domenica, Settembre 19

La maionese impazzita del Movimento 5 Stelle field_506ffbaa4a8d4

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Una maionese impazzita. Ragazzi, ma lo sappiamo che cos’è un avviso di garanzia? A questo punto, davvero, un bel ripasso di codici, di diritto, è necessario, indispensabile. Sembra proprio che si debba ricordare che l’indagato riceve un avviso di garanzia quando deve essere compiuto un atto al quale ha diritto di partecipare il suo difensore (atto garantito). Il primo comma dell’articolo 369 del Codice di Procedura Penale prescrive che «quando deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere, il Pubblico Ministero invia per posta, in piego chiuso raccomandato con ricevuta di ritorno, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa una informazione di garanzia con indicazione delle norme di legge che si assumono violate della data e del luogo del fatto e con invito a esercitare la facoltà di nominare un difensore di fiducia». E’ chiaro, ragazzi? Avviso di garanzia significa che una persona è sottoposta ad indagine, e che il magistrato pubblico ministero deve raccogliere elementi e prove per dimostrare che è colpevole (in teoria dovrebbe raccogliere anche elementi che la scagionino, ma lasciamo perdere, non accade se non in rarissime occasioni). Poi cominciano i gradi di giudizio; e alla fine si potrà dire se quella persona è colpevole di qualcosa o no. E’ chiaro, questo? E’ chiaro che l’avviso di garanzia è un atto pensato dal legislatore per cercare di assicurare l’effettivo esercizio del pieno diritto di difesa di colui nei confronti del quale sono in corso le indagini preliminari?
E che ne dite ora che i cittadini decidono di eleggere un Sindaco, poi arrivano un paio di signori, che si autoproclamano sinedrio della pubblica moralità, e decidono che quel Sindaco, scelto ed eletto da migliaia di persone, deve dimettersi, lasciare la sua carica, e questo perché ha ricevuto un avviso, appunto, a sua garanzia, ed è colpevole, come peraltro la legge prevede, di non averne dato la notizia?

E’ la maionese impazzita che attraversa il Movimento 5 Stelle. A Parma ne hanno i santissimi pieni dei candidati dell’apparato burocratico del PCI-PDS-PD che per anni fa e disfa a suo piacimento e in barba al ‘sentire’ dei cittadini, e non vogliono più ripetere l’esperienza infelice del centro-destra; così viene eletto, a furor di popolo, il pentastellato Federico Pizzarotti; che ha un difetto: si sforza di pensare con la testa sua, e si mette in testa di fare il Sindaco; così entra in rotta di collisione con Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio e il figlio Davide; e la sparuta pattuglia del cosiddetto ‘direttorio’; e questi che pensano? Appena arriva il fatidico avviso di garanzia, zac, fanno fuori Pizzarotti, lo cacciano dal movimento.

Pizzarotti non si dà per vinto. Battagliero fa sapere: «Non mi ritengo fuori dal Movimento. Fra dieci giorni non potrò più usare il simbolo? Non c’è scritto da nessuna parte che deve essermi sottratto. Nel Movimento poi ci sono stati tre pesi e due misure: Fucci non ha detto nulla a nessuno e non è stato toccato, Nogarin si è comportato in altro modo e anche in questo caso nessun provvedimento, invece io sono stato sospeso. Noi a Parma, ripeto, siamo compatti, e sono sicuro che non ci sarà una sospensione collettiva perché è il Direttorio che sta sbagliando, che sta tenendo un comportamento irresponsabile».

 Il Direttorio: per Alessandro Di Battista «la decisione del M5S di sospendere Pizzarotti ha visto concordi tutti i componenti del direttorio. Noi non aspettiamo le sentenze, abbiamo delle regole e le applichiamo». Per Carla Ruocco «abbiamo sospeso Pizzarotti perché ha fatto un gesto totalmente in dissonanza con un’operazione trasparenza. Ha nascosto un atto importante che il movimento e i cittadini avrebbero dovuto conoscere».

Bella mossa, davvero. Un vecchio saggio disincantato ma non cinico come Emanuele Macaluso, che non ha perso il gusto della stilettata, così commenta: «Pizzarotti cacciato con un provvedimento del figlio di Casaleggio. Come fosse il principe ereditario del re scomparso. I Di Mario, i Di Battista e gli altri si sono subito appecoronati e hanno giustificato miseramente l’editto del principe. Dobbiamo constatare anche che la candidata a Sindaco di Roma, Raggi, che già si sente investita del ruolo, ha taciuto. Chi tace acconsente. Lo stesso ha fatto la candidata a Sindaco a Torino. I cittadini di Roma e di Torino oggi sanno che queste due candidate, se dovessero essere elette, sono licenziabili dal loro Movimento con un editto dell’erede».

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