufficialmente chiarendo che la legislazione attuale in Malaysia vieta le discriminazioni e che quindi anche un luogo pubblico ed esercente aperto a tutti non può effettuare discriminazioni di popolo o di religione.

I nove sultani che compongono la Commissione hanno affermato ufficialmente e ribadito a gran voce che la gente deve rispettare i dettami esistenti e che la Malaysia è un Paese multietnico e pluri-confessionale. In tal proposito, il Custode dei Sigilli dei Legislatori Syed Danial Syed Ahmad ha affermato: «Si teme che le azioni eccessive espresse da alcuni individui retrogradi possano minare il confronto e le relazioni armoniose tra le genti di varie razze e religioni».

«I Legislatori ritengono che la questione dell’armonia abbia implicazioni profonde soprattutto se una certa azione è associata e intrapresa in nome dell’Islam». Tan Sri Rafidah Aziz ha dichiarato che la diversità tra malesi è la forza della Nazione e deve essere rispettata. La ex Ministra del Commercio e dell’Industria ha rincarato: «La diversificazione della sua popolazione, in particolare nel contesto del patrimonio razziale, della religione e di tutte le diversità attinenti, non deve essere semplicemente ‘tollerata’ da tutti ma deve essere accettata come un dato di fatto e rispettata. Non abbiamo alcuno spazio per un atteggiamento per il quale ognuno di noi possa dirsi più santo degli altri né per qualsiasi altro complesso di superiorità in alcun contesto».

Rafidah ha affermato che ogni persona deve essere messa in grado di mantenere in essere il proprio credo religioso, aggiungendo inoltre che l’Islam chiede con forza ai musulmani di sottoscrivere i principi della moderazione. «Ancor più importante è che nessuno debba ritenere tale diversità interna malese come un capitale politico in ordine all’ottenere adesione e ottenere così ulteriori motivazioni da sfruttare per proprio tornaconto o a favore di particolari gruppi di pressione. Ogni malese dovrebbe essere la miglior persona possibile a prescindere e coloro che si comportino in tal modo dovrebbero smetterla di essere il fratello o la sorella maggiore di chicchessia».

Tan Sri Joseph Kurup, Ministro nel Gabinetto del Primo Ministro, ha affermato che le azioni commesse da estremisti e bigotti sono distruttive e non conducono alla costruzione del sentimento di Nazione. Ha aggiunto: «Continueremo ad implementare vari programmi per rafforzare l’unità sociale in un sentimento multi-religioso e multi-etnico in stretto riferimento ai contenuti della Costituzione Federale e seguendo i cinque principi di Rukun Negara. E’ desiderabile per tutti i malesi seguire con rispetto il nobile invito dei nostri Legislatori ovvero inculcare tra noi stessi il concetto di tolleranza e di accettazione».

Il livello del dibattito pubblico sul tema, seppur originato da un caso di cronaca alquanto leggero almeno in apparenza, in verità dimostra la volontà chiara della Malaysia di mantenere e proteggere i dettami del convivere musulmano ma – allo stesso tempo – la altrettanto chiara volontà di non rinunciare alle conquiste ottenute nella società, nella cultura ed anche nella religione in Malaysia. Riecheggia quanto sta svolgendosi in anni recenti pure nella vicina Indonesia, il Paese musulmano più popoloso al Mondo. Il fatto che l’inclusione, lo spirito compassionevole, il rispetto delle varie etnie e del credo religioso siano fattori basilari del pubblico convivere in Malaysia è un valore aggiunto, in termini di moderatismo con una forte valenza non solo nello specifico contesto musulmano ma anche a livello globale.

Il caso delle lavanderie per soli musulmani ha scatenato la scintilla del dibattito ma – a ben vedere – è stato ed è anche un test per verificare lo stato delle cose nell’avanzamento di un Islam più moderno e moderato nella Malaysia del 2017.

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