domenica, Agosto 1

La Malaysia musulmana e la sua interpretazione della Democrazia Il Primo Ministro Razak c’è andato giù duro nei confronti dell’opposizione politica

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Il Primo Ministro malese Najib Razak in visita diplomatica negli Stati Uniti c’è andato giù duro nei confronti dell’opposizione politica della Malaysia, accusata di voler diffondere una immagine oscura del suo Paese, inoltre ha anche accusato le opposizioni malesi di voler dipingere la sua figura personale come quella di chi vuole agire nella direzione del blocco della veicolazione di tali immagini accusatorie nei media americani dove – egli afferma – si scrivono e fanno false accuse di dispotismo.

Il Premier malese rigetta le opposizioni politiche della sua Nazione le quali affermano che egli stia sempre più spingendo la Malaysia verso la dittatura. Tutte falsità che ha voluto duramente respingere al mittente. Anzi, in un articolo scritto nel suo blog personale, prima del suo arrivo sul territorio statunitense per attività di tipo diplomatico già pianificata anzitempo, il Primo Ministro malese ha affermato che l’abilità dell’opposizione del suo Paese nell’argomentare liberamente contro il suo Governo sia proprio la prova più evidente che in Malaysia vi è ampia libertà di pensiero e di opinione. Una libertà che – afferma il Premier malese – è in progressivo aumento. «Ma la falsità rampante che svilisce la vibrante crescita della Democrazia in Malaysia e diffonde false immagini circa il suo governo sui giornali stranieri solo per incrementare la propria visibilità è ben altra materia rispetto alla vera Malaysia», ha chiosato il Premier Razak. «Ciò non dimostra alcun riconoscimento orgoglioso in ciò che abbiamo finora raggiunto. Né dimostra alcun amore verso il nostro Paese», ha affermato Datuk Seri Najib nel suo spettacolo intitolato ‘Il record di Democrazia e Libertà di espressione in Malaysia è grande‘.

Il Premier Najib è stato negli USA, a Washington, per una tre giorni di visite diplomatiche connesse ad un invito dello stesso Presidente USA Donald Trump. Il Presidente malese ci ha tenuto a precisare, nel suo blog, che il suo Governo ha fede nella democrazia in Malaysia e nel diritto per il suo popolo a poter esprimere la propria personale opinione. Respinte al mittente dal Premier anche le accuse per le quali – affermano le opposizioni – i loro leader sono regolarmente imprigionati non appena essi esprimano alcuna critica nei confronti del Governo. «Allora mi si dica come mai – afferma il Premier malese – nei nostri quotidiani nazionali si possono trovare così tante analisi ed un così vigoroso dibattito dove non si risparmia alcuna critica verso il Governo malese?». Nelle parole del Premier malese, invece, si dimostra ampiamente quanto il suo Governo stia facendo ed abbia fatto a favore del sostegno alla Democrazia, alla libertà di pensiero, al ruolo della legge. «Il nostro record, in tal senso, è evidente, così come il miglioramento della libertà delle persone nel periodo in cui è in carica questa Amministrazione», sottolineando che nulla che proviene dall’opposizione è mai evitato o censurato e che anzi, tutto entra a far parte del dibattito politico nazionale, come peraltro – afferma il Premier – risulta evidente a tutti coloro che usufruiscono sia dei media tradizionali sia dei nuovi media. Il Premier ha anche sottolineato che nel periodo del suo Governo è stata avviata anche una profonda riforma dell’Internal Security Act ISA cui non s’assisteva dai tempi dell’Indipendenza e che è stata posta fine allo stato di emergenza che andava avanti da più di 60 anni.

Per fare tutto questo – afferma il Premier – ci vuole molto coraggio. Lo stesso coraggio attraverso il quale son stati tolti molti vincoli alla libertà di stampa, alle licenze a fini di pubblicazione ed attraverso la riforma dell’Atto sulle Università ed i Collegi Universitari in modo di consentire anche a chi non è ancora laureato di poter svolgere attività politica. Lo stesso Razak ha annotato che le manifestazioni pubbliche di dissenso o critica verso il Governo in carica, ora possibili e vietate – invece – durante il periodo in cui era leader politico Tun Mahatir Mohamad oggi tra i capi dell’opposizione, sono numerose e chiassose proprio perché consentite soprattutto a Kuala Lumpur negli ultimi anni. Il che, secondo il Premier è dovuto all’Atto sulle Assemblee Pacifiche che regolamenta le proteste pubbliche ritenute forme di protesta pacifica e parte della società democratica nazionale. «Attraverso le elezioni sta al popolo decidere – ha aggiunto il Premier – e questo è uno dei maggiori successi cui i malesi sono giunti e dei quali essere fieri». Paradossalmente – ecco perché l’allusione a Tun il quale ha governato 22 anni- in precedenza i leader politici erano effettivamente perseguitati, censurati, arrestati.

Il contesto globale guarda con molta attenzione il dibattito politico malese e lo sviluppo della democrazia e della società della Malaysia, Nazione musulmana strategicamente posta nello scacchiere Sud Est asiatico e la cui rilevanza strategica si è fatta sempre più evidente, negli ultimi anni, soprattutto per quel che riguarda il contrasto a forme estreme o radicalizzate di Islam che potessero essere humus per l’ISIS o i foreign fighters di origine malese che poi tornano in patria eventualmente per fare proselitismo oppure attuare attentati che possano spaccare la società malese e creare spaccature tra la Malaysia e le Nazioni limitrofe, dalla buddhista Thailandia fino al Paese musulmano più popoloso al Mondo e che ha grande importanza nell’area, ovvero l’Indonesia.

A fronte del fatto che la Democrazia vive una stagione molto difficile in tutto il Continente asiatico (dove si espandono sempre più forme oltranziste e radicalizzate o dittatoriali di Governo), che la Democrazia possa permanere e svilupparsi in Nazioni asiatiche quali Malaysia e Indonesia ovvero due grandi Paesi musulmani, è molto importante sia nel contesto dell’area sia a livello mondiale. Non bisogna tralasciare di menzionare, inoltre quanto la Malaysia (e pure l’Indonesia) stanno facendo da anni per contrastare il rischio di insorgenza dell’ISIS, un fatto non più tanto remoto visto che c’è stato lo sbarco dell’IS nel non lontano Mindanao filippino, cioè in una Nazione prevalentemente cattolica e parte importante nel quadrante Sud Est asiatico, il che ha determinato l’improvviso collasso, la morte e la distruzione di una fetta del territorio filippino ma soprattutto ha evocato il più temuto dei rischi nell’Asia del Sud Est, ovvero l’espansione dello Stato Islamico man mano che si riduce il territorio disponibile in Iraq e Siria.

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